Èinteressante assistere
alla competizione di due persone che si affrontano per misurarsi su un
argomento comune in cui abbiano affinato la materia di loro interesse: che sia
una partita di scacchi o altro che non comporti la fisicità, poco importa
perché è sempre l’intelligenza che trionfa sul caso o sulla fortuna, salvo
situazioni particolari di improvvisa distrazione o défaillance di uno dei due
contendenti. Negli scacchi ogni giocatore ha la possibilità di scegliere
diverse mosse, compatibilmente con il pezzo che ha deciso di muovere, ma ogni
mossa comporta conseguenze ineluttabili: la necessità delimiterà sempre più la
libertà di scelta, creando la situazione finale non realizzata dal caso, ma come
risultato di leggi rigorose. La
libertà d'azione diventa sempre più incisiva, tanto quanto le decisioni
coincidono con la natura del gioco, con lo studio delle possibilità. Un
nostro impulso cieco, ciò che noi consideriamo libertà ne è l’esatto opposto, è
una non-libertà perché immancabilmente ci condiziona il futuro. Il
vero individuo libero si realizza nella conoscenza sempre più approfondita di se
stesso e dello spirito che lo anima: in questo modo può davvero essere padrone
del proprio destino e non schiavo di un qualche "demone" che lo inibisca
nell’espressione completa e libera. Si tratta di scegliere la qualità della
propria vita, scandagliando a fondo le proprie caratteristiche più recondite e
soprattutto ascoltando ciò che la nostra anima cerca di farci capire attraverso
il nostro corpo, a volte con qualche piccola malattia, a volte urlandocelo con
infarti e carcinomi. Platone ci viene in aiuto anche in questo caso con il mito
di Er, a chiusura del dialogo della Repubblica: dove inizia il libero
arbitrio e quanto l’obbedienza alla connessione col divino ci obbliga in
determinate scelte? Er, valoroso soldato morto in battaglia, si risveglia poco
prima che il suo corpo mortale venga bruciato e racconta quanto ha sperimentato
nel passaggio da uno stato all’altro.
L’anima,
liberata dalla materia, si era incamminata insieme ad altre fino a giungere in
uno spiazzo davanti ai giudici, i quali avevano diviso la schiera applicando le
sentenze ai buoni sul petto e ai malvagi sulle spalle: le destinazioni erano ovviamente
diverse, chi verso l’infinito cielo e chi verso la profondità della terra, dove
ognuno prendeva coscienza delle proprie mancanze. Una volta espiate le colpe,
le anime purificate potevano scegliere il modello della prossima vita: una
libera scelta, dunque. Ma a ognuno veniva dato il proprio “daimon” con il
compito di sorvegliar che si compisse la vita prescelta: niente di diverso
dalla legge che regola ogni atto della nostra vita, simboleggiata dalla
scacchiera, quella che ci insegna a muovere l’alfiere obliquamente, la torre
lateralmente o verticalmente, quella che fa arroccare il Re in protezione
difensiva. Ahimè, l’attraversare il fiume Lete ci fa dimenticare (azione della
mente) la scelta fatta, per cui, affinché il nostro percorso di vita diventi
evolutivo, dobbiamo imparare a riunire nel cuore il pensiero con le funzioni
della mente (razionalità) e della pancia (istintualità) - cioè ricordando chi
siamo veramente. E il Daimon ci aiuta, ponendoci ostacoli e cercando di non
farci ricadere negli stessi errori. Niente
di diverso dall’Angelo Custode di tradizione cristiana: uno spirito puro creato
da Dio per proteggere, guidare e illuminare ogni essere umano durante la vita
terrena. La conoscenza dell’individuo a cui è assegnato è profonda, e offre un
sostegno invisibile ma percepibile.
Nell’antico
Egitto ritroviamo entità simili, dove il Ba simboleggia l’essenza spirituale,
l’anima individuale che rappresenta la personalità, il carattere, i sentimenti,
dopo la morte libero di muoversi tra il regno dei vivi e l’Aldilà; il Ka che
viene raffigurato come “doppio” spirituale, destinato a rimanere sempre vicino
al corpo fisico (anche dopo la sepoltura) come protezione e per questo
bisognoso di essere nutrito con offerte. Oggi,
impregnati come siamo di materialismo e arroganza abbiamo creato la cosiddetta
Intelligenza Artificiale quel meccanismo che “viene utilizzato per definire
le interfacce animate e interattive (come assistenti virtuali) progettate per
simulare la presenza umana” in grado di sostituirci, migliorando la qualità
della nostra vita, secondo gli organizzatori di questa prigione virtuale.
Dicono persino che abbia accesso alla Coscienza, come se davvero un pc provasse
sentimenti, potesse avere il concetto della divinità, sapesse dare il giusto significato
alla sfumatura di una parola se non attraverso il calcolo delle probabilità. Ma
c’è “qualcuno” per cui è importante distruggere quel legame che ci rende ben
diversi da una macchina priva di anima, ma asservita ai loro comandi. Eppure
stiamo andando verso il baratro, dove anche i droni, impostati dall’IA,
decidono autonomamente dove colpire il nemico: una scuola di bambine iraniane?
Un colpo maestro sul futuro possibile incremento demografico... Ospedali dove
medici cercano di salvare vite? Possibilità di salvezza quasi azzerata per la
popolazione... sul tutto il silenzio tombale delle nostre istituzioni, tenute
in pugno da dinamiche economico finanziarie di satanico sapore.