A UNA STAMPA DEGNA DI
QUESTO NOME Ai
giornalisti che scelgono di non lasciare cadere il silenzio.
Cari amici e care amiche del Gruppo
Comunicazioni Solidali, negli anni avete scelto di raccontare
una storia che troppo spesso rischiava di scomparire dal dibattito pubblico.
Con i vostri articoli, i vostri servizi e la vostra attenzione avete
contribuito a sottrarre il popolo saharawi all’invisibilità. Per questo desidero
rivolgervi non una semplice richiesta, ma un invito consapevole. Tra pochi
giorni prenderà il via la 44ª edizione del progetto Piccoli Ambasciatori di
Pace Saharawi. Anche quest’anno 110 bambine e bambini, accompagnati da 22
accompagnatori saharawi, arriveranno in Italia grazie a una rete straordinaria
di associazioni, enti locali, volontari e operatori sanitari che, da 44 anni,
trasforma la solidarietà in azione concreta. Voi questa storia la conoscete
bene e ne siete stati, negli anni, testimoni attenti. Per questo mi permetto di
chiedervi che, nel raccontare anche questa 44ª edizione dei Piccoli
Ambasciatori di Pace Saharawi, trovi spazio non solo la vicenda del popolo
saharawi, ma anche quella di un movimento di solidarietà che rappresenta un
esempio pressoché unico a livello internazionale. Da 44 anni migliaia di
volontari, decine di associazioni, enti locali, amministratori, rappresentanti
delle istituzioni, parlamentari, operatori sanitari, insegnanti e cittadini
continuano, con straordinaria costanza, a sostenere questo progetto contando
quasi esclusivamente sulle proprie forze. È una grande storia italiana di
solidarietà, costruita nel tempo da persone diverse per idee, appartenenze e
sensibilità, ma unite dalla convinzione che la dignità di un popolo non possa
essere dimenticata. Dietro questo progetto c’è una vera
comunità di solidarietà: 74 associazioni iscritte presso la Rappresentanza del
Fronte Polisario in Italia, delle quali 24 realizzano direttamente
l’accoglienza dei bambini; 195 Comuni, numerose Regioni, Aziende Sanitarie
Locali, ospedali e oltre 2.000 volontari che ogni anno mettono a disposizione
tempo, competenze e responsabilità.
Un’esperienza resa possibile dalla
collaborazione tra il Ministero della Gioventù e dello Sport della RASD, il
Ministero degli Affari Sociali e della Promozione della Donna della RASD, la
Rappresentanza del Fronte Polisario in Italia, la Rete Saharawi, l’Ambasciata
d’Italia ad Algeri, il Comitato per i Minori Stranieri del Ministero del Lavoro
e delle Politiche Sociali, l’Ambasciata d’Algeria a Roma, Air Algérie e le
numerose istituzioni italiane che, a vario titolo, rendono possibile ogni
edizione del progetto. Raccontare questa rete significa raccontare una delle
più significative esperienze di cooperazione civile e istituzionale costruite
nel nostro Paese attorno ai valori della pace, della solidarietà e dei diritti
umani. In un contesto mediatico dominato dall’urgenza del nuovo, le tragedie
protratte rischiano di diventare silenziose. È proprio qui che il giornalismo
ritrova la sua funzione più alta: restituire visibilità a ciò che il tempo
tende a oscurare. Raccontare questa esperienza significa dare voce non soltanto
ai bambini saharawi, ma anche a un’Italia discreta e generosa, che opera lontano
dai riflettori con competenza, dedizione e senso civico. Per questo vi invito
ad accompagnare anche quest’anno l’arrivo dei bambini con la vostra attenzione,
i vostri articoli, i vostri servizi e la vostra presenza. Non solo per
mantenere viva l’attenzione sulla causa saharawi, ma anche per rendere
giustizia a una delle più straordinarie e longeve esperienze di solidarietà
civile del nostro Paese. A nome della Rappresentanza del
Fronte Polisario in Italia e dell’intero movimento di solidarietà, desidero
ringraziarvi per l’impegno che avete sempre dimostrato. Perché ci sono storie
che non chiedono compassione, ma continuità. E il vostro lavoro, da tanti anni,
è parte di quella continuità. Con stima e gratitudine, Fatima Mahfud Rappresentante del Fronte Polisario
in Italia