FATIMA, LA CHIESA DEL VECCHIO
VIGENTINO di
Angelo Gaccione
La chiesa
della Madonna di Fatima ha dato il nome al piazzale che la contiene. Il
quartiere dove si trova è il vecchio Vigentino, il borgo lungo la via per Pavia
ricco di campi, qualche cascina e qualche antica villa rurale. Oggi è a tutti
nota come la lunghissima, popolosa e trafficata via Ripamonti, la via più lunga
di Milano. La chiesa nella forma e nelle dimensioni odierne fu iniziata nel
1961 e consacrata l’anno successivo dal cardinale Montini che in seguito
diventerà papa Paolo VI. Il suo artefice è stato l’ingegnere Enrico Lenti e si presenta come
una struttura massiccia in cemento armato a vista, ma anche muri a mattoni
rossi. È retta da 12 pilastri (un richiamo ai dodici apostoli) e la facciata presenta
la geometria di una porta che racchiude una serie di linee nude in verticale, e
la forma di una croce.
A colpirmi, quando l’ho vista per la prima volta, era
stata la statua gigantesca della madonna con i due angeli ai lati, racchiusi in
una specie di triangolo in calcestruzzo che poggia sul basamento più alto. Non
mi aspettavo un campanile, visto l’anno di costruzione, ma le dimensioni della
statua della madonna a cui è dedicata avevano subito attratto lo sguardo. L’ha
realizzata lo scultore Angelo Biancini morto alla fine degli anni Ottanta del
secolo scorso. A campata unica, l’interno è così vasto che pare riesca ad
accogliere un migliaio di fedeli. È un intreccio suggestivo di pilastri in
cemento armato “che sorreggono una serie di capriate indipendenti, sostenendo il tetto
spiovente in laterizio e calcestruzzo. Questa particolare disposizione ricorda
una sequenza di mani giunte in preghiera, un dettaglio che amplifica il senso
di spiritualità dello spazio”. Al di là della suggestione poetica di questo
passo, tale intreccio esalta lo spazio, non lo opprime; e la luce che filtra
all’interno dai finestroni colorati arriva morbida e avvolgente.
Il grande mosaico
Sulla parete
dell’altare maggiore un enorme mosaico realizzato dal pittore romano Augusto
Ranocchi nel 1962, occupa una superficie di 18 metri di
larghezza e di metri 16 di altezza. Sono state impiegate in
totale 700.000 tessere di varie forme, dimensioni e colori, e
ha richiesto oltre un anno di lavoro per la posa dovuta all’artista e a tre
suoi aiutanti. Di Biancini sono anche le formelle scolpite della Via Crucis,
mentre di Carlo Varese sono la Sacra Famiglia (1963) e la pala d’altare del Sacro
Cuore (1962). Della grandezza ho già accennato: girandole intono mi
sono poi reso conto che occupa almeno le porzioni di quattro vie: via Val di
Sole, via Chopin, dei Guarneri, via Montemezzi. Su questo fianco si affaccia
l’orto della chiesa ricco di fichi, nespoli, albicocchi, noci e persino
l’ulivo: il più sacro degli alberi.