UNA LAPIDE PER DARIO FO
E FRANCA RAME di Angelo Gaccione
Ora Dario Fo e Franca Rame hanno
anche una lapide che li accomuna; è stata murata sulla facciata del palazzo del
numero 132 del Corso di Porta Romana, a due passi dall’arco ben piantato in
piazza Medaglie d’Oro e dalle mura spagnole che ancora lasciano lungo la via
Filippetti, fino all’imbocco con la via Ripamonti, alcune delle loro vestigia.
Per noi che li abbiamo conosciuti e frequentati, viene quasi automatico
denominarli come fossero una coppia inscindibile, perché tali erano, nel lavoro
come nella vita. Non si nominava l’uno senza l’altra, e viceversa; e si
continua a fare così, come quando erano in vita e riempivano Milano della loro
vitalissima presenza, del loro teatro, del loro dissenso, del loro indefesso
impegno per tutte le cause necessarie del proprio tempo. L’antifascismo, i
diritti civili, l’ambiente, l’avversione alla corruzione, la difesa dei ceti
popolari e subalterni, la cultura come argine alla deriva del potere ed altro
ancora. In questa casa hanno vissuto, lavorato, e scritto le loro opere
teatrali. Dario, vi aveva anche lo studio di pittore con un gruppo di allievi
che lo aiutava; un’attività che correva a latere con quella di autore, attore,
regista, e che ha svolto con lo stesso rigore e con esiti di altissimo livello espressivo
e formale.
La lapide, ora che non ci sono più, ricorda a noi ed alle
generazioni che verranno che è “Qui dove vissero insieme Dario Fo e Franca
Rame”, e che “La città di Milano ricorda il loro straordinario impegno nel
promuovere cultura al servizio della coscienza civile della Comunità locale,
dell’Italia e del Mondo”. Dopo la scomparsa, la città aveva dedicato alla loro
memoria la bellissima Palazzina Liberty di Largo Marinai d’Italia. In questo
luogo, il futuro premio Nobel, Franca Rame e il Collettivo Teatrale “La
Comune”, avevano vissuto una lunga straordinaria stagione di teatro, di cultura
dal basso, di autogestione, di socialità irripetibile. Erano anni vibranti e di
impegno collettivo, e la palazzina era stata sottratta al degrado e
ristrutturata dalla coppia di attori con la partecipazione di tanti giovani e
meno giovani che vi prestavano gratuitamente le loro braccia. Ma la casa in
Porta Romana mancava di un’indicazione necessaria, e ci pensavo tutte le volte
che mi affacciavo sul Corso o vi passavo davanti. Ora la lapide è lì, a pochi
passi dai caduti partigiani che danno il nome alla piazza. Partigiani come si
sentivano Dario e Franca, come ci sentiamo noi.