NESSUNA PIETÀ, SONO VITE INUTILI di Franco Astengo
La retorica nazionalista e la
tragedia di Amendolara. Nessuno
proprio nessuno ha pensato non di interrompere ma di chiedere di interrompere
il festival di retorica nazionalista che ha ammantato le celebrazioni degli 80
anni del 2 giugno. Nessuno ha chiesto di fermarsi un attimo a causa della
tragedia di Amendolara, di ricordare dal palco dei Fori Imperiali quei corpi
bruciati mentre cercavano di lavorare per sopravvivere lontano migliaia di
chilometri da casa e resi schiavi da un sistema che si può ben definire
antiumano. Nessuno ha chiesto di fermare almeno per un momento una antistorica
parata militare (svoltasi tra l’altro in tempo di guerra) almeno per rendere
omaggio con il pensiero a quelle vittime innocenti. Deve essere chiaro che le
responsabilità non sono del capolarato utilizzatore finale di un sistema
rispetto al quale le aziende agricole sono evidentemente corresponsabili
chiudendo almeno gli occhi dalla vista del dove provengono i lavoratori che
consegnano il profitto grazie alla loro fatica. Responsabili sono le istituzioni
messaggere mute di una impotenza che assiste al continuarsi dello schiavismo:
fenomeno che continua nel tempo proseguendo a utilizzare la guerra tra poveri
come alibi. Soprattutto è responsabile la voracità di un capitalismo che
richiede per forza di intensificare lo sfruttamento dell'uomo sull’uomo:
nonostante la tecnologia, nonostante la modernità. Qualcuno ha richiamato gli
schiavi che costruirono le Piramidi: davvero non ci siamo tanto distanti.