Pagine

lunedì 29 giugno 2026

 PENSIERI D’ESTATE
di Zaccaria Gallo

Opera di A. Casiraghy

La costa tra la Cala del Pantano e la Torre Costiera verso Trani, sul mare, si apre di tanto in tanto, ad ogni svolta, all'improvviso e dall’alto del parapetto che sporge verso il basso, ad ogni discesa, conduce lo sguardo alla distesa di ciottoli chiari levigati dal tempo, che si trovano sulle rive; quei ciottoli diventati così tondi e ovali grazie al lavoro paziente durato secoli, talvolta millenni. Le rocce, staccatesi dalle falesie e dagli affioramenti costieri, sono state trascinate dalle onde, sbattute le une contro le altre e, lentamente, consumate.  Gli spigoli si sono arrotondati, le superfici levigate e il mare come uno scultore instancabile ha cancellato ogni asperità. Sulla superficie di ogni ciottolo, ha deposto una patina biancastra: è il sale, lasciato dall’evaporarsi dellacqua marina e dai residui calcarei, tipici di questa costa pugliese. E allora lasciamoci andare ai pensieri d’estate. Ci sovvengono alla memoria le leggende che spiegano la nascita proprio della forma perfetta di ogni ciottolo. In tempi remoti, probabilmente, una sirena del mare ha pianto ogni notte, guardando le navi e i pescherecci allontanarsi all'orizzonte, temendo la loro scomparsa. Le sue lacrime cadevano sugli scogli e il mare, per custodirle, le ha trasformate in pietre bianche e lisce: per questo, nessuna ha spigoli. Il dolore, accarezzato a lungo dalle onde, si trasfigurava in dolcezza. C’è anche chi dice che quei ciottoli siano le perle perdute dalla luna.


Nelle notti di maestrale, la luna si specchia nel mare Adriatico e, ogni volta, che una nube la vela, lascia cadere una manciata di perle sulla spiaggia. Il mare, poi, le sparge lungo la costa e il sole le ricopre di sale. Quei bellissimi sassi potrebbero anche essere piccoli frammenti di una luna innamorata, caduti sulla terra a impreziosire la riva o una preghiera, un rosario di pietre che il mare sgrana da secoli lungo la costa o, infine, le pagine bianche su cui ogni onda che arriva e si ritira scrive e cancella la propria storia. Potremmo pensarli anche come pensieri maturi, che hanno perso gli spigoli della giovinezza o come parole antiche levigate dall’uso di generazioni o come anime pazienti che le tempeste non hanno spezzato, ma reso più armoniose. Distesi sulla battigia, i ciottoli candidi appaiono, qualche volta, anche come un gregge silenzioso, addormentato sotto il sole. E, talvolta, in qualche angolo, a sorvegliarli, c’è un silenzioso pastore: un grosso tronco d’albero o un legno intero, difficile da riconoscere. 


Quegli alberi, quei legni sono lì, e sembrano rifiutare di raccontare la loro storia: sono un enigma! Vengono da una foresta di montagna? Un fiume li ha trasportati verso il mare? O sono tracce, indizi di una tempesta che si è scatenata su una nave, una barca? Anche loro, alberi e assi di legno sono stati levigati dall’acqua, come i ciottoli, che sorvegliano. O chissà, forse, è quell’asse, quel legno al quale si è aggrappato Ulisse o altri naufraghi come lui. Certo, un albero è destinato a stare in piedi e, vederlo disteso, magari con i rami non più verso il cielo e le radici a mezz’aria, ci fa pensare a un destino rovesciato. Ma il sole, l’acqua del mare, le onde, il sale, il vento, anche se ne hanno consumato la corteccia e cambiato la posizione, hanno però scolpito una bellezza austera, quasi una scultura. Come i nostri ciottoli. Nessuno conserva la durezza dell’origine: il mare ha consumato ogni angolo, trasformando le pietre in una forma di pace, e quella sottile polvere di sale le fa brillare come perle dimenticate da una mano divina. Ma non è solo questo che ci piace ricordare: anche altre cose che quei ciottoli custodiscono.


Molte virtù. La prima la si scopre con il tatto, prendendone uno in mano, si adatta naturalmente al palmo, come se la sua forma fosse stata studiata apposta per l’anatomia umana ed è sensazione antica. Rassicurante, la pietra, fredda e liscia, sembra trasmettere la calma del mare che l’ha modellata. C’è la vista. La vista, sì! Che per la bellezza, allo sguardo, ogni ciottolo appare come una piccola scultura astratta, diversa da tutte le altre, eppure perfetta, nella semplicità, tanto da ricordare le sculture di Brancusi. Ma nessun artista avrebbe potuto progettare forme più armoniose di quelle create dal dialogo interminabile fra le rocce e le onde. E poi c’è l’udito! Quando il mare raggiunge la riva e si ritira, migliaia di pietre si sfiorano e si urtano dolcemente: ne nasce una musica particolare, un fruscio di vetro e di conchiglie, un mormorio che appartiene solo alle spiagge di ciottoli: e la voce della costa che parla, senza parole, da secoli. E, infine, dobbiamo anche avere un momento di riconoscenza per queste pietre, anche se richiamano ricordi meno lieti. Nei tempi della fame e della miseria, quando nelle case mancava quasi tutto, si tramanda la storia della minestra di ciottoli: in una pentola d'acqua messa a bollire sul fuoco si mettevano i ciottoli e si aggiungeva a quello che c’era una patata, una cipolla, un paio di pomodori. La pietra, col suo silenzioso aiuto, insegnava che la solidarietà può trasformare la scarsità in utile abbondanza. 


Per questo, osservando i ciottoli della spiaggia, viene da pensare che anche le pietre possono raccontare una lezione di vita. Come quei ciottoli hanno perso gli spigoli, sotto l’azione paziente del mare, così le difficoltà della vita possono smussare l’orgoglio degli uomini, e insegnare loro il valore dell’aiuto reciproco. Forse è anche per questo che una spiaggia di pietre non apparirà mai fredda, perché ogni ciottolo custodisce una storia. I ciottoli della riva non hanno fretta. Da secoli attendono l’onda successiva. Senza accorgersene continuano a cambiare, a levigarsi, a diventare sempre più armoniosi. Anche la vita compie la sua opera allo stesso modo: un giorno dopo l’altro, un’onda dopo l’altra.