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lunedì 13 luglio 2026

LA PARTITA È PERSA IN PARTENZA
di Angelo Gaccione
 

... e chi la prepara col riarmo

Perché è più che sicuro che il cosiddetto “campo largo” non vincerà le prossime elezioni? Per le ragioni che stiamo ribadendo fino alla noia da quando è iniziato il conflitto russo-ucraino. Le forze che compongono il “campo largo” non hanno mai incalzato il governo guerrafondaio delle destre (ometto il fasullo termine centro che in politica dovrebbe connotare una visione moderata, perché chi vota per riarmo, spesa militare e invio di armi su un teatro di guerra per alimentare il massacro e la distruzione, non è un moderato, ma uno spregevole criminale guerrafondaio e come tale va denominato), perché se lo avessero fatto chiamando alla mobilitazione le forze produttive, i ceti popolari, i giovani che stanno pagando il prezzo più alto dell’economia di guerra, non avrebbe retto tutto questo tempo. Invece, non solo il governo Meloni è stato lasciato prosperare, ma è stato appoggiato nelle scelte più sciagurate, disumane e antipopolari: massacrare la spesa sociale per mandare armi in Ucraina, aumentare la spesa militare, spingere il Paese al riarmo, prepararlo alla guerra con la Russia. 



Il Partito Democratico ha votato tutto lo schifo guerrafondaio del governo Meloni in Italia, come ha votato tutto lo schifo imposto dalla feccia guerrafondaia guidata da von der Leyen e da Kaja Kallas al Parlamento Europeo. Un atteggiamento ambiguo su questa materia ha tenuto anche Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) in diverse occasioni, tanto da aver compromesso molto della sua credibilità; e quanto al Movimento 5Stelle, per fortuna ha invertito la rotta in tempo prima di finire come la Lega a percentuali di consensi ad una cifra.
Il “campo largo” viene anche definito “progressista”. Che c’è di progressista nella politica di riarmo e di guerra? Che c’è di progressista in un piano di riarmo di ben 800 miliardi? Che c’è di progressista nel mantenimento di un’alleanza militare che ci obbliga a portare al 5% del Pil la spesa nazionale? Non bastano già le armi nucleari accumulate nei vari arsenali degli Stati per incenerire il mondo fino alla cancellazione di ogni forma di vita? Si è consapevoli di questo?



Come si vede, non mi sono nemmeno azzardato a usare il termine sinistra per non suscitare il riso nei lettori. Non riesco neppure a concepire come si possa apparentare il temine sinistra ad orrori come militarismo, riarmo, guerra. E siccome da oltre 50 anni scrivo e milito contro tale barbarie, vi annoto il brano di una riflessione non di un disarmista come me, ma di un moderato liberale come  Travaglio, nel caso vi foste perso il suo editoriale di venerdì 10 luglio su ‘il Fatto Quotidiano’ dal titolo “L’ultima piazza”, a commento del comizio pubblico tenuto a Napoli da quattro dei segretari del campo largo. “Da vent’anni lo spartiacque non è più l’asse destra/sinistra, ma la postura nei confronti dell’establishment nazionale ed internazionale: élite/popolo. L’antica distinzione ideologica è stata annullata dal tradimento del centrosinistra mondiale appecorinato alle élite su politiche antisociali dal camuffamento della destra globale, che parla la lingua dei poveri e ne prende i voti per poi fare gli interessi dei ricchi. Oggi il discrimine è il riarmo: si investe sulle guerre, che devono moltiplicarsi e durare il più possibile per giustificarlo”. 



Sul riarmo come spartiacque tra fronte pacifista-progressista e fronte destre-guerrafondaie insiste ‘Odissea’ da quando è iniziato il conflitto russo-ucraino, e su riarmo ed opposizione alla guerra come spartiacque fra i due fronti insistono Travaglio, il suo giornale ed un nutrito e prestigioso gruppo di collaboratori. Da Elena Basile in primis, sempre molto efficace, a Marco Revelli; da Alfiero Grandi a Paolo Ercolani e tanti altri. Riarmo e guerra restano gli elementi ineludibili per differenziare i necrofori - portatori di morte - dai difensori della vita: cioè due visioni di mondo opposti; ribadire concretamente che non saranno più sprecate risorse nelle armi e nella morte. Che quell’immensa ricchezza destinata alla morte servirà per risollevare la nazione dallo sfascio in cui è stata precipitata. Si devono fornire cifre precise e ambiti di investimento. Cifre precise e a quali ceti verranno prelevate. Cifre precise e con quali strumenti si procederà nei confronti degli evasori. È disposto il “campo largo” ad assumersi questo compito e a differenziarsi dal fronte della morte e della guerra? È disposto a parlare chiaro? A mutare rotta? A fare un patto con gli elettori che sono stati traditi e delusi? Con noi che non ci fidiamo più? Se non siete disposti a questo programma minimo, ma concreto, non possiamo darvi nessun credito. Perché senza scelte come queste, anche in caso di vittoria elettorale, non avreste alcuna risorsa per le vostre promesse e tornereste a mentire, a diventare dei traditori, a prendere i nostri voti per fare gli interessi dei ricchi e dei guerrafondai. Pensateci: se non potete assumervi questo compito, noi non abbiamo nessun motivo per votarvi. E per il campo largo la partita è già persa in partenza. 



Promemoria
https://libertariam.blogspot.com/2026/06/starmer-addio-di-angelo-gaccione-u-n.html