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martedì 2 giugno 2026

IMMAGINA…
di Chicca Morone


Macchina da guerra

Immagina che non ci sia alcun paradiso...(da Imagine di John Lennon)
 
Tratto da un’intervista al professor Alessandro Meluzzi, quando era un uomo libero, non condannato dal suo corpo a una penosa reclusione nelle mura domestiche. All’epoca raccontava di una potentissima élite intellettuale nata tra il 500 e il 600 contemporaneamente nell’Inghilterra elisabettiana, nella Germania dei Rosacroce, nella Francia pre-illuminista. Fondamentalmente gnostici, fautori di un sapere non concesso a tutti e che rende alcuni uomini più liberi di altri, tali personaggi, dai nomi altisonanti, giudicano l’appartenenza a questo “club” l’unico requisito per essere destinati (ovvie ragioni sapienziali, scientifiche o pseudo tali) a governare il mondo.
È con la nascita dell’Encyclopédie francese e la Rivoluzione americana che possono manifestarsi ampiamente i risultati dell’elaborazione delle menti creative di questa élite. Le rivoluzioni che si sono susseguite, in apparenza per risollevare le sorti della popolazione, in realtà non si sono proprio manifestate con questo risultato.
La prima, la rivoluzione francese, al grido “Liberté, Egalité, Fraternité” ha distrutto la classe dirigente, composta da clero e aristocrazia, per sostituirla con il predominio della borghesia produttiva e capitalistica: impronta che ha caratterizzato in modo particolare l’America.
Alla rivoluzione industriale dobbiamo lo sconvolgimento della società contadina: non solo nella Russia di Stalin dove i Kulaki, proprietari terrieri, furono espropriati, arrestati e deportati per essere sostituiti con la collettivizzazione forzata delle campagne: un modo per creare grandi aziende statali o cooperative al fine di finanziare la rapida industrializzazione del paese e imporre il controllo politico sui contadini. Anche in Europa era già iniziato da tempo l’accentramento nei luoghi dove la manodopera, risultava più importante delle coltivazioni: così si erano spopolate ampie zone rurali. Ma il progetto dell’élite non si era fermato e subito dopo la seconda guerra mondiale un grande passo viene realizzato dalla rifondazione della Scuola di Francoforte e dal suo direttore Max Horkheimer; il filosofo, insieme a Theodor Adorno, compone il saggio La dialettica dell’Illuminismo in cui è considerata la sempre maggiore importanza della società di massa e dei nuovi mezzi di comunicazione. Viene posta la base per la pianificazione della rivoluzione sessantottina, sotto la regia dell’istituto Tavistock - finanziato dalla famiglia Rockfeller - deus ex-macchina dei processi di ingegneria sociale, per un tipo di società laica e materialista.
Gli investimenti nella comunicazione non sono esigui e in molte direzioni.
In campo musicale è sufficiente considerare il successo dei Beatles (dei quali si dice che l’influenza di Adorno sia stata basilare) per capire come quelle canzoni e quei ritmi abbiano veicolato l’esaltazione di atteggiamenti anticristiani e comportamenti contro la famiglia tradizionale... basta ascoltare le parole di Imagine, vessillo del futuro globalismo, il fiore all’occhiello del WEF
Immagina che non ci sia alcun paradiso/È facile se ci provi/nessun inferno sotto di noi/sopra di noi solo il cielo/Immagina tutta la gente/che vive solo per l’oggi.



Cosa ci fanno sulla copertina del loro album Sgt. Pepper’s Lonley Hearts Club Band personaggi come Karl Marx, uno dei principali riferimenti filosofici di Adorno e Alesteir Crowley, uno degli occultisti e satanisti più importanti e potenti del secolo scorso? La destrutturazione della famiglia attraverso la liberazione sessuale è manifesta in tutte le sue forme, compreso lo sdoganamento di perversioni non punite e praticate ancora oggi dall’élite nel più ampio disprezzo per la vita umana.
Da qualche anno siamo vittime della quarta rivoluzione industriale, quella che Klaus Shwab ha reso manifesta a tutti dal palco di Davos, nella più completa indifferenza di chi ci avrebbe dovuto difendere ai primi deliri di questo lestofante (è incriminato per una serie di reati) circondato da simili. Il Grande Reset il processo preposto a “algoritmizzare”, robotizzare, separare gli esseri umani attraverso il distanziamento fisico e sociale, oggi ha avuto qualche battuta di arresto: gli orrori della psico-pandemia stanno emergendo e non siamo tutti così convinti che l’Agenda 2030 sia il Paradiso a cui tendiamo. “Non posseggo più nulla, non ho privacy ma non sono stata mai così felice” non è stato un mantra introiettato profondamente... Distruggere le dimensioni della differenza tra i sessi, tra i popoli, le culture, le etnie e le religioni è un progetto legato al conte Richard Nikolaus von Coudenhove-Kalergi (1894-1972), discendente da una famiglia di Samurai per parte materna e di un diplomatico austro-ungarico paterno, dallo spiccato narcisismo nell’identificare il proprio meticciato come a-tout vincente per tutti gli europei. Un’unica Europa con una massiccia importazione di migranti provenienti dall’Africa avrebbe dovuto favorire l’arricchimento popolare, producendo una società multietnica: in realtà la dissoluzione della nostra compagine sociale e soprattutto religiosa ha creato di fatto, insieme ad altre cause, un impoverimento del singolo cittadino. Usi e tradizioni diverse, nonostante le continue asserzioni di politici, non favoriscono l’integrazione; il tutto finisce con l’essere focolaio di problematiche molto gravi, spesso causa di reazioni spropositate dai singoli cittadini. Per mantenere l’ordine abbiamo bisogno di un ipotetico esercito comune ai vari stati, come bofonchiato Super Mario nel sostenere gli abbondanti investimenti, nell’ottica del riarmo europeo? Spero proprio di no.