Il momento di caos, di sovvertimento della vita che
abbiamo fin qui vissuto, è forse anche ildisvelamentodei meccanismi profondi che sottendono alnostro sistema.A
gennaio di quest’anno a Davos, il primo ministro canadese Carney candidamente
ha detto: “Sapevamo che lastoria dell’ordine internazionale basato
sulle regole era parzialmente falsa. Sapevamo che i più forti se ne sarebbero
approfittati quando lo avrebbero trovato conveniente e che le regole del
commercio venivano applicate in modo asimmetrico. E che il diritto
internazionale veniva applicato con rigore variabile a seconda dell’identità
dell’accusato o della vittima. Questa finzione era utile, e l’egemonia
americana, in particolare, ha contribuito a fornire beni pubblici: le rotte
marittime aperte, un sistema finanziario stabile, la sicurezza collettiva e il
supporto a strutture per la risoluzione delle controversie. Così, abbiamo
esposto il cartello in vetrina. Abbiamo partecipato ai riti. E abbiamo
ampiamente evitato di denunciare il divario tra la retorica e la realtà”.
Mark Carney
Finché anche ai piccoli
cacciatori arrivava una parte della preda insanguinata, nessuno aveva niente da
dire, tutti parlavano di valori condivisi, di giustizia delle istituzioni
internazionali, in quanto tutto l’Occidente si sentiva protetto, ma quando i
grandi cacciatori hanno deciso di banchettare da soli e di gettarele briciole agli estromessi dal tavolo per
ingrassarli ancora un poco prima di mangiarseli, ecco che la verità si è
affacciata: ci è andata bene essere sudditi, avere il ruolo di colonie finché
anche noi potevamo contare su una parte di ricchezze. Lo afferma lo stesso
Carney: “Le potenze medie devono agire insieme, perché se non sei al tavolo,
sei nel menù”. Il discorso di Carney non
si sofferma neanche un momento sul genocidio, compiuto anche dalle potenze
medie, delle popolazioni indigene, derubate della propria terra, non si
sofferma sul fatto che quella ricchezza persa è sempre derivata da atti di
aggressione, distruzione e rapina di Paesi per i quali non è mai valso né il
diritto internazionale, né i diritti umani in quanto tali. A cosa vale chiedere il
rispetto del diritto internazionale o dei diritti umani, se essi sono sempre
stati solo una bandiera dietro la quale i Paesi occidentali, i paesi ricchi hanno
continuato a compiere le peggiori nefandezze contro Paesi lontani che non
avevano la forza di rispondere perché non è mai stata data loro voce, perché
venivano presentati come sempre colpevoli per mancanza di democrazia o di
diritti che invece noi abbiamo preteso di possedere.
Spesa di guerra
Ora proviamo a tornare al
piccolo, ai nostri confini italiani. Si parla sempre più spesso di guerra, di
ritorno della leva, della necessità di una difesa che venga assunta da tutti i
cittadini. È vero, nella Costituzione è scritto che l’Italia ripudia la guerra,
ma l’articolo 52 ci dice anche che la difesa della Patria è sacro dovere del
cittadino e non sono pochi coloro che oggi rispolverano questo concetto da
destra e da sinistra, o che manifestano come patrioti. Intanto la parola
comincia a girare, a venir pronunciata e noi ci riabituiamo a sentirla. Ma cos’è
Patria? Già la P maiuscola ci fa prendere un contegno, corpo diritto, petto in
fuori e mano sul cuore, perché Patria è terra e quindi madre, ma anche pater.
Viene in mente il focolare e la famiglia, i nostri avi, il passato e la
continuità, qualcosa che ci scalda. Una sola parola che contiene in sé
suggestioni, emozioni, ideali per colmare lo sradicamento che ogni uomo sente
dentro di sé, una parola che è già una finalità, una parola che esprime già in
sé il sacrificio del giovane, meglio se nel sangue, per un ideale radicato nella
terra natia. Prima avevo accennato che l’Italia, come altri Paesi del blocco
occidentale è una colonia americana, liberata dal nazifascismo e passata armi e
bagagli a una potenza che ci ha riempito di soldi per avviare il miracolo da un
mondo contadino a un mondo capitalista. In quanto colonia ha piegato il capo ai
diktat dell’Impero e per questo ha ricevuto la sua parte della preda insanguinata,
ha mangiato, si è ingrassata offrendo a noi cittadini benessere, ricchezza,
democrazia, valori condivisi. Diventa sempre più chiaro che il Paese non ha un
governo autonomo, che i governanti devono eseguire ordini di poteri altri,
economici e politici, situati al di là dei confini nazionali,lobby che
travalicano tutti i confini come una pestilenza. Di fronte a tutto questo io
affermo che non difenderò la mia Patria, perché la patria non esiste. Non so se
sia mai esistita, ma oggi sicuramente non più. E non la difenderò neanche se mi
sventolassero davanti la Costituzione, perché quell’articolo 52 non lo sento
mio, perché non esiste alcun dovere sacro dal punto di vista civile o statuale,
tutto mangiato da un capitalismo selvaggio che non ha lasciato nulla al di
fuori di sé.
Basi Nato in Italia
Perché il capitalismo non
è un sistema, ma è fine a se stesso e tende a divorare tutto, è un animale che
non può essere domato, che cerca sempre nuovo cibo fino a trasformare il mondo
in un deserto. Come re Mida che chiese a Dioniso di trasformare in oro ogni
cosa toccata: Mida tocca la sedia e le pareti della casa, e tutto dentro la
reggia si trasforma in oro e quindi esce nel giardino e le piante e l’erba
immediatamente mutano e la terra sotto i suoi piedi diventa dura come l’oro e lo
sguardo non si sofferma che su oro. Cos’è questo senso di tristezza che invade
Mida? Quel giallo che rende pesante e morta ogni cosa? Mida non può toccare più
la vita che desideri viva, Mida non può mangiare più qualcosa di vivo,
trasformato dentro la sua bocca in pesante oro. Morirà di stenti in mezzo a
tutto il giallo della propria ricchezza.