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sabato 18 aprile 2026

UNA LAPIDE PER DARIO FO E FRANCA RAME  
di Angelo Gaccione



Ora Dario Fo e Franca Rame
hanno anche una lapide che li accomuna; è stata murata sulla facciata del palazzo del numero 132 del Corso di Porta Romana, a due passi dall’arco ben piantato in piazza Medaglie d’Oro e dalle mura spagnole che ancora lasciano lungo la via Filippetti, fino all’imbocco con la via Ripamonti, alcune delle loro vestigia. Per noi che li abbiamo conosciuti e frequentati, viene quasi automatico denominarli come fossero una coppia inscindibile, perché tali erano, nel lavoro come nella vita. Non si nominava l’uno senza l’altra, e viceversa; e si continua a fare così, come quando erano in vita e riempivano Milano della loro vitalissima presenza, del loro teatro, del loro dissenso, del loro indefesso impegno per tutte le cause necessarie del proprio tempo. L’antifascismo, i diritti civili, l’ambiente, l’avversione alla corruzione, la difesa dei ceti popolari e subalterni, la cultura come argine alla deriva del potere ed altro ancora. In questa casa hanno vissuto, lavorato, e scritto le loro opere teatrali. Dario, vi aveva anche lo studio di pittore con un gruppo di allievi che lo aiutava; un’attività che correva a latere con quella di autore, attore, regista, e che ha svolto con lo stesso rigore e con esiti di altissimo livello espressivo e formale.



La lapide, ora che non ci sono più, ricorda a noi ed alle generazioni che verranno che è “Qui dove vissero insieme Dario Fo e Franca Rame”, e che “La città di Milano ricorda il loro straordinario impegno nel promuovere cultura al servizio della coscienza civile della Comunità locale, dell’Italia e del Mondo”. Dopo la scomparsa, la città aveva dedicato alla loro memoria la bellissima Palazzina Liberty di Largo Marinai d’Italia. In questo luogo, il futuro premio Nobel, Franca Rame e il Collettivo Teatrale “La Comune”, avevano vissuto una lunga straordinaria stagione di teatro, di cultura dal basso, di autogestione, di socialità irripetibile. Erano anni vibranti e di impegno collettivo, e la palazzina era stata sottratta al degrado e ristrutturata dalla coppia di attori con la partecipazione di tanti giovani e meno giovani che vi prestavano gratuitamente le loro braccia. Ma la casa in Porta Romana mancava di un’indicazione necessaria, e ci pensavo tutte le volte che mi affacciavo sul Corso o vi passavo davanti. Ora la lapide è lì, a pochi passi dai caduti partigiani che danno il nome alla piazza. Partigiani come si sentivano Dario e Franca, come ci sentiamo noi.