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sabato 18 luglio 2026

FATIMA, LA CHIESA DEL VECCHIO VIGENTINO
di Angelo Gaccione


 
La chiesa della Madonna di Fatima ha dato il nome al piazzale che la contiene. Il quartiere dove si trova è il vecchio Vigentino, il borgo lungo la via per Pavia ricco di campi, qualche cascina e qualche antica villa rurale. Oggi è a tutti nota come la lunghissima, popolosa e trafficata via Ripamonti, la via più lunga di Milano. La chiesa nella forma e nelle dimensioni odierne fu iniziata nel 1961 e consacrata l’anno successivo dal cardinale Montini che in seguito diventerà papa Paolo VI. Il suo artefice è stato l’ingegnere Enrico Lenti  e si presenta come una struttura massiccia in cemento armato a vista, ma anche muri a mattoni rossi. È retta da 12 pilastri (un richiamo ai dodici apostoli) e la facciata presenta la geometria di una porta che racchiude una serie di linee nude in verticale, e la forma di una croce. 


A colpirmi, quando l’ho vista per la prima volta, era stata la statua gigantesca della madonna con i due angeli ai lati, racchiusi in una specie di triangolo in calcestruzzo che poggia sul basamento più alto. Non mi aspettavo un campanile, visto l’anno di costruzione, ma le dimensioni della statua della madonna a cui è dedicata avevano subito attratto lo sguardo. L’ha realizzata lo scultore Angelo Biancini morto alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso. A campata unica, l’interno è così vasto che pare riesca ad accogliere un migliaio di fedeli. È un intreccio suggestivo di pilastri in cemento armato “che sorreggono una serie di capriate indipendenti, sostenendo il tetto spiovente in laterizio e calcestruzzo. Questa particolare disposizione ricorda una sequenza di mani giunte in preghiera, un dettaglio che amplifica il senso di spiritualità dello spazio”. Al di là della suggestione poetica di questo passo, tale intreccio esalta lo spazio, non lo opprime; e la luce che filtra all’interno dai finestroni colorati arriva morbida e avvolgente. 


Il grande mosaico

Sulla parete dell’altare maggiore un enorme mosaico realizzato dal pittore romano Augusto Ranocchi nel 1962, occupa una superficie di 18 metri di larghezza e di metri 16 di altezza. Sono state impiegate in totale 700.000 tessere di varie forme, dimensioni e colori, e ha richiesto oltre un anno di lavoro per la posa dovuta all’artista e a tre suoi aiutanti. Di Biancini sono anche le formelle scolpite della Via Crucis, mentre di Carlo Varese sono la Sacra Famiglia (1963) e la pala d’altare del Sacro Cuore (1962). Della grandezza ho già accennato: girandole intono mi sono poi reso conto che occupa almeno le porzioni di quattro vie: via Val di Sole, via Chopin, dei Guarneri, via Montemezzi. Su questo fianco si affaccia l’orto della chiesa ricco di fichi, nespoli, albicocchi, noci e persino l’ulivo: il più sacro degli alberi.