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mercoledì 24 giugno 2026

TUTTO CIÒ CHE È UMANO MI RIGUARDA
di Angelo Gaccione
 


Testo letto in occasione della tavola rotonda sulla poesia civile alla biblioteca dell’Università di Genova martedì 16 giugno 2026.
 
H
o titolato questi pochi minuti di confronto sulla poesia civile usando il celebre motto di Publio Terenzio Afro: “Sono un uomo, e di quanto è umano nulla penso che mi sia estraneo” tratto dal libro Autopunizione più noto come Il punitore di me stesso. Ma avrei potuto citare direttamente un mio aforisma del 2023 riferito proprio alla poesia civile: “È civile tutto ciò che oppone l’umano al disumano”. Direi che nulla di più pertinente al mio modo di essere e di essere nel mondo. Nel mio agire e nel mio operare con la scrittura, attraverso i vari linguaggi volta a volta impiegati (poesia, narrativa, saggistica, teatro, fiaba, aforismi, critica d’arte, teatrale, letteraria, musica, giornalismo), ho tenuto fermo i concetti di tanti altri intellettuali che hanno influito sulle mie convinzioni. Proudhon, per esempio, era fermamente convinto che la scrittura avesse un impatto concreto sulla realtà per poterla modificare. È uno strumento importante che serve a diffondere nella società il seme del cambiamento. Da parte sua lo scrittore algerino Albert Camus, ha scritto che “Per agire l’uomo deve parlare” e quindi il dovere e la necessita di un impegno attivo, mentre Marx ci esorta a vivere come si pensa, altrimenti finiamo per pensare come viviamo. Ne discende che se vogliamo un mondo migliore dobbiamo pensare e agire, altrimenti diamo ragione ad un mio aforisma che così recita: “Pretendono un mondo migliore, ma non muovono un dito perché lo diventi”. Per quel che mi riguarda ho svolto sempre una intensa attività di scrittura in coerenza con le mie idee – ho fondato giornali, circoli, movimenti, – e Odissea è in piedi da 23 anni. Cerco, in maniera attiva e militante di portare concretamente il mio corpo dentro lo spazio pubblico dove e quando è necessario, anche se ora non sono più giovane e non ho le forze di un tempo. Vorrei chiudere riprendendo una delle domande che ci ha posto Donatella Bisutti: “La poesia civile può avere oggi un impatto sulla società? Io sono convinto di sì. La poesia civile ha un impatto sulla società, e per la sua particolarità è molto più efficace di tante altre forme espressive. Al poeta bastano pochi versi per arrivare al cuore delle cose. Come avviene al canto, alla fotografia o alla immagine pittorica. La forza delle poesie e delle foto sul genocidio di Gaza è stata enormemente superiore a tutti i discorsi e a tutti gli articoli di giornale. Basta controllare su Internet per averne la prova. Il canto de Il disertore o di Addio Lugano bella nei cortei, creano sempre una fortissima empatia emozionale fra i partecipanti, superiore a qualsiasi discorso.