IL PERICOLOSO REVANSCISMO TEDESCO di Franco
Continolo
La storia dell’europeismo atlantista comincia e finisce con il
riarmo della Germania. Entrambi sono avvenuti con il pieno appoggio americano:
la differenza è che tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio degli anni
Cinquanta la Germania di Bonn era un soggetto relativamente passivo, la
cui prima preoccupazione era la ricostruzione, mentre oggi è sì un
paese in crisi, ma che ambisce a un ruolo egemone, come denuncia Sylvie
Kaufmann – e prima di lei Liana Fix. L’altra differenza è che gli Stati
Uniti allora appoggiarono le istanze europeistiche per facilitare l’unità
del blocco militare antisovietico che si andava costituendo; oggi invece
non nascondono il proprio disprezzo per tali istanze. L’europeismo atlantista
finisce dunque per la metamorfosi dell’atlantismo, soprattutto ad opera degli
ultimi due presidenti americani che hanno instaurato un rapporto padronale con
i paesi del continente. La NATO per ora resta in piedi perché anche
l’europeismo ha subito una deviazione nell’era dell’unipolarismo americano,
diventandone uno strumento nell’ambizioso progetto di sottomettere la Russia.
Di questa deviazione è testimone l’arrivo alla presidenza della Commissione di
una revanscista tedesca, Ursula von der Leyen. Il revanscismo tedesco è il
vero collante della NATO, e al tempo stesso la prova del fallimento
dell’europeismo atlantista. Altra prova è il frantumarsi dell’UE in alleanze o
bande: i Volenterosi sono il gruppo più in vista, ma non vanno trascurati i
baltici che non vedono l’ora di aprire un altro fronte contro la Russia, e i
nordici che insieme al Canada si preparano alla guerra sull’Artico. La
frantumazione dell’UE è dunque in corso, e l’unico motivo di ottimismo è che
i suoi protagonisti sono dei pasticcioni che hanno legato la loro sorte a
quella di un regime corrotto e senza speranza.