La
splendida prova di internazionalismo fornita attraverso tutti i tentativi di
mare e di terra per portare aiuto a ciò che rimane della popolazione di Gaza
deve essere sottolineata con grande forza sia dal punto di vista politico, sia
dal punto di vista storico. Sotto l'aspetto storico siamo davanti alla migliore
eredità dei punti alti, in particolare del socialismo europeo soprattutto sotto
l'aspetto della visione di chi al momento dell'inverarsi della tragedia della
prima guerra mondiale si oppose alle diverse union sacrée quando sull'altare
delle convenienze nazionaliste fu sacrificata la II internazionale. Sul piano
più direttamente politico questo afflato internazionalista che il governo
israeliano sta cercando duramente di reprimere richiama direttamente una riflessione rivolta sia verso il
movimento per la pace che mi pare non riesca ad esprimersi in forma convinta
sul piano globale sia verso i partiti
della sinistra europea ai quali andrebbe ricordato come l'internazionalismo si
opponga direttamente al militarismo: una memoria che in questo momento di
rilancio del nucleare in chiave bellica e di grande espansione dell'industria
delle armi andrebbe rinfrescata giorno per giorno. È importante riassumere,
proprio in questo momento storico, i contenuti di base del concetto di
internazionalismo che deve sottendere un principio comune: quello
dell'impossibilità di concepire l’aspirazione alla libertà e all’uguaglianza
entro i confini di una singola realtà statuale: l'idea di considerare decisivo
uno "spazio politico europeo" dove contenere l'idea internazionalista
(ben diversa dal semplice sovra-nazionalismo) come fattore fondamentale di
espressione per ogni principio etico e politico.
Si tratta di principi
elementari che vanno portati avanti con grande determinazione e che debbono
ispirare la possibile ripresa di una presenza della sinistra anche sul nostro piano interno: non si tratta soltanto
di contrastare le iniziative belliche o di esprimere solidarietà a quelle
umanitarie come nel caso indicato all'inizio (anche nel caso dell'accoglienza
ai rifugiati) ma piuttosto di disporre della piena consapevolezza della
necessità di opporsi a questo esistente nel quale sembra emergere una
gigantesca operazione di riarmo globale. Per quanto riguarda l'Italia ad
esempio non può essere che ribadita la contrarietà al nucleare anche per uso
civile (troppo sottile il confine tra civile e nucleare) e la necessità di una
strategia industriale che superi l'attuale centralità dell'industria delle armi
(pensiamo alla Germania e all'operazione in atto di conversione dell'industria
automobilistica in industria bellica e alla sussidiarietà all'industria tedesca
di parte rilevante del comparto industriale del Nord Italia e al ruolo di
Leonardo). Su questi punti va ricercata una solidarietà di massa senza il
vincolo stretto della dimensione puramente ideologica e
va anche collegata un'analisi politica da sviluppare attorno ai nodi della
crisi della democrazia liberale e della sua insufficienza rispetto al
prorompere delle modificazioni sociali frutto delle applicazioni tecnologiche.
Non ridurre l'impatto
delle modificazioni tecnologiche sull'assetto sociale a semplice mero
"contrasto" verso l'idea di assorbimento dell'individualismo
competitivo che segna la "modernità" nella totale subordinazione dei
diversi livelli di governo e delle stesse espressioni di massa all'impero della
tecnica. Dovrebbe essere
avanzata una proposta non solo di regolazione dei fenomeni correnti che (come
nel caso del regime israeliano) incorporano la guerra nell'ipotesi di
accentramento del potere per via tecnocratica ma di vera e propria
progettualità alternativa. Una progettualità
alternativa che dovrebbe essere mossa richiedendo l'adozione da parte dei
soggetti politici di due punti di principio fondamentali: il primo riguardante
la "qualità" la cui massima espressione non può che essere
rappresentata dall'opzione della pace; il secondo riguarda la
"dimensione" e torna così l'affermazione del principio
internazionalista.