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giovedì 21 maggio 2026

PREDATORI
di Chiara Landonio
 

Il momento di caos, di sovvertimento della vita che abbiamo fin qui vissuto, è forse anche il disvelamento dei meccanismi profondi che sottendono al nostro sistema. A gennaio di quest’anno a Davos, il primo ministro canadese Carney candidamente ha detto: “Sapevamo che la storia dell’ordine internazionale basato sulle regole era parzialmente falsa. Sapevamo che i più forti se ne sarebbero approfittati quando lo avrebbero trovato conveniente e che le regole del commercio venivano applicate in modo asimmetrico. E che il diritto internazionale veniva applicato con rigore variabile a seconda dell’identità dell’accusato o della vittima. Questa finzione era utile, e l’egemonia americana, in particolare, ha contribuito a fornire beni pubblici: le rotte marittime aperte, un sistema finanziario stabile, la sicurezza collettiva e il supporto a strutture per la risoluzione delle controversie. Così, abbiamo esposto il cartello in vetrina. Abbiamo partecipato ai riti. E abbiamo ampiamente evitato di denunciare il divario tra la retorica e la realtà”.


Mark Carney

Finché anche ai piccoli cacciatori arrivava una parte della preda insanguinata, nessuno aveva niente da dire, tutti parlavano di valori condivisi, di giustizia delle istituzioni internazionali, in quanto tutto l’Occidente si sentiva protetto, ma quando i grandi cacciatori hanno deciso di banchettare da soli e di gettare  le briciole agli estromessi dal tavolo per ingrassarli ancora un poco prima di mangiarseli, ecco che la verità si è affacciata: ci è andata bene essere sudditi, avere il ruolo di colonie finché anche noi potevamo contare su una parte di ricchezze. Lo afferma lo stesso Carney: “Le potenze medie devono agire insieme, perché se non sei al tavolo, sei nel menù”.
Il discorso di Carney non si sofferma neanche un momento sul genocidio, compiuto anche dalle potenze medie, delle popolazioni indigene, derubate della propria terra, non si sofferma sul fatto che quella ricchezza persa è sempre derivata da atti di aggressione, distruzione e rapina di Paesi per i quali non è mai valso né il diritto internazionale, né i diritti umani in quanto tali.
A cosa vale chiedere il rispetto del diritto internazionale o dei diritti umani, se essi sono sempre stati solo una bandiera dietro la quale i Paesi occidentali, i paesi ricchi hanno continuato a compiere le peggiori nefandezze contro Paesi lontani che non avevano la forza di rispondere perché non è mai stata data loro voce, perché venivano presentati come sempre colpevoli per mancanza di democrazia o di diritti che invece noi abbiamo preteso di possedere.


 
Spesa di guerra

Ora proviamo a tornare al piccolo, ai nostri confini italiani. Si parla sempre più spesso di guerra, di ritorno della leva, della necessità di una difesa che venga assunta da tutti i cittadini. È vero, nella Costituzione è scritto che l’Italia ripudia la guerra, ma l’articolo 52 ci dice anche che la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino e non sono pochi coloro che oggi rispolverano questo concetto da destra e da sinistra, o che manifestano come patrioti. Intanto la parola comincia a girare, a venir pronunciata e noi ci riabituiamo a sentirla. Ma cos’è Patria? Già la P maiuscola ci fa prendere un contegno, corpo diritto, petto in fuori e mano sul cuore, perché Patria è terra e quindi madre, ma anche pater. Viene in mente il focolare e la famiglia, i nostri avi, il passato e la continuità, qualcosa che ci scalda. Una sola parola che contiene in sé suggestioni, emozioni, ideali per colmare lo sradicamento che ogni uomo sente dentro di sé, una parola che è già una finalità, una parola che esprime già in sé il sacrificio del giovane, meglio se nel sangue, per un ideale radicato nella terra natia. Prima avevo accennato che l’Italia, come altri Paesi del blocco occidentale è una colonia americana, liberata dal nazifascismo e passata armi e bagagli a una potenza che ci ha riempito di soldi per avviare il miracolo da un mondo contadino a un mondo capitalista. In quanto colonia ha piegato il capo ai diktat dell’Impero e per questo ha ricevuto la sua parte della preda insanguinata, ha mangiato, si è ingrassata offrendo a noi cittadini benessere, ricchezza, democrazia, valori condivisi. Diventa sempre più chiaro che il Paese non ha un governo autonomo, che i governanti devono eseguire ordini di poteri altri, economici e politici, situati al di là dei confini nazionali,lobby che travalicano tutti i confini come una pestilenza. Di fronte a tutto questo io affermo che non difenderò la mia Patria, perché la patria non esiste. Non so se sia mai esistita, ma oggi sicuramente non più. E non la difenderò neanche se mi sventolassero davanti la Costituzione, perché quell’articolo 52 non lo sento mio, perché non esiste alcun dovere sacro dal punto di vista civile o statuale, tutto mangiato da un capitalismo selvaggio che non ha lasciato nulla al di fuori di sé.


Basi Nato in Italia

Perché il capitalismo non è un sistema, ma è fine a se stesso e tende a divorare tutto, è un animale che non può essere domato, che cerca sempre nuovo cibo fino a trasformare il mondo in un deserto. Come re Mida che chiese a Dioniso di trasformare in oro ogni cosa toccata: Mida tocca la sedia e le pareti della casa, e tutto dentro la reggia si trasforma in oro e quindi esce nel giardino e le piante e l’erba immediatamente mutano e la terra sotto i suoi piedi diventa dura come l’oro e lo sguardo non si sofferma che su oro. Cos’è questo senso di tristezza che invade Mida? Quel giallo che rende pesante e morta ogni cosa? Mida non può toccare più la vita che desideri viva, Mida non può mangiare più qualcosa di vivo, trasformato dentro la sua bocca in pesante oro. Morirà di stenti in mezzo a tutto il giallo della propria ricchezza.