La Casa Editrice Eretica Edizioni, ha
il piacere di segnalare la presentazione del libro di Donato Di Poce, Lo
strip tease del linguaggio - Poesismi, 2026, in dialogo con
Antonella Prota Giurleo, giovedì 18 giugno alle ore 18 presso la Biblioteca Ostinata di via Osti n. 5 a Milano. Dalla
prefazione del Prof. Gino Ruozzi: “Da parecchi anni Donato Di Poce conduce
un’originale «creAttività» aforistica, coniugando amore per la poesia, per
l’arte, per la vita. I suoi poesismi sono frammenti e perle di conoscenza che
tentano vie di interpretazione del mondo. Nei testi di questodenudamento che
tende all’essenziale colgo una sempre maggiore insofferenza verso le ipocrisie
dominanti. Salendo nella coscienza artistica e nell’età, cresce anche la
necessità di misurarsi con le cose che contano, tra cui la solitudine, che sembra
accompagnare e segnare i giorni come «mare» in estensione e «abisso» in
profondità. Gli accenti di «disperazione» si fanno più pressanti e
«sanguinanti» le parole...”. Dalla postfazione di Marco Sbrana: “Di Poce è umanista: sta con chi perde. Non
estraneo alla filosofia, nel seguente aforisma rende carne il concetto
saussuriano di “soggetto parlato” contrapposto al soggetto parlante, come siamo
non usufruitori del linguaggio ma, viceversa, dal linguaggio parlati, il
linguaggio essendo una struttura autonoma (langue e parole). Io non mi
occupo di poesiama è la poesia che si occupa di me. Così
come per questa specie di quadro di un Wittgenstein comunista (“Il mondo è la
totalità dei fatti, non delle cose” significa che non ci sono il bicchiere e il
tavolo ma c’è il bicchiere sopra il tavolo): Non esistono cose.Non esistono
persone. Esistono solo relazioni. E,
in ottica politica, questo pezzo sintetizza l’impegno di Di Poce nel corso dei
decenni: la costruzione di un ponte, il ponte definitivo tra l’autore e che
riceve l’opera. Con una breccia nel petto nella quale penetra il mondo, Di Poce
è vitalista nell’estasi del bimbo che tutto assorbe, contro ogni conformismo: L’unico
modo per non essere omologatoè quello di penetrare il mondo. Ed è poi
la fiducia nei posteri: Ogni opera d’arte ha un tempo d’esecuzione. Un
futuro di interpretazionie un orizzonte di socializzazione. Ma
quanto di Di Poce colpisce è che non parla mai per sé a sé di sé. Lui comunica,
lui è un pretesto, lui è al servizio: Vorrei che la mia scritturafosse
solo un pretestoper i sogni altrui. E
se si ha come mandato essere pretesto per altrui sogni, la vita, forse, è giustificata”.