Quel che è certo è che non passa inosservata; che
ci passiate davanti a piedi o che vi transitiate comodamente seduti sopra un
tram, quella piccola casa colorata posta a spigolo tra la via Vigevano e il viale Gorizia tra i Navigli e Porta Genova, è talmente un ammasso vivace di colore e
di immagini fra le più contraddittorie, che vi attraggono anche se non
vorreste. La ricoprono quasi per intero incorniciando finestre, balcone,
ingressi. L’ingresso che dà sulla via Vigevano esibisce un disegno che possiamo
definire surrealista pop. La figura di un uomo a dimensione gigantesca, nuda,
si erge in verticale dal basso in alto; abbraccia un vaso che tiene stretto al
petto da cui si dirama il fusto a foglie larghe di una pianta che termina,
quasi fin sotto la grondaia, con la faccia di una donna. La testa minuscola
dell’uomo è coperta dal vaso e non è identificabile, ma quella finale generata
come un fiore dalla pianta è quasi una maschera che ci guarda immobile ed
enigmatica. Da qualche tempo il lato sinistro di questo ingresso è ricoperto da
tessere di mosaico di colore blu e rosso molto suggestive: si distribuiscono
per tutto il piano terra, e quando vi batte il sole riflette riverberi
cangianti. Che sia frequentato da artisti e da creativi è facile immaginarlo,
ed anche all’interno le pareti hanno i loro bei graffiti e i loro disegni.
Occupata
verso la fine degli anni Ottanta del secolo scorso, questa che è a tutti nota
come Casa Occupata Gorizia, si è giovata della mano di artisti come Atomo e
Swarz. Ha resistito alla speculazione e ad ogni tentativo di addomesticare e
irreggimentare la città, e sin dal suo nascere ha visto l’apporto di gruppi di
lavoratori, donne, militanti, artisti, musicisti, che l’hanno difesa, usata come
luogo di vita e di rapporti. E continuano ad usarla rendendola viva con tante
iniziative aperte alla città. Negli anni l’immobile è diventato un Centro
sociale autogestito e ospita vari progetti: Elicriso con lo spaccio popolare
aperto una volta alla settimana, il mercatino di prodotti provenienti dall’agricoltura
biologica, un gruppo di acquisto solidale (GAS) a sostegno dei produttori locali,
concerti ed eventi di musica punk e underground, il progetto artistico della
Cueva No Art Gallery. Si possono anche consultare i libri della piccola
biblioteca e reperire pubblicazioni rare del fumetto radicale internazionale.
Datare l’edificio con precisione non è possibile, ma la sua funzione nel corso
del tempo era stata quella di Casa Cantoniera per il controllo delle acque del
Naviglio. Vi risiedeva l’ingegnere addetto a questa incombenza con la sua
famiglia. Una gigantesca e vetusta stufa in ghisa presente nel piano interrato,
deve aver svolto bene il suo compito di effondere calore agli ambienti; a
giudicare di quanto si vada giù di livello, i mattoni rossi e lo spessore dei
muri interni, dovevano garantire una discreta difesa dall’umido che le acque e
la nebbia producono nei mesi invernali.