TRATTATI di
Alessandro Pascolini - Università di Padova
Il Trattato
di non Proliferazione verso il crepuscolo? Si è chiusa il 22 maggio sera a New York la
cruciale undicesima Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione
nucleare (NPT) iniziata il 27 aprile scorso. Dopo settimane di difficili
negoziati e dibattiti, i rappresentanti di circa 190 paesi mondiali non sono
riusciti a raggiungere il consenso su un documento finale che riaffermasse gli
impegni condivisi raggiunti nelle Conferenze di revisione del 1995, 2000 e 2010
— apparentemente a causa di riferimenti al programma nucleare iraniano che gli
Stati Uniti insistevano a includere nel documento. Il Trattato NPT è il
fondamentale strumento internazionale per regolare le problematiche
dell’energia nucleare: vieta a nuovi paesi l’accesso di alle armi nucleari,
impone il disarmo nucleare e promuove le applicazioni nucleari pacifiche.
Entrato in vigore nel 1970, è quasi universale, mancando solo Corea del Nord,
India, Israele, Pakistan e Sud Sudan. Dato il ruolo cruciale del trattato per
la sicurezza globale, ogni cinque anni si tiene una conferenza per “esaminare
il funzionamento del trattato al fine di accertare se le finalità del suo
preambolo e le sue disposizioni si stiano realizzando” e per proporre
suggerimenti per rafforzare il controllo dell’energia nucleare militare e
civile. Per l'estrema sensibilità politica delle conferenze di riesame e la
complessità dei lavori da svolgere, la comunità internazionale si impegna nei
tre anni che precedono una Conferenza in lavori di preparazione, con un
comitato preparatorio articolato in tre sessioni.
I lavori dell’undicesima
Conferenza si annunciavano difficili già per il fallimento dei lavori di tutte
le tre sessioni del comitato preparatorio, concluse senza un documento
concordato, ma soprattutto per la complessa situazione politica attuale e la
crescente conflittualità internazionale. Dopo numerose revisioni di un progetto
di dichiarazione finale, già giudicato debole in partenza dai sostenitori del
disarmo, il vietnamita Do Hung Viet, presidente della conferenza, con “profonda
delusione”, ha rinunciato a presentare il testo per l’adozione, dichiarando: “ho
presentato quattro versioni del progetto di documento finale, tutte
accuratamente riviste seguendo i desideri degli Stati parte. Nonostante tutti i
nostri sforzi, comprendo che la Conferenza non è in grado di raggiungere un
accordo sul contenuto del suo stesso lavoro”. Il presidente Viet ha
effettivamente perseguito con intelligenza un accordo su una bozza di documento
finale relativamente breve (sette sole pagine), concentrata sui principi
piuttosto che su specifici eventi e posizioni, e ha anche aggirato una serie di
delicate questioni chiave — tra cui la sfida nucleare nordcoreana, gli attacchi
agli impianti nucleari ucraini e iraniani e il crescente disagio riguardo alle
pratiche di deterrenza nucleare estesa agli alleati — nel tentativo di
raggiungere il consenso sulle questioni fondamentali. Tuttavia, ciò non è stato
sufficiente per raggiungere un accordo tra le numerose divergenti posizioni
degli stati parte.
Secondo osservatori indipendenti, i cinque paesi nucleari
del NPT (Cina, Francia, Russia, UK e USA) hanno utilizzato congiuntamente
tattiche di intimidazione diplomatica aggressiva contro gli stati non dotati di
armi nucleari per impedire la definizione di misure concrete e urgenti per
scongiurare una nuova corsa agli armamenti nucleari e rassicurare gli stati non
nucleari che non saranno attaccati o minacciati da stati dotati di armi
nucleari. Gli stati parti hanno così mancato l’occasione di utilizzare la
conferenza per affrontare la vertiginosa serie di pericoli nucleari, incluso il
deficit nella diplomazia per il disarmo nucleare. Per la prima volta dal 1972 non
esistono limiti concordati sulle dimensioni degli arsenali nucleari russi e
statunitensi, i più grandi del mondo. In assenza di nuovi vincoli bilaterali o
multilaterali, esiste un serio rischio di una pericolosa corsa globale agli
armamenti nucleari nei prossimi anni. È la terza volta consecutiva che la
conferenza di revisione non riesce ad adottare un testo, bloccata dalla Russia
nel 2022 e dagli Stati Uniti nel 2015. Nonostante questo nuovo fallimento, il
trattato continua a esistere, ma con un rischio crescente di erosione della sua
legittimità e fiducia, che potrebbe portare alcuni stati non nucleari a
chiedersi se la non proliferazione sia veramente la migliore soluzione per la
loro sicurezza. Il presidente Du Hung Viet aveva avvertito: “un ulteriore
fallimento potrebbe inficiare la stessa credibilità del Trattato di
non-proliferazione”.