25aprile ricorrenza della Liberazione, 2 giugno il giorno del voto
che fornì' la legittimazione politica al progetto repubblicano.Le due date che, nel corso dell’anno, scandiscono il
momento delle celebrazioni più importanti per la democrazia.Un filo rosso tiene assieme il 25 aprile e il 2 giugno: le
date più importanti nella storia del nostro Paese.Dobbiamo riaffermarlo con grande forza e chiarezza non
cedendo alla tentazione di limitare il ricordo della Repubblica al solo
concetto di unità nazionale. Ricordare il 2 giugno
assieme al 25 aprile deve significare lanciare una sfida verso chi ormai pensa
che questi passaggi siano affidati a una retorica passatista alimentando così
la semplificazione qualunquista e verso chi ritiene il momento di superare la
democrazia repubblicana attraverso un ritorno all'indietro nell'oscurantismo
autoritario.La Resistenza attraverso la quale
si realizzò la Liberazione, con la classe operaia assoluta protagonista e il 2 giugno
quando nacque la Repubblica ebbero come conseguenza immediata la Costituzione.Una continuità assoluta di spirito d'intenti, di
comune vocazione politica, di disegno dell'orizzonte storico oltre le ideologie
e le appartenenze (pur in tempi di grande passione politica e in un clima di
repressione poliziesca verso la classe operaia e i contadini in una Italia
distrutta dalla guerra nazista, fascista, monarchica).La Costituzione deve essere ripresa in mano riaffermandone
i principi di fondo come del resto è stato nell'esito del recente referendum: in
questa occasione si è dimostrato ancora una volta come la Costituzione rimanga
il magnete più importante per attirare all'impegno la parte democratica e
progressista ancora attiva e presente nel panorama politico, culturale,
associativo dell'Italia. Era accaduto nel 2006, nel 2016 e ancora dieci anni
dopo: un ventennio segnato da tentativi di stravolgimento del nostro assetto
democratico, che pur tuttavia ha subito seri colpi anche da parte di chi
avrebbe dovuto affermarne i principi di fondo; pensiamo alla modifica del
Titolo V e a quella dell'articolo 81.Tentativi
di stravolgere l'impianto democratico-costituzionale respinti dal voto popolare
e dall'impegno unitario di forze politiche, sindacali, associative.In questo momento le stesse forze dovrebbero essere
chiamate a intervenire sulla proposta di ennesima modifica della formula
elettorale da usarsi in occasione di elezioni legislative generali.Non basterà opporsi a questo progetto di
maggioritario-personalistico ma si tratta anche di impegnarsi per far uscire la
centralità del Parlamento dal momento di oblio in cui è stata relegata.
Con la centralità del
Parlamento si situano la riaffermazione del predominio del pubblico sul
privato, del collettivo sull’individuale: quei punti nodali sui cui è basato quell'impianto
costituzionale che ha reso la Repubblica Italiana del tutto diversa dalla
monarchia dei "notabili" che aveva aperto la strada al fascismo.La centralità del Parlamento è stata proditoriamente messa
in mora nel corso di questi anni in cui si sono esercitati modi e forme
assolutamente ai limiti della legalità repubblicana (pensiamo al ruolo avuto
dalla Corte Costituzionale capace di bocciare due volte la formula elettorale
con la quale pure si era eletto 3 volte il Parlamento e però incapace di proclamare
illegittime le prosecuzioni delle relative legislature).Ricordando il 2 giugno sarà allora necessario il
collegamento diretto con il 25 aprile: le due date andranno ricordate assieme
riflettendo su di una necessaria connessione ideale da sviluppare nel nome
della Democrazia Repubblicana, un principio che non può essere abbandonato
nemmeno nei momenti più difficili.Tutto ciò
chiama però in causa l’esistenza di una sinistra politica capace di vedere il
nuovo stando collegata alla grande tradizione del movimento operaio italiano. È stato il movimento
operaio la matrice vera della Liberazione e della Repubblica e questo non può
essere mai dimenticato.