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giovedì 4 giugno 2026

BRANDUARDI
di Angelo Gaccione
 



Un poeta della musica.
 
Quando comparve sulla scena musicale per la prima volta fu come un miraggio; un vero e proprio alieno come se venisse da un altro mondo. Un menestrello alto e magro con un volto incorniciato da un nido di capelli ricci. Si presentava con il suo inseparabile violino e cantava strofe che erano più simili a versi, a poesie; ballate i cui ritmi evocavano atmosfere d’altri tempi, sonorità che affioravano da contaminazioni di luoghi e tempi più diversi. Perché era un poeta della musica, perché con i poeti aveva dimestichezza, perché aveva un retroterra robusto da cui attingere (studi musicali solidi in Conservatorio), e perché poteva vantare un sodalizio con una sposa (Luisa Zappa) che le parole dei testi glieli cuciva addosso molto bene. Si capì subito che la sua era musica vera, e che le ricerche sulle tradizioni popolari più diverse, la conoscenza della musica rinascimentale e barocca più di tutto, facevano la differenza. Sul ricco e articolato percorso di questo autore e interprete è stato scritto ad abundantiam. La critica ha seguito il suo lavoro con fedeltà e costanza riconoscendone la qualità. Del resto la quantità di album pubblicati, di premi ricevuti, di riconoscimenti pubblici, di sodalizi e amicizie con personalità della cultura di primo piano, sono lì a dare aperta dimostrazione della considerazione che Branduardi ha goduto e gode. E, come pochi, può vantare un largo pubblico di affezionati che non salta un concerto, e che ha in buona parte percorso assieme a lui una lunga parabola temporale artistico-musicale. Se ne è avuta la conferma nel recente concerto tenuto al Teatro Nazionale di Piazza Piemonte a Milano lo scorso mese di maggio sotto il titolo: “Il Cantico”. Ispirato al Cantico delle Creature di Francesco D’Assisi, che sta alla base della lingua volgare italiana, il concerto ha fuso poesia e sacralità facendone affiorare prepotente la dimensione spirituale. Come sempre  magnetica e coinvolgente l’interpretazione di Branduardi che non concede nulla ad istrionismi e ad effetti speciali. Accompagnato da un ensamble di musicisti di indiscusso talento, abbiamo potuto godere di un paio d’ore di buona musica, apprezzare i testi che il livello acustico ha rigorosamente rispettato, e uscire dal teatro piacevolmente più ricchi e appagati.