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domenica 12 aprile 2026

SCAFFALI
di Annitta Di Mineo


Alfred Duka

Una storia è una storia, e ognuno di noi la può raccontare secondo il proprio punto di vista, il proprio modo di essere e il proprio ambiente. Ecco La figlia di Pangea di Alfred Duka, avvocato albanese, nonché scrittore di questo volume antologico di racconti lunghi o brevi (short story) e novelle, dedicati ognuno a una sola vicenda, ci presenta un corpus di storie che il lettore potrà arricchire di nuovi dettagli e riflessioni con la propria immaginazione, al contempo di acquisire conoscenze inerenti alla storia sociopolitica del popolo albanese, protagonista di tutti i suoi racconti che trova espressione nelle sue caratteristiche talvolta un po’ folcloristiche, giusto per entrare nella cultura dell’Albania. L’Autore, partendo da ricordi e da un focus storico, richiamando l’umorismo di Luigi Pirandello, racconta con tono ironico e sarcastico storie brucianti e tragiche, o divertenti (Diagnosi, Crimini di innocenza, Intruso, I cani) di eventi vissuti o assistiti, di spaccati di vita che ci la-sciano l’amaro in bocca, oppure strappano un sorriso. In questa antologia, alcuni fatti sono restituiti con voce nuova, vengono analizzati e descritti tramite le ambientazioni, i personaggi principali e secondari, sia le figure femminili sia quelle maschili. La forza di molti racconti sta nella sua compagine variegata, nei dialoghi fra i protagonisti, negli squarci di un’Albania di un periodo storico degli anni precedenti alla democrazia, ovvero durante il comunismo e il suo isolamento, e tuttavia storie per molti versi universali nel loro modo di ritrarre l’uomo nelle sue dinamiche relazionali.  Si leggono una pluralità di tematiche pregni di sofferenza, di sopraffazione, di ingiustizie, di miseria, di mancata libertà nell’esprimere il proprio parere, di lotta per i propri diritti, di opposizione ai governanti, al potere, al regime allora in corso. Presenti tante tipologie di esseri umani e di ceti sociali, delineandone le caratteristiche e le condizioni di vita di ogni individuo: dal furbo al più debole, dalla canaglia al potente, dall’astuto agli sventurati, dall’umile all’operaio. I personaggi nella loro semplicità, con le loro luci e ombre, ci conducono nel territorio albanese,
tra paesi e città, nella loro quotidianità al ritmo di amori e lavoro, di avversità e peripezie politiche, di incontri e tradizioni, di tragedie e drammi esistenziali. Duka ne La figlia di Pangea come Giovanni Verga con il suo Verismo, narra la vita o il trascorso di protagonisti comuni ma vivi, non sono degli eroi, non idealizza nessun personaggio onde evitare di deformare il vero, perché sono dentro la realtà di un tessuto storico-politico del loro tempo e attraverso gli accadimenti di tutti i giorni rivelano una storia oggettiva, passata ma ancora non dimenticata, in cui il trascorso diviene presente, trascinando il lettore immediatamente nel vivo delle situazioni e nella veridicità dei luoghi e dei fatti raccontati. La figlia di Pangea, dallo stile informale, mostra una scrittura piana e lineare, talora qualche racconto è scritto in prima persona e con dei flashback, con una scelta linguistica vicino al lessico abituale dei personaggi, ricca di similitudini, metafore e aneddoti, che nella narrazione riporta i concetti dall’altezza di pensiero alla concretezza della fragilità umana, rendendo la lettura accattivante e ansiosa di conoscere la conclusione di ogni storia, anche se, come nella vita reale, il passato non si chiude mai definitivamente alle nostre spalle, dobbiamo fare sempre i conti con la storia individuale e collettiva.



Alfred Duka
La Figlia di Pangea   
postfazione di Valbona Jakova   
Montabone Editore, pp. 306, € 18,00