EMILIO VIVE NELLE
NOSTRE LOTTE di Silvano Piccardi
Emilio Molinari
Nel
luglio dello scorso anno moriva Emilio Molinari, militante di sinistra,
antifascista, oppositore della guerra, e difensore dei beni comuni. Intenso il
suo impegno per la vittoria del referendum per l’acqua pubblica. A distanza di
un anno dalla sua scomparsa, il regista e attore Silvano Piccardi, che di
Molinari fu fraterno amico, lo ricorda con questo affettuoso ritratto.
Silvano Piccardi
Emilio un
anno dopo. Indimenticato. Una parte di me (di noi) che non c’è più. Emilio,
compagno, fratello, amico. Dalla rivoluzione… al risotto coi funghi. Passando per i molti
interrogativi e dubbi. Emilio, comunista “dolce”? Sì, ma rivoluzionario
curioso, aperto, pronto a porsi le domande al livello del nostro tempo, e a
cercare risposte. Le risposte. Non
solo quelle possibili, soprattutto quelle
necessarie! Dalle lotte operaie, alla
lotta contro la distruzione del mondo, contro le guerre, per la difesa
dell’acqua, per la difesa della vita. Umana e non. Senza scartare il contributo
di alcuno, papa Bergoglio compreso! Quando mi fece leggere le prime bozze della
sua autobiografia (e, ahimè, non fui capace di aiutarlo a darne una stesura
organica) e poi rileggendola pubblicata - confesso che provai uno strano senso
di sconforto. Lo stesso che si è rinnovato e amplificato in seguito, rivedendo
il video di un suo intervento al convegno “Il secolo dei rifugiati ambientali”,
del 24/9/2016. [D’altra parte, questo testo è la ripresa di riflessioni che
avevo “buttato giù” un anno fa, dopo la sua morte e da allora inutilizzate]. Perché
un senso di sconforto? Perché Emilio ha saputo affrontare quelli che di volta
in volta si sono sempre meglio delineati come i nodi cruciali delle
contraddizioni, qui, da noi, e nel mondo. Nodi decisivi analizzati, studiati,
esposti con sconcertante semplicità e chiarezza ed evidenziando anche i punti
di conflittualità fondamentali su cui intervenire per realizzare il cambiamento
necessario. Sentendolo si avvertono le difficoltà, ma ci si rende conto che è
possibile individuare le possibilità di una lotta vincente. Emilio non procede solo
per intuizioni, approfondisce con competenza
e capacità comunicativa rara. Anzi:
rarissima. E allora (e qui nasce lo sconforto) perché non siamo riusciti a
raggiungere i giusti traguardi? E laddove ci fossimo in parte riusciti, perché
non è stato possibile consolidarli, dar loro seguito, coinvolgendo e dando forza
ai soggetti più esposti e a chi, al contempo, avrebbe dovuto sentirsi stimolato
a livello di massa? Cosa ci è mancato e cosa continua a mancarci (e ancor di
più ora che Emilio non c’è più)? E non dico solo a “noi véci” - giacché la
vecchiaia di per sé sarebbe già una risposta all’interrogativo. Dico da noi in
là, verso l’insieme lontano dei soggetti più direttamente chiamati in causa,
volenti o nolenti, dalle violente lacerazioni imposte dai potenti del mondo. Un
tempo si sarebbe detto “il Partito”. E forse c’è ancora chi lo pensa, operando
per semplificazioni metafisiche, metastoriche, meta politiche, che non ha senso
per me prendere qui in considerazione. Si sa: gli strumenti della tecnologia
digitale imperante, hanno marginalizzato le tradizionali forme di comunicazione
e di organizzazione del confronto e delle volontà. Cambiando così non solo gli
strumenti, ma la natura stessa dell’elaborazione del pensiero e del senso delle
cose. E allora… Sconforto,
perché la forza e l’intensità delle analisi, delle intuizioni e delle
prospettive disegnate da Emilio, molto difficilmente riusciremo a riprendere e
vivificare. Come a dire: lui riusciva a visualizzare i problemi e a indicare
soluzioni (e da lì comunque mancava ancora molto da fare) - bene! Ma ora, senza
di lui?Emilio, compagno, fratello, amico, quanto mi manchi. Quanto ci manchi! E
qui chiudo, ripensando a un anno fa...