Le fake news d’epoca Un tempo
erano chiamate “bugie” oppure in termine giornalistico “bufale” adesso nella
modernità social “fake news” ma il rapporto tra le falsità e la politica è
sempre stato molto stretto. “Abbiamo preso il mostro” urlò Bruno Vespa al
telegiornale della sera del 21 dicembre 1969 annunciando l’arresto di Valpreda
per la strage di Piazza Fontana e, nel tempo, via sciorinando. Arriviamo all’oggi.
Il “Corriere della Sera” sta celebrando i suoi 150 anni e tra le varie iniziative
in corso c’è quella di allegare una volta alla settimana al quotidiano del
giorno la copia anastatica del “Corriere” nei giorni dei grandi fatti della
storia d’Italia e del mondo. Il 7 maggio 2026 lettrici e lettori del quotidiano
di maggior tiratura hanno trovato allegata la copia del 10 maggio 1978: il
giorno dopo il ritrovamento del cadavere di Aldo Moro disteso sulla famosa R4
rossa in Via Caetani traversa di Via delle Botteghe Oscure. Contestiamo la
media distanza tra Botteghe Oscure e Piazza del Gesù perché in quel caso il
corpo di Moro avrebbe dovuto essere depositato in via Celsa che funge proprio
da passaggio naturale tra l’ex-sede del PCI e l’ex-sede della DC (anzi in un
angolo di Palazzo Cenci-Bolognetti dovrebbe esserci ancora la sede di una
qualche delle tante schegge democristiane ancora presenti nei meandri del
sistema politico italiano: ma non ne siamo sicuri). Torniamo alla copia
anastatica del Corriere del 10 maggio 1978, probabilmente chi cura questo
lavoro non ci ha fatto caso. Però il punto più importante di questa copia sta a
pagina 13 sotto il titolo: “Ultrà di sinistra dilaniato dalla sua bomba sul
binario”. Così senza dubbi di sorta o punti interrogativi d’occasione
veniva presentato l’assassinio mafioso di Peppino Impastato. L’incipit dell’articolo (siglato
da tal S. V.) contiene sì un punto interrogativo: “Suicidio e attentato, oppure
l’uno e l’altro assieme?”. La verità sarebbe poi stata scoperchiata e le
responsabilità del clan Badalamenti emerse nella verità: naturalmente nessuno
del governo, degli inquirenti, nei giornali, nelle tivù che presentarono in quel
modo l’episodio ha mai chiesto scusa. Però che oggi al Corriere nessuno abbia
pensato a scrivere due righe sul quotidiano per segnalare la presenza nella
copia anastatica di questa fake-news di regime (perché di questo si trattava in
allora) desta diversi pensieri: il primo che si ritiene quel fatto morto e
sepolto e che nessuno se lo ricordi. Allora era proprio il caso di segnalarlo
in tempi nei quali le fake-news di regime stanno prendendosi completamente la
scena approfittando anche della passività che l’uso dei social sta elargendo a
piene mani nel disorientamento generale.