Sono tante le qualità che possiamo trovare in un essere umano,
tuttavia non saprei dire, fra la dolcezza e la gentilezza, quale sia più
ammirevole. La prima sembrerebbe una qualità innata, una virtù forse inscritta
nel dna e che si eredita, perciò non tutti la possiedono. È così intimamente
connaturata alla persona da formarne il carattere. La seconda attiene
all’educazione, alla propria formazione morale, e si può conquistarla solo con una
profonda consapevolezza che implichi il rispetto degli altri, la vicinanza
solidale con i propri simili, con ogni essere sensiente che ci circonda. Non ho
più dimenticato la perorazione della dolcezza che se ne fa nel brano di un
famoso racconto: “Una donna dalla bellezza conturbante può tenermi avvinto per
il tempo del mio turbamento; ma una donna dolcissima può fare quello che vuole
del mio cuore, può disporne a piacimento ed io le sarò sempre devoto” e
concludeva: “La bellezza senza dolcezza è frigida”. E la gentilezza? Ho scelto
in proposito le definizioni che ne danno tre personalità differenti: il
musicista tedesco Ludwig va Beethoven: “Io non conosco nessun altro segno di
superiorità nell’uomo che quello di essere gentile”; lo scrittore americano
Mark Twain: “La gentilezza è un linguaggio che il sordo può sentire e il cieco
può vedere”; il grande militante e teorico della nonviolenza, l’indiano Mohandas Karamchand Gandhi: “Con la gentilezza si può scuotere il mondo”. Tre visioni
che conferiscono alla gentilezza un valore enorme. Beethoven ne fa un segno di
distinzione superiore a tutti gli altri, e Mark Twain vede nella pratica
concreta della gentilezza, un linguaggio che non ha bisogno di parole. Un
linguaggio fatto di gesti che diventano cura, attenzione, disponibilità,
disinteresse. Un linguaggio silente, ma prezioso nel suo farsi, nel suo
donarsi, senza chiedere, senza contropartita. Pensiamo soltanto al semplice
gesto di aiutare un anziano ad attraversare la strada. Quanto a Gandhi, l’ha
sperimentata tutta la vita la gentilezza, offrendo persino il suo fragile corpo
agli aguzzini. E li ha scossi con la sua rivoluzione gentile, li ha costretti a
provare orrore della loro ferocia.