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martedì 14 aprile 2026

VERSO IL XXV APRILE
di Zaccaria Gallo
 
Tullia Romagnoli

I
Tullia Romagnoli Carrettoni. Dagli studi universitari alla Resistenza, dall’insegnamento della Storia dell’Arte alla politica a tempo pieno, dalle lotte in Parlamento all’ importanza internazionale della sua dedizione per i diritti delle donne, Tullia Romagnoli è stata una personalità multiforme, con una visione che, spesso, ha precorso i termini temporali della storia, e che fu resa possibile proprio dal suo rifiuto della ideologia fascista, praticata in a casa sua da suo padre, e dalla sua successiva lotta antifascista. Nata a Verona nel 1918 in una famiglia borghese, passò la fanciullezza e la gioventù a Milano, nell’asfittica atmosfera della adesione del suo genitore al fascismo. Diplomatasi nel Liceo Classico, Tullia si iscrisse all’Università nella Facoltà di Lettere e Filosofia: fu il momento in cui si accostò alle idee di libertà, che intravide subito compresse dal regime di Mussolini, e all’impegno antifascista. Con l’instaurazione delle leggi razziali del 1938, il suo pensiero politico subisce ulteriore maturazione, anche perché durante gli studi universitari aveva incontrato e condiviso quei suoi anni con Giuliana Foa e Tullia Zevi. La sua coscienza antifascista si definisce definitivamente dopo l’incontro con Gianfilippo Carrettoni, un giovane socialista, la cui madre aveva collaborato con Anna Kuliscioff, e il cui padre aveva perduto il posto in banca perché oppositore del fascismo. Tullia si sposerà con Gianfilippo nel 1940 e dalla loro unione, dopo essersi laureata in Archeologia, nascerà Ettore Carrettoni. Dal 1942 ha inizio la sua attività clandestina, in appoggio alla Resistenza, nella sua casa di Via Barberini a Roma. Sceglierà di entrare a far parte del Partito d’Azione, dopo aver incontrato Ferruccio Parri. Questo segnerà il suo destino politico successivo perché, dopo lo scioglimento del Partito d’Azione, nel 1945 aderirà al Partito Socialista, entrerà nell’Unione Donne Italiane, parteciperà a Parigi al Congresso Internazionale delle donne, si recherà dal 1952 in Unione Sovietica, Cina, Vietnam e Messico, sarà eletta al Senato nel 1963 ed inizierà la sua lunga battaglia parlamentare. La Scuola (che a me piace scrivere con la maiuscola),  i diritti della emancipazione femminile nella riforma del diritto di famiglia, la eliminazione dal codice penale del matrimonio riparatore del delitto d’onore, la vicepresidenza di Palazzo Madama e infine nel 1979 la elezione al Parlamento europeo: queste alcune delle tappe fondamentali della sua vita, successiva alla Liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo, sempre con l’intento di “affermare l’idea dell’uguaglianza che non lasci spazio alla omologazione culturale né tantomeno a identità totalizzanti e antagoniste”. Si aggiunse così negli ultimi anni della sua presenza politica (morirà nel 2015) la protezione dei diritti umani e la valorizzazione delle differenze etniche e religiose e culturali. È evidente che, la acquisizione di questi valori e della sua preparazione culturale e civile, non potevano non essere che la eredità diretta del suo impegno negli anni della Resistenza nazi-fascista, vero battesimo di una passione che l’avrebbe portata ad essere all’avanguardia nella preparazione e nella creazione delle norme legislative che poi saranno alla base del welfare italiano. E dalle stesse radici prenderà forma la sua ferma denuncia della terribile notizia dei tanti desaparecidos, il crimine che sotto l’egida della Cia stava avvenendo in Cile e in Argentina, ponendo sotto gli occhi di tutti in Italia e in Europa la assoluta necessità di difendere, sempre e ovunque, i diritti alla libertà di ogni essere umano e di ogni popolo, messi in pericolo tutte le volte che il fascismo, sotto ogni veste, stravolgeva la democrazia. E accanto a tutto questo, non si può dimenticare la sua presenza anche sul terreno della cultura in questo nuovo millennio: richiedeva che fosse garantito, a tutti i livelli, il giusto equilibrio fra modernizzazione e riconoscimento del ruolo fondamentale delle testimonianze dell’antichità nel patrimonio ambientale e a artistico del nostro paese, perché non può esserci presente e futuro senza la precisa conoscenza del passato. Viva la Resistenza! Viva il XXV Aprile!