In Dio non salvi il re (Edimedia, 2024, pagine 112) Raniero
La Valle dà sfogo alla sua indignata amarezza verso chi consideri inevitabile,
e geneticamente innata, la disposizione umana nei riguardi della guerra, intesa
come operazione bellica ma anche come conflitto ideologico e culturale, o
disposizione caratteriale al confronto ostile. Il re che Dio non dovrebbe
salvare è appunto Pólemos (la guerra), secondo il concetto che il filosofo
greco del VI secolo a.C. Eraclito formulò nel frammento 53: “Pólemos è padre
di tutte le cose; di tutte re; e gli uni disvela come dèi e gli altri come
uomini, gli uni fa schiavi, gli altri liberi”. Una vocazione ancestrale al
massacro reciproco animerebbe gli esseri umani a partire dagli albori della
storia, e tale convinzione viene anche oggi ripetutamente accreditata dai
governi internazionali, dagli intellettuali, dai media, generando un
conformismo anestetizzante nei cittadini. Recentemente, Ursula von der Leyen ha
affermato che “l’illusione di una pace perpetua è andata in frantumi… il mondo
è pericoloso come è stato per generazioni”, sottintendendo con ciò l’esigenza
inderogabile per l’Europa di sostenere spese eccezionali per armarsi, a scapito
di investimenti più proficui e benefici. La guerra è un re sbagliato, da detronizzare perché sta diventando
priorità assoluta: “non è un evento ma un’istituzione, non è una crisi ma
una funzione, non è una rottura ma un cardine del sistema”. Se sovrano è il
potere, che non riconosce altro potere al di sopra di sé, e ritiene di
possedere tutti gli strumenti per sopravvivere e gestirsi senza dipendere da
nessuno, nemmeno da un’istanza superiore, ecco che esso assume un valore
sacrale. Inviolabile, insindacabile, immune, il potere sovrano finisce per
attribuirsi prerogative divine, decide della vita e della morte dei sudditi,
spezza i legami sociali, riduce le masse a scarti sacrificabili perché
sostituibili.
Nei dodici capitoli del volume, Raniero La Valle ribadisce con
forza la necessità di sostituire la volontà di guerra con l’impegno tenace per
la pace, che deve diventare obiettivo e soggetto dell’azione politica. Nell’agosto del 2023, alla Versiliana di Marina di Pietrasanta,
l’autore è stato tra i firmatari del documento programmatico “Pace Terra
Dignità”, teso a dare una rappresentanza politica alla Pace da istituire,
alla Terra da salvare, alla Dignità da ristabilire, facendo appello a tutti i
pacifisti italiani attraverso la fondazione di un’Assemblea permanente, nominata
con lo scopo di convincere l’Europa a ripudiare ogni guerra. Perché lavorare per la pace? La Valle è esplicito: “La Pace non
ha nulla al di sopra di sé, la pace è sovrana, la pace non ha scambi da fare
con alcuna altra cosa al mondo, è la condizione di tutto, quella per la quale
viviamo, speriamo e amiamo”. Il primo punto del programma elettorale per l’Europa proposto dall’Assemblea
esprime il deciso rifiuto della creazione di un esercito comune, erroneamente
considerata (nell’attuale deriva politica) il naturale coronamento dell’unità
europea. Tale esercito sarebbe integrato nella Nato con gli Stati Uniti al comando,
provocando probabilmente guerre civili e il pericolo di una deflagrazione
finale in una guerra mondiale già di fatto iniziata. Al contrario l’Europa
dovrebbe promuovere la riforma dell’Onu e una politica attiva per il disarmo,
con l’inclusione delle nazioni che formano il BRICS nel novero dei Cinque
Membri Permanenti del Consiglio di sicurezza. In tal modo la leadership
mondiale sarebbe direttamente rappresentativa del 47% (quasi la metà) della
popolazione mondiale.
L’Onu dovrebbe essere la fucina di un costituzionalismo internazionale,
che mantenga in vita e propaghi le tradizioni costituzionali già acquisite dai
Paesi democratici, instituendo un ordinamento di pace tra le Nazioni e creando
Istituti di garanzia, dalla sanità all’istruzione, dall’uscita dalla povertà ai
diritti sociali, fino alla tutale ecologica della Terra. Sarebbe soprattutto
indispensabile ratificare il Trattato per la proibizione delle armi nucleari, e
riconvertire la mappa dei confini, superando il rapporto di competizione tra le
due parti del mondo in vista di una futura cooperazione e convivenza pacifica.
Oggi i confini funzionano come delimitazione di spazi chiusi e presidiati da
poteri nemici, pronti a sbranarsi tra di loro. La nostra Europa sarebbe in
grado, se solo volesse, di disgregare i rapporti di forza esistenti tra le
grandi potenze, senza subire ogni dispotico dettato politico americano, e
proponendosi più della Russia e della Cina a competere culturalmente ed
economicamente con gli Stati Uniti, estranea a subalternità e vassallaggi. Così dichiarava con forza Papa Francesco nell’agosto del 2023 dal
Portogallo: “Io sogno un’Europa, cuore d’Occidente, che metta a frutto il
suo ingegno per spegnere focolai di guerra e accendere luci di speranza;
un’Europa che sappia ritrovare il suo animo giovane, sognando la grandezza
dell’insieme e andando oltre i bisogni dell’immediato; un’Europa che includa
popoli e persone con la loro propria cultura, senza rincorrere teorie e
colonizzazioni ideologiche”. Il libro di Raniero La Valle Dio non salvi il re è stato
pubblicato due anni fa: molte cose sono cambiate da allora, decisamente in
peggio. La guerra tra Russia e Ucraina non accenna a concludersi e continua a
provocare morte e distruzione, il genocidio in Palestina si perpetua
nell’indifferenza internazionale, l’Africa centrale è preda di massacri
tribali, le migrazioni di disperati verso i paesi ricchi si consumano in stragi
silenziose, mentre il delirio di onnipotenza di Donald Trump sta mettendo in
scacco il mondo intero. L’appello di Pace Terra Dignità si rivelerà pura
utopia?