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sabato 4 luglio 2026

A UNA STAMPA DEGNA DI QUESTO NOME
Ai giornalisti che scelgono di non lasciare cadere il silenzio.



Cari amici e care amiche del Gruppo Comunicazioni Solidali,
negli anni avete scelto di raccontare una storia che troppo spesso rischiava di scomparire dal dibattito pubblico. Con i vostri articoli, i vostri servizi e la vostra attenzione avete contribuito a sottrarre il popolo saharawi all’invisibilità. Per questo desidero rivolgervi non una semplice richiesta, ma un invito consapevole. Tra pochi giorni prenderà il via la 44ª edizione del progetto Piccoli Ambasciatori di Pace Saharawi. Anche quest’anno 110 bambine e bambini, accompagnati da 22 accompagnatori saharawi, arriveranno in Italia grazie a una rete straordinaria di associazioni, enti locali, volontari e operatori sanitari che, da 44 anni, trasforma la solidarietà in azione concreta. Voi questa storia la conoscete bene e ne siete stati, negli anni, testimoni attenti. Per questo mi permetto di chiedervi che, nel raccontare anche questa 44ª edizione dei Piccoli Ambasciatori di Pace Saharawi, trovi spazio non solo la vicenda del popolo saharawi, ma anche quella di un movimento di solidarietà che rappresenta un esempio pressoché unico a livello internazionale. Da 44 anni migliaia di volontari, decine di associazioni, enti locali, amministratori, rappresentanti delle istituzioni, parlamentari, operatori sanitari, insegnanti e cittadini continuano, con straordinaria costanza, a sostenere questo progetto contando quasi esclusivamente sulle proprie forze. È una grande storia italiana di solidarietà, costruita nel tempo da persone diverse per idee, appartenenze e sensibilità, ma unite dalla convinzione che la dignità di un popolo non possa essere dimenticata.
Dietro questo progetto c’è una vera comunità di solidarietà: 74 associazioni iscritte presso la Rappresentanza del Fronte Polisario in Italia, delle quali 24 realizzano direttamente l’accoglienza dei bambini; 195 Comuni, numerose Regioni, Aziende Sanitarie Locali, ospedali e oltre 2.000 volontari che ogni anno mettono a disposizione tempo, competenze e responsabilità. 



Un’esperienza resa possibile dalla collaborazione tra il Ministero della Gioventù e dello Sport della RASD, il Ministero degli Affari Sociali e della Promozione della Donna della RASD, la Rappresentanza del Fronte Polisario in Italia, la Rete Saharawi, l’Ambasciata d’Italia ad Algeri, il Comitato per i Minori Stranieri del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, l’Ambasciata d’Algeria a Roma, Air Algérie e le numerose istituzioni italiane che, a vario titolo, rendono possibile ogni edizione del progetto. Raccontare questa rete significa raccontare una delle più significative esperienze di cooperazione civile e istituzionale costruite nel nostro Paese attorno ai valori della pace, della solidarietà e dei diritti umani. In un contesto mediatico dominato dall’urgenza del nuovo, le tragedie protratte rischiano di diventare silenziose. È proprio qui che il giornalismo ritrova la sua funzione più alta: restituire visibilità a ciò che il tempo tende a oscurare. Raccontare questa esperienza significa dare voce non soltanto ai bambini saharawi, ma anche a un’Italia discreta e generosa, che opera lontano dai riflettori con competenza, dedizione e senso civico. Per questo vi invito ad accompagnare anche quest’anno l’arrivo dei bambini con la vostra attenzione, i vostri articoli, i vostri servizi e la vostra presenza. Non solo per mantenere viva l’attenzione sulla causa saharawi, ma anche per rendere giustizia a una delle più straordinarie e longeve esperienze di solidarietà civile del nostro Paese.
A nome della Rappresentanza del Fronte Polisario in Italia e dell’intero movimento di solidarietà, desidero ringraziarvi per l’impegno che avete sempre dimostrato. Perché ci sono storie che non chiedono compassione, ma continuità. E il vostro lavoro, da tanti anni, è parte di quella continuità.
Con stima e gratitudine,
 
Fatima Mahfud
Rappresentante del Fronte Polisario in Italia