Non è
facile recensire in poche righe una silloge così densa e ricca di sfumature Comeuno stanco mito di Maurizio Gregorini (sua settima fatica editoriale);
andiamo per gradi, dunque, perseguendo la schematicità nel tentativo di
districarci nell’opera stratificata. Il tema della raccolta innanzitutto. L’amore,
eterno travaglio di shakespeariano sapore, qui declinato lungo una storia che
tratteggia, dal primo abbagliante incontro all’inevitabile conclusione,
l’evolversi del rapporto fra un uomo e una donna. Lui a tratti focoso e
terragnolo, in altri frangenti sorprendentemente assorto, quasi spirituale, più
romantico e sognatore della controparte femminile. Lei che fa da contraltare,
in apparenza defilata, in realtà onnipresente fra le righe, perno intorno cui
gira l’universo maschile. Una donna caratterizzata da sensualità libera e
spudorata, un carattere pratico e determinato, che non teme di rompere
l’incantesimo quando la routine e il tempo spengono la passione. Due figure
moderne, tipiche dei nostri travagliati anni. La coppia scoppia, vox populi. Le
relazioni iniziano, si consumano e finiscono senza coinvolgimenti ulteriori,
scorno del perdente a parte. Il registro a prima vista appare contraddittorio:
si confrontano vocaboli ricercati e brillanti costrutti di sapore popolare,
spesso tratti dal linguaggio parlato; che si contrappongono a rimandi colti
alla mitologia, in un dialogo serrato con gli déi dell’Olimpo greco, sempre
pronti, in caso di bisogno, a prestare i loro intrighi archetipici (Sei
statua immemore – di Galatea marmorea). A stratificare ulteriormente la
composizione intervengono brevi frasi emblematiche in lingua straniera o in
latino (Erotisch wunderkammer - il candido tuo corpo). Echi
baudelairiani si alternano a impennate alla Neruda, sonorità montaliane a
smorfie passionali alla Ghiannis Ritsos. Una gran confusione direte voi:
eppure, questo sembiante caotico riesce ad armonizzarsi in maniera equilibrata
attorno a una ritmica di prim’ordine e alla coerenza tematica stringente. Il ritmo della metrica per
l’appunto e qui viene il bello: settenari, quaternari, ritmi da canzone che si
trasformano in sincopate cadenze da musica elettronica (seno di neve – libro
socchiuso - collana sul prato – pallide dita – bocca fiorita – scarpe spaiate),
rime martellanti (portami lontano – portami per mano – sciogli nell’amore
– il caldo mio dolore) in simbiosi con sapienti versi liberi, giochi
verbali e scherzi in altalenante saliscendi; un’amalgama densa, comica e
tragica al contempo. Nell’insieme un’opera molto
particolare, unica nel suo genere. Insomma, come afferma il poeta e critico
Giuseppe Conte nel risvolto di copertina del libro: “Le ragioni del fascino
assoluto di questo libro sono molteplici… Tutto contribuisce a fare di questo
libro un’opera di splendente vitalità”. Una silloge scintillante, che
farà forse storcere il naso ai cultori di certa poesia astratta ed eterea oggi
in gran voga, ma che soddisferà il lettore in cerca di puro godimento: e lo
divertirà, lo commuoverà, lo farà cantare sulla musica dell’amore, quello con
la A maiuscola.
Maurizio Gregorini Come uno stanco mito Prevosto Editore - 2026 Pagg. 74, euro 10