LE CINQUE VIE PIANGONO
di Patrizia Gioia

Una immagine storia delle 5 Vie
I devastatori si somigliano tutti: che amministri la destra o la finta sinistra.
Ci
sono vuoti più pieni del pieno. Come quello delle 5 vie a Milano, un pezzo di
memoria che riportava al cuore il pesante attacco aereo nelle notti tra il 12 e
il 16 agosto 1943, attacco che, come tutti gli attacchi, mina il cuore delle
persone che rimangono. I miei nonni vivevano vicini a quei luoghi, la loro casa
fu evitata di poco, mio nonno era ancora una volta salvo, lui che non poteva
ogni volta scendere i 5 piani, per andare al rifugio, aveva una gamba sola,
impossibile il riparo. Bene, ora quel vuoto-pieno è stato riempito da un nuovo
edificio, una di quelle costruzioni senza anima, che ormai sorgono al di là di
ogni buon piano regolatore, ma soprattutto al di là di ogni anima di chi le fa
le regole e, oggi più che mai, sa bene come svicolarle. Abbiamo assolto
palazzinari definiti “ingenui, che non erano consapevoli”, ma sappiamo bene
ormai di che consapevolezza siamo sommersi: quella del profitto a ogni
costo.
“Viviamo in un’epoca in cui alla bulimia dei mezzi corrisponde l’atrofia dei
fini” scrive Paul Ricoeur. Proprio così, e chi ha questa sana consapevolezza
non può non soffrire vedendo gli scempi compiuti in nome del nuovo. Un nuovo
che non ha memoria è già morto. Potevamo prendere esempio dal Kaiser
Wilhelm Gedachtniskirche di Berlino e lasciare quel “vuoto” a monito della
violenza di tutte le guerre.
Ma, dimenticavo... la nostra è un’economia di guerra!
“Viviamo in un’epoca in cui alla bulimia dei mezzi corrisponde l’atrofia dei
fini” scrive Paul Ricoeur. Proprio così, e chi ha questa sana consapevolezza
non può non soffrire vedendo gli scempi compiuti in nome del nuovo. Un nuovo
che non ha memoria è già morto. Potevamo prendere esempio dal Kaiser
Wilhelm Gedachtniskirche di Berlino e lasciare quel “vuoto” a monito della
violenza di tutte le guerre.
Ma, dimenticavo... la nostra è un’economia di guerra!
