“Immagina
che non ci sia alcun paradiso...” (da Imagine di John
Lennon) Tratto da un’intervista al professor Alessandro
Meluzzi, quando era un uomo libero, non condannato dal suo corpo a una penosa
reclusione nelle mura domestiche. All’epoca raccontava di una potentissima
élite intellettuale nata tra il 500 e il 600 contemporaneamente nell’Inghilterra
elisabettiana, nella Germania dei Rosacroce, nella Francia pre-illuminista.
Fondamentalmente gnostici, fautori di un sapere non concesso a tutti e che rende
alcuni uomini più liberi di altri, tali personaggi, dai nomi altisonanti, giudicano
l’appartenenza a questo “club” l’unico requisito per essere destinati (ovvie ragioni
sapienziali, scientifiche o pseudo tali) a governare il mondo. È con la
nascita dell’Encyclopédie francese e la Rivoluzione americana che possono
manifestarsi ampiamente i risultati dell’elaborazione delle menti creative di
questa élite. Le rivoluzioni che si sono susseguite, in apparenza per
risollevare le sorti della popolazione, in realtà non si sono proprio manifestate
con questo risultato. La prima,
la rivoluzione francese, al grido “Liberté, Egalité, Fraternité” ha distrutto
la classe dirigente, composta da clero e aristocrazia, per sostituirla con il
predominio della borghesia produttiva e capitalistica: impronta che ha
caratterizzato in modo particolare l’America. Alla
rivoluzione industriale dobbiamo lo sconvolgimento della società contadina: non
solo nella Russia di Stalin dove i Kulaki, proprietari terrieri, furono
espropriati, arrestati e deportati per essere sostituiti con la
collettivizzazione forzata delle campagne: un modo per creare grandi aziende
statali o cooperative al fine di finanziare la rapida industrializzazione del
paese e imporre il controllo politico sui contadini. Anche in Europa era già iniziato
da tempo l’accentramento nei luoghi dove la manodopera, risultava più
importante delle coltivazioni: così si erano spopolate ampie zone rurali. Ma il
progetto dell’élite non si era fermato e subito dopo la seconda guerra mondiale
un grande passo viene realizzato dalla rifondazione della Scuola di Francoforte
e dal suo direttore Max Horkheimer; il filosofo, insieme a Theodor Adorno,
compone il saggio La dialettica dell’Illuminismo in cui è considerata la
sempre maggiore importanza della società di massa e dei nuovi mezzi di
comunicazione. Viene posta la base per la pianificazione della rivoluzione
sessantottina, sotto la regia dell’istituto Tavistock - finanziato dalla
famiglia Rockfeller - deus ex-macchina dei processi di ingegneria sociale, per
un tipo di società laica e materialista. Gli
investimenti nella comunicazione non sono esigui e in molte direzioni. In campo
musicale è sufficiente considerare il successo dei Beatles (dei quali si dice
che l’influenza di Adorno sia stata basilare) per capire come quelle canzoni e
quei ritmi abbiano veicolato l’esaltazione di atteggiamenti anticristiani e comportamenti
contro la famiglia tradizionale... basta ascoltare le parole di Imagine,
vessillo del futuro globalismo, il fiore all’occhiello del WEF “Immagina
che non ci sia alcun paradiso/È facile se ci provi/nessun inferno sotto di noi/sopra
di noi solo il cielo/Immagina tutta la gente/che vive solo per l’oggi”.
Cosa ci
fanno sulla copertina del loro album Sgt. Pepper’s Lonley Hearts Club Band
personaggi come Karl Marx, uno dei principali riferimenti filosofici di Adorno
e Alesteir Crowley, uno degli occultisti e satanisti più importanti e potenti
del secolo scorso? La destrutturazione della famiglia attraverso la liberazione
sessuale è manifesta in tutte le sue forme, compreso lo sdoganamento di
perversioni non punite e praticate ancora oggi dall’élite nel più ampio
disprezzo per la vita umana. Da
qualche anno siamo vittime della quarta rivoluzione industriale, quella che
Klaus Shwab ha reso manifesta a tutti dal palco di Davos, nella più completa
indifferenza di chi ci avrebbe dovuto difendere ai primi deliri di questo
lestofante (è incriminato per una serie di reati) circondato da simili. Il
Grande Reset il processo preposto a “algoritmizzare”, robotizzare, separare gli
esseri umani attraverso il distanziamento fisico e sociale, oggi ha avuto
qualche battuta di arresto: gli orrori della psico-pandemia stanno emergendo e
non siamo tutti così convinti che l’Agenda 2030 sia il Paradiso a cui tendiamo.
“Non posseggo più nulla, non ho privacy ma non sono stata mai così felice”
non è stato un mantra introiettato profondamente... Distruggere le dimensioni
della differenza tra i sessi, tra i popoli, le culture, le etnie e le religioni
è un progetto legato al conte Richard Nikolaus von Coudenhove-Kalergi (1894-1972),
discendente da una famiglia di Samurai per parte materna e di un diplomatico
austro-ungarico paterno, dallo spiccato narcisismo nell’identificare il proprio
meticciato come a-tout vincente per tutti gli europei. Un’unica Europa
con una massiccia importazione di migranti provenienti dall’Africa avrebbe dovuto
favorire l’arricchimento popolare, producendo una società multietnica: in
realtà la dissoluzione della nostra compagine sociale e soprattutto religiosa ha
creato di fatto, insieme ad altre cause, un impoverimento del singolo cittadino.
Usi e tradizioni diverse, nonostante le continue asserzioni di politici, non
favoriscono l’integrazione; il tutto finisce con l’essere focolaio di
problematiche molto gravi, spesso causa di reazioni spropositate dai singoli
cittadini. Per mantenere l’ordine abbiamo bisogno di un ipotetico esercito
comune ai vari stati, come bofonchiato Super Mario nel sostenere gli abbondanti
investimenti, nell’ottica del riarmo europeo? Spero proprio di no.