I Tullia
Romagnoli Carrettoni. Dagli studi universitari alla Resistenza,
dall’insegnamento della Storia dell’Arte alla politica a tempo pieno, dalle
lotte in Parlamento all’ importanza internazionale della sua dedizione per i
diritti delle donne, Tullia Romagnoli è stata una personalità multiforme, con
una visione che, spesso, ha precorso i termini temporali della storia, e che fu
resa possibile proprio dal suo rifiuto della ideologia fascista, praticata in a
casa sua da suo padre, e dalla sua successiva lotta antifascista. Nata a Verona
nel 1918 in una famiglia borghese, passò la fanciullezza e la gioventù a
Milano, nell’asfittica atmosfera della adesione del suo genitore al fascismo. Diplomatasi
nel Liceo Classico, Tullia si iscrisse all’Università nella Facoltà di Lettere
e Filosofia: fu il momento in cui si accostò alle idee di libertà, che
intravide subito compresse dal regime di Mussolini, e all’impegno antifascista.
Con l’instaurazione delle leggi razziali del 1938, il suo pensiero politico
subisce ulteriore maturazione, anche perché durante gli studi universitari aveva
incontrato e condiviso quei suoi anni con Giuliana Foa e Tullia Zevi. La sua
coscienza antifascista si definisce definitivamente dopo l’incontro con
Gianfilippo Carrettoni, un giovane socialista, la cui madre aveva collaborato
con Anna Kuliscioff, e il cui padre aveva perduto il posto in banca perché
oppositore del fascismo. Tullia si sposerà con Gianfilippo nel 1940 e dalla
loro unione, dopo essersi laureata in Archeologia, nascerà Ettore Carrettoni.
Dal 1942 ha inizio la sua attività clandestina, in appoggio alla Resistenza, nella
sua casa di Via Barberini a Roma. Sceglierà di entrare a far parte del Partito
d’Azione, dopo aver incontrato Ferruccio Parri. Questo segnerà il suo destino
politico successivo perché, dopo lo scioglimento del Partito d’Azione, nel 1945
aderirà al Partito Socialista, entrerà nell’Unione Donne Italiane, parteciperà
a Parigi al Congresso Internazionale delle donne, si recherà dal 1952 in Unione
Sovietica, Cina, Vietnam e Messico, sarà eletta al Senato nel 1963 ed inizierà
la sua lunga battaglia parlamentare. La Scuola (che a me piace scrivere con la
maiuscola), i diritti della
emancipazione femminile nella riforma del diritto di famiglia, la eliminazione
dal codice penale del matrimonio riparatore del delitto d’onore, la
vicepresidenza di Palazzo Madama e infine nel 1979 la elezione al Parlamento
europeo: queste alcune delle tappe fondamentali della sua vita, successiva alla
Liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo, sempre con l’intento di “affermare l’idea dell’uguaglianza che non
lasci spazio alla omologazione culturale né tantomeno a identità totalizzanti e
antagoniste”. Si aggiunse così negli ultimi anni della sua presenza
politica (morirà nel 2015) la protezione dei diritti umani e la valorizzazione
delle differenze etniche e religiose e culturali. È evidente che, la acquisizione
di questi valori e della sua preparazione culturale e civile, non potevano non
essere che la eredità diretta del suo impegno negli anni della Resistenza nazi-fascista,
vero battesimo di una passione che l’avrebbe portata ad essere all’avanguardia
nella preparazione e nella creazione delle norme legislative che poi saranno
alla base del welfare italiano. E dalle stesse radici prenderà forma la sua
ferma denuncia della terribile notizia dei tanti desaparecidos, il
crimine che sotto l’egida della Cia stava avvenendo in Cile e in Argentina,
ponendo sotto gli occhi di tutti in Italia e in Europa la assoluta necessità di
difendere, sempre e ovunque, i diritti alla libertà di ogni essere umano e di
ogni popolo, messi in pericolo tutte le volte che il fascismo, sotto ogni veste,
stravolgeva la democrazia. E accanto a tutto questo, non si può dimenticare la
sua presenza anche sul terreno della cultura in questo nuovo millennio:
richiedeva che fosse garantito, a tutti i livelli, il giusto equilibrio fra
modernizzazione e riconoscimento del ruolo fondamentale delle testimonianze
dell’antichità nel patrimonio ambientale e a artistico del nostro paese, perché
non può esserci presente e futuro senza la precisa conoscenza del passato. Viva
la Resistenza! Viva il XXV Aprile!