Un poeta della musica. Quando comparve sulla scena musicale per la prima volta fu
come un miraggio; un vero e proprio alieno come se venisse da un altro mondo.
Un menestrello alto e magro con un volto incorniciato da un nido di capelli
ricci. Si presentava con il suo inseparabile violino e cantava strofe che erano
più simili a versi, a poesie; ballate i cui ritmi evocavano atmosfere d’altri
tempi, sonorità che affioravano da contaminazioni di luoghi e tempi più
diversi. Perché era un poeta della musica, perché con i poeti aveva
dimestichezza, perché aveva un retroterra robusto da cui attingere (studi
musicali solidi in Conservatorio), e perché poteva vantare un sodalizio con una
sposa (Luisa Zappa) che le parole dei testi glieli cuciva addosso molto bene. Si
capì subito che la sua era musica vera, e che le ricerche sulle tradizioni popolari
più diverse, la conoscenza della musica rinascimentale e barocca più di tutto,
facevano la differenza. Sul ricco e articolato percorso di questo autore e
interprete è stato scritto ad abundantiam. La critica ha seguito il suo
lavoro con fedeltà e costanza riconoscendone la qualità. Del resto la quantità
di album pubblicati, di premi ricevuti, di riconoscimenti pubblici, di sodalizi
e amicizie con personalità della cultura di primo piano, sono lì a dare aperta dimostrazione della considerazione che Branduardi ha goduto e gode. E, come
pochi, può vantare un largo pubblico di affezionati che non salta un concerto,
e che ha in buona parte percorso assieme a lui una lunga parabola temporale
artistico-musicale. Se ne è avuta la conferma nel recente concerto tenuto al
Teatro Nazionale di Piazza Piemonte a Milano lo scorso mese di maggio sotto il
titolo: “Il Cantico”. Ispirato al Cantico delle Creature di
Francesco D’Assisi, che sta alla base della lingua volgare italiana, il
concerto ha fuso poesia e sacralità facendone affiorare prepotente la dimensione
spirituale. Come sempre magnetica e coinvolgente l’interpretazione di
Branduardi che non concede nulla ad istrionismi e ad effetti speciali.
Accompagnato da un ensamble di musicisti di indiscusso talento, abbiamo
potuto godere di un paio d’ore di buona musica, apprezzare i testi che il
livello acustico ha rigorosamente rispettato, e uscire dal teatro piacevolmente
più ricchi e appagati.