SULLA POESIA CIVILE Conversazione fra Donatella Bisutti e Angelo Gaccione
Angelo Gaccione
Bisutti: “Cosa si intende per poesia civile?” Gaccione: “Nel novembre del 2023 ho scritto un aforisma, o forse è più corretto
dire un pensiero, che è stato poi pubblicato nel 2024 nel volume Schegge
edito dall’editrice I Quaderni del Bardo a cura di Donato di Poce. Quel
pensiero intitolato “Poesia civile” così recita: È civile tutto ciò che
oppone l’umano al disumano. Credo che questa sia una buona definizione e fa
giustizia di tutte le limitazioni che si vogliono imporre al fare poetico. B:
Che posto occupa oggi in Italia la poesia civile? G:
Se teniamo conto della definizione che ho appena citato, possiamo affermare che
la poesia “civile” ha una presenza non trascurabile. La quantità di volumi di
poesia prodotta ogni anno è molto alta in Italia ed è impossibile conoscerla
tutta nella sua interezza, ma quasi sempre nelle raccolte si trovano testi di
grande consapevolezza umana, sociale, morale. Ambiente, guerra, rapporti umani,
disagio sociale, marginalità e tanto altro, pervadono molti testi.
Donatella Bisutti
B:
Poesia civile e poesia politica sono la stessa cosa? G:
È oramai un sapere comune che ogni azione umana e ogni scelta personale abbiano
inevitabilmente conseguenze generali e influiscono sul complesso sociale
intero. Mettere in piedi una fabbrica di armi ha conseguenze diverse da quelle
di creare un laboratorio di ricerca contro le malattie. Se è così ogni atto è politico.
Politikós e polítes derivano entrambi da pólis e riguardano la città e la sua
amministrazione, il vivere comune. Il termine poesia politica non lo usa
nessuno, forse perché la parola è squalificata dall’agire indegno di tanti
politici. Il termine civile è più nobile perché riguarda il cives, la
civitas, la communitas di cui facciamo parte. B:
La poesia civile è vera poesia? G:
Si potrebbe rovesciare la domanda e chiedersi: la poesia non civile è
vera poesia? A mio parere non dovremmo fare distinzioni così artificiose, ma
preoccuparci che la poesia, qualsiasi sia l’argomento che essa affronti,
conservi una sua impronta, una sua verità, una sua forza morale, un suo
carattere che ce la fa sentire nostra. Il pericolo della poesia in generale,
non è l’argomento, ma la sciatteria, la banalità. Ci sono poesie di impegno
sociale orrende, come ce ne sono di amorose, di esistenziali e di qualunque
altro genere, altrettanto orrende. Il vero poeta questo lo sa, ne è
consapevole.
B:
Lo stile della poesia civile è diverso da quello della poesia lirica? G:
Più che lo stile è diverso il timbro. Posso fare due esempi che mi riguardano.
Nella mia recente raccolta Una gioiosa fatica la sezione de Le
Arrabbiate contiene poesie il cui timbro è diverso da quelle comprese nelle
sezioni de Le Sacre o de Le Straniere, e tuttavia vi si mescolano elementi
compositi in cui liricità e indignazione si fondono. Ripeto: è la qualità che
conta, la sua forza espressiva, la sua verità. Il resto non conta. B:
La poesia civile può avere oggi un impatto sulla società? G:
La poesia civile ha un impatto sulla società, e per la sua particolarità è
molto più efficace di tante altre forme espressive. Al poeta bastano pochi
versi per arrivare al cuore delle cose. Come al canto, alla fotografia o a
un’immagine pittorica. La forza delle poesie e delle foto sul genocidio di Gaza
è stata enormemente superiore a tutti i discorsi e a tutti gli articoli di giornale.
Basta andare su Internet per averne la prova. Le ballate de Il disertore o
di Addio Lugano bella cantate nei cortei, creano sempre una fortissima empatia
emozionale fra i partecipanti.