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martedì 30 giugno 2026

TRA LE PAGINE
di Sabrina Losso



Il nuovo libro di Maurizio Gregorini.


Non è facile recensire in poche righe una silloge così densa e ricca di sfumature Come uno stanco mito di Maurizio Gregorini (sua settima fatica editoriale); andiamo per gradi, dunque, perseguendo la schematicità nel tentativo di districarci nell’opera stratificata. Il tema della raccolta innanzitutto. L’amore, eterno travaglio di shakespeariano sapore, qui declinato lungo una storia che tratteggia, dal primo abbagliante incontro all’inevitabile conclusione, l’evolversi del rapporto fra un uomo e una donna. Lui a tratti focoso e terragnolo, in altri frangenti sorprendentemente assorto, quasi spirituale, più romantico e sognatore della controparte femminile. Lei che fa da contraltare, in apparenza defilata, in realtà onnipresente fra le righe, perno intorno cui gira l’universo maschile. Una donna caratterizzata da sensualità libera e spudorata, un carattere pratico e determinato, che non teme di rompere l’incantesimo quando la routine e il tempo spengono la passione. Due figure moderne, tipiche dei nostri travagliati anni. La coppia scoppia, vox populi. Le relazioni iniziano, si consumano e finiscono senza coinvolgimenti ulteriori, scorno del perdente a parte. Il registro a prima vista appare contraddittorio: si confrontano vocaboli ricercati e brillanti costrutti di sapore popolare, spesso tratti dal linguaggio parlato; che si contrappongono a rimandi colti alla mitologia, in un dialogo serrato con gli déi dell’Olimpo greco, sempre pronti, in caso di bisogno, a prestare i loro intrighi archetipici (Sei statua immemore – di Galatea marmorea). A stratificare ulteriormente la composizione intervengono brevi frasi emblematiche in lingua straniera o in latino (Erotisch wunderkammer - il candido tuo corpo). Echi baudelairiani si alternano a impennate alla Neruda, sonorità montaliane a smorfie passionali alla Ghiannis Ritsos. Una gran confusione direte voi: eppure, questo sembiante caotico riesce ad armonizzarsi in maniera equilibrata attorno a una ritmica di prim’ordine e alla coerenza tematica stringente.
Il ritmo della metrica per l’appunto e qui viene il bello: settenari, quaternari, ritmi da canzone che si trasformano in sincopate cadenze da musica elettronica (seno di neve – libro socchiuso - collana sul prato – pallide dita – bocca fiorita – scarpe spaiate), rime martellanti (portami lontano – portami per mano – sciogli nell’amore – il caldo mio dolore) in simbiosi con sapienti versi liberi, giochi verbali e scherzi in altalenante saliscendi; un’amalgama densa, comica e tragica al contempo.
Nell’insieme un’opera molto particolare, unica nel suo genere. Insomma, come afferma il poeta e critico Giuseppe Conte nel risvolto di copertina del libro: “Le ragioni del fascino assoluto di questo libro sono molteplici… Tutto contribuisce a fare di questo libro un’opera di splendente vitalità”. 
Una silloge scintillante, che farà forse storcere il naso ai cultori di certa poesia astratta ed eterea oggi in gran voga, ma che soddisferà il lettore in cerca di puro godimento: e lo divertirà, lo commuoverà, lo farà cantare sulla musica dell’amore, quello con la A maiuscola.
 


Maurizio Gregorini
Come uno stanco mito
Prevosto Editore - 2026
Pagg. 74, euro 10