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venerdì 17 luglio 2026

EMILIO VIVE NELLE NOSTRE LOTTE
di Silvano Piccardi
 
Emilio Molinari

Nel luglio dello scorso anno moriva Emilio Molinari, militante di sinistra, antifascista, oppositore della guerra, e difensore dei beni comuni. Intenso il suo impegno per la vittoria del referendum per l’acqua pubblica. A distanza di un anno dalla sua scomparsa, il regista e attore Silvano Piccardi, che di Molinari fu fraterno amico, lo ricorda con questo affettuoso ritratto.


Silvano Piccardi

Emilio un anno dopo. Indimenticato. Una parte di me (di noi) che non c’è più. Emilio, compagno, fratello, amico. Dalla rivoluzione… al risotto coi funghi. Passando per i molti interrogativi e dubbi. Emilio, comunista “dolce”? Sì, ma rivoluzionario curioso, aperto, pronto a porsi le domande al livello del nostro tempo, e a cercare risposte. Le risposte. Non solo quelle possibili, soprattutto quelle necessarie! Dalle lotte operaie, alla lotta contro la distruzione del mondo, contro le guerre, per la difesa dell’acqua, per la difesa della vita. Umana e non. Senza scartare il contributo di alcuno, papa Bergoglio compreso! Quando mi fece leggere le prime bozze della sua autobiografia (e, ahimè, non fui capace di aiutarlo a darne una stesura organica) e poi rileggendola pubblicata - confesso che provai uno strano senso di sconforto. Lo stesso che si è rinnovato e amplificato in seguito, rivedendo il video di un suo intervento al convegno “Il secolo dei rifugiati ambientali”, del 24/9/2016. [D’altra parte, questo testo è la ripresa di riflessioni che avevo “buttato giù” un anno fa, dopo la sua morte e da allora inutilizzate]. Perché un senso di sconforto? Perché Emilio ha saputo affrontare quelli che di volta in volta si sono sempre meglio delineati come i nodi cruciali delle contraddizioni, qui, da noi, e nel mondo. Nodi decisivi analizzati, studiati, esposti con sconcertante semplicità e chiarezza ed evidenziando anche i punti di conflittualità fondamentali su cui intervenire per realizzare il cambiamento necessario. Sentendolo si avvertono le difficoltà, ma ci si rende conto che è possibile individuare le possibilità di una lotta vincente. Emilio non procede solo per intuizioni, approfondisce con competenza e capacità comunicativa rara. Anzi: rarissima. E allora (e qui nasce lo sconforto) perché non siamo riusciti a raggiungere i giusti traguardi? E laddove ci fossimo in parte riusciti, perché non è stato possibile consolidarli, dar loro seguito, coinvolgendo e dando forza ai soggetti più esposti e a chi, al contempo, avrebbe dovuto sentirsi stimolato a livello di massa? Cosa ci è mancato e cosa continua a mancarci (e ancor di più ora che Emilio non c’è più)? E non dico solo a “noi véci” - giacché la vecchiaia di per sé sarebbe già una risposta all’interrogativo. Dico da noi in là, verso l’insieme lontano dei soggetti più direttamente chiamati in causa, volenti o nolenti, dalle violente lacerazioni imposte dai potenti del mondo. Un tempo si sarebbe detto “il Partito”. E forse c’è ancora chi lo pensa, operando per semplificazioni metafisiche, metastoriche, meta politiche, che non ha senso per me prendere qui in considerazione. Si sa: gli strumenti della tecnologia digitale imperante, hanno marginalizzato le tradizionali forme di comunicazione e di organizzazione del confronto e delle volontà. Cambiando così non solo gli strumenti, ma la natura stessa dell’elaborazione del pensiero e del senso delle cose. E allora…
Sconforto, perché la forza e l’intensità delle analisi, delle intuizioni e delle prospettive disegnate da Emilio, molto difficilmente riusciremo a riprendere e vivificare. Come a dire: lui riusciva a visualizzare i problemi e a indicare soluzioni (e da lì comunque mancava ancora molto da fare) - bene! Ma ora, senza di lui? Emilio, compagno, fratello, amico, quanto mi manchi. Quanto ci manchi!
E qui chiudo, ripensando a un anno fa...