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martedì 26 maggio 2026

ANDARE OLTRE LA SUPERFICIE   
di Chicca Morone
 


È interessante assistere alla competizione di due persone che si affrontano per misurarsi su un argomento comune in cui abbiano affinato la materia di loro interesse: che sia una partita di scacchi o altro che non comporti la fisicità, poco importa perché è sempre l’intelligenza che trionfa sul caso o sulla fortuna, salvo situazioni particolari di improvvisa distrazione o défaillance di uno dei due contendenti. Negli scacchi ogni giocatore ha la possibilità di scegliere diverse mosse, compatibilmente con il pezzo che ha deciso di muovere, ma ogni mossa comporta conseguenze ineluttabili: la necessità delimiterà sempre più la libertà di scelta, creando la situazione finale non realizzata dal caso, ma come risultato di leggi rigorose.
La libertà d'azione diventa sempre più incisiva, tanto quanto le decisioni coincidono con la natura del gioco, con lo studio delle possibilità.
Un nostro impulso cieco, ciò che noi consideriamo libertà ne è l’esatto opposto, è una non-libertà perché immancabilmente ci condiziona il futuro.
Il vero individuo libero si realizza nella conoscenza sempre più approfondita di se stesso e dello spirito che lo anima: in questo modo può davvero essere padrone del proprio destino e non schiavo di un qualche "demone" che lo inibisca nell’espressione completa e libera. Si tratta di scegliere la qualità della propria vita, scandagliando a fondo le proprie caratteristiche più recondite e soprattutto ascoltando ciò che la nostra anima cerca di farci capire attraverso il nostro corpo, a volte con qualche piccola malattia, a volte urlandocelo con infarti e carcinomi. Platone ci viene in aiuto anche in questo caso con il mito di Er, a chiusura del dialogo della Repubblica: dove inizia il libero arbitrio e quanto l’obbedienza alla connessione col divino ci obbliga in determinate scelte? Er, valoroso soldato morto in battaglia, si risveglia poco prima che il suo corpo mortale venga bruciato e racconta quanto ha sperimentato nel passaggio da uno stato all’altro.



L’anima, liberata dalla materia, si era incamminata insieme ad altre fino a giungere in uno spiazzo davanti ai giudici, i quali avevano diviso la schiera applicando le sentenze ai buoni sul petto e ai malvagi sulle spalle: le destinazioni erano ovviamente diverse, chi verso l’infinito cielo e chi verso la profondità della terra, dove ognuno prendeva coscienza delle proprie mancanze. Una volta espiate le colpe, le anime purificate potevano scegliere il modello della prossima vita: una libera scelta, dunque. Ma a ognuno veniva dato il proprio “daimon” con il compito di sorvegliar che si compisse la vita prescelta: niente di diverso dalla legge che regola ogni atto della nostra vita, simboleggiata dalla scacchiera, quella che ci insegna a muovere l’alfiere obliquamente, la torre lateralmente o verticalmente, quella che fa arroccare il Re in protezione difensiva. Ahimè, l’attraversare il fiume Lete ci fa dimenticare (azione della mente) la scelta fatta, per cui, affinché il nostro percorso di vita diventi evolutivo, dobbiamo imparare a riunire nel cuore il pensiero con le funzioni della mente (razionalità) e della pancia (istintualità) - cioè ricordando chi siamo veramente. E il Daimon ci aiuta, ponendoci ostacoli e cercando di non farci ricadere negli stessi errori.  
Niente di diverso dall’Angelo Custode di tradizione cristiana: uno spirito puro creato da Dio per proteggere, guidare e illuminare ogni essere umano durante la vita terrena. La conoscenza dell’individuo a cui è assegnato è profonda, e offre un sostegno invisibile ma percepibile.



Nell’antico Egitto ritroviamo entità simili, dove il Ba simboleggia l’essenza spirituale, l’anima individuale che rappresenta la personalità, il carattere, i sentimenti, dopo la morte libero di muoversi tra il regno dei vivi e l’Aldilà; il Ka che viene raffigurato come “doppio” spirituale, destinato a rimanere sempre vicino al corpo fisico (anche dopo la sepoltura) come protezione e per questo bisognoso di essere nutrito con offerte.
Oggi, impregnati come siamo di materialismo e arroganza abbiamo creato la cosiddetta Intelligenza Artificiale quel meccanismo che “viene utilizzato per definire le interfacce animate e interattive (come assistenti virtuali) progettate per simulare la presenza umana” in grado di sostituirci, migliorando la qualità della nostra vita, secondo gli organizzatori di questa prigione virtuale. Dicono persino che abbia accesso alla Coscienza, come se davvero un pc provasse sentimenti, potesse avere il concetto della divinità, sapesse dare il giusto significato alla sfumatura di una parola se non attraverso il calcolo delle probabilità. Ma c’è “qualcuno” per cui è importante distruggere quel legame che ci rende ben diversi da una macchina priva di anima, ma asservita ai loro comandi.
Eppure stiamo andando verso il baratro, dove anche i droni, impostati dall’IA, decidono autonomamente dove colpire il nemico: una scuola di bambine iraniane? Un colpo maestro sul futuro possibile incremento demografico... Ospedali dove medici cercano di salvare vite? Possibilità di salvezza quasi azzerata per la popolazione... sul tutto il silenzio tombale delle nostre istituzioni, tenute in pugno da dinamiche economico finanziarie di satanico sapore.