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sabato 4 luglio 2026

NATO IL 4 DI LUGLIO
di Franco Astengo
 


Il mondo sta per ricordare i 250 anni dell’indipendenza USA evocando il fantasma del 4 luglio 1776 nel pieno dell’epoca trumpiana. Cosa resta allora di quel tentativo effettuato oltreoceano di costruire una nuova forma di stato e di governo fondate su di un esperimento democratico in quel momento senza precedenti al mondo? Abbiamo vissuto tutto l’arco di tempo intercorrente tra la fine della seconda guerra mondiale ad oggi, abbiamo vissuto la contrapposizione della guerra fredda e la successiva illusione della “fine della storia” con l’assunzione da parte degli USA del ruolo di “gendarme del mondo”, abbiamo introiettato il “way of life” fondato sul consumismo e l’individualismo, fenomeni che hanno “sfrangiato” la nostra identità culturale e sociale allontanando l’idea di una solidarietà di massa quale avevamo vissuto nei 30 gloriosi, è stata ridotta a simulacro la struttura degli impianti istituzionali. Adesso gli USA appaiono sulla via di un nuovo pericoloso destino imperiale fondato sulla tecnocrazia e la guerra. Negli USA e nel mondo comandano i signori dell’high-tech che stanno trasformando l’idea stessa dello Stato come l’abbiamo conosciuta dalle settecentesche rivoluzioni borghesi in avanti.  



Una democrazia ridotta al dominio della “proprietà privata”. Negli stessi USA, terra delle grandi contraddizioni, sta però avanzando un risposta nuova fondata su una ipotesi di socialismo democratico capace di coniugare l’insieme delle fratture che la modernità ci sta imponendo intrecciandosi con quelle “classiche” di derivazione dall’analisi marxista delle relazioni di classe. Non possiamo rimanere inerti e passivi di fronte a questa ipotesi di scontro tra l’imperialismo tecnocratico che punta direttamente a dominare il mondo e un’idea di socialismo che sembra misurarsi su di una sorta di “nuova democrazia diffusa” fondata sui bisogni e la gestione alternativa a quella capitalistica delle derive sociali in atto. Questa ipotesi di socialismo democratico contrasta anche con quella “sinistra liberale” che, all’inizio di questo secolo aveva concesso tutto all’idea del profitto e dello sfruttamento. Una sinistra “liberal” che aveva usato le armi della destra fino al punto di spalancare le porte a quell’egemonia tecnocratica fondata sull’accumulazione di ricchezza quale fattore di potere assoluto dei cui effetti stiamo assistendo con spavento, nell’apparente incapacità collettiva di pensare soltanto a un qualche meccanismo di regolazione. Gaza ha dato il segno dell’impotenza delle cosiddette “democrazie liberali” ormai tagliate fuori anche da qualsiasi ipotesi di compromesso, di trattativa, di intervento concreto.
Il documento adottato nel luglio 1776 dai padri fondatori del nuovo stato conteneva una triplice valenza di proclamazione dei diritti naturali dell’uomo, dei fini generali dell’azione di governo e di atto d’accusa nei confronti del Re (sfidando la “lesa maestà” che pure vigeva anche in una monarchia non assoluta come quella britannica). La dichiarazione fu però importante anche come atto politico perché accelerò la costituzione di nuovi governi in grado di occupare gli spazi vacanti dopo la scomparsa delle ultime vestigia dell’autorità imperiale. 



Oggi il socialismo democratico si trova nuovamente a dover fare i conti con un rinnovamento dell’imperium. In quel 1776 attraverso la redazione di documenti costituzionali di impronta repubblicana e popolare e di dichiarazioni dei diritti dei cittadini si sarebbe avviato il complessivo riesame di concetti come rappresentanza, consenso, costituzione, diritti, sovranità e l’avvio di una riflessione originale in fatto di organizzazione dello Stato, che nel caso specifico assunse la veste federale. La forma scelta fu quella repubblicana: oggi proprio sulla forma repubblicana (anche rispetto a quella particolare delineata nella Costituzione italiana) andrebbe appuntata la nostra attenzione mentre sono in atto molteplici tentativi, da diverse parti, di porla radicalmente in discussione: Trump è soltanto la punta dell’iceberg di un movimento profondo che punta a scindere libertà e democrazia e affermare nuove logiche di dominio. Per cercare di contrastare questa deriva forse vale la pena di tornare a pensare di riuscire a tenere assieme socialismo e democrazia in una sintesi che tenga conto dei limiti imposti dal vorticoso processo di nuova dimensione delle relazioni sociali, politiche, culturali, tecniche che stanno imponendosi mentre gli USA ricordano i loro 250 anni.