“Jannik” una voce di bambino rompe il sacro
silenzio sul campo erboso di Wimbledon: il giocatore che sta per servire, Sinner,
il numero uno del ranking mondiale, invece di dare un segno di irritazione, si
ferma, guarda in direzione della voce e saluta. Meno gradevoli sono state le incitazioni
al tennista Arthur Fery in campo contro Flavio Cobolli, destabilizzato anche dalla
tifoseria contraria. A volte capita che dal pubblico sorgano delle voci, più
che altro domande al campione che sta giocando... Famose sono state alcune richieste
di matrimonio: Maria Sharapova spiritosamente ha risposto “forse”; meno
sportivo Rafa Nadal ha semplicemente risposto di no con la mano; “Sposami Roger”
indirizzato a Federer ha provocato la reazione del giudice di sedia, oltre all’ilarità
del pubblico; Steffy Graf è stata la migliore, nell’informarsi sul patrimonio
del pretendente... Djokovic che aveva sottolineato il suo stato di “coniugato”;
per non parlare di Zverev, biondo vichingo, interessato all’anello che avrebbe
ricevuto... Sono voci di sconosciuti che arrivano in luoghi particolari in
momenti altrettanto desueti con potere esilarante. C’è da dire che quando
ascoltiamo la voce del nostro interlocutore riceviamo un messaggio non solo
immediato ed espresso nel significato delle parole, ma anche quello che è
contenuto nella frequenza della sua voce di cui non ne abbiamo percezione a
livello conscio. Un bambino che chiama per nome Jannik ha fatto breccia nel suo
cuore, perché come tutte le persone sensibili, ha percepito quel momento di
coesione profonda di qualcuno che era lì per applaudirlo...
È lunga la
tradizione vocale nella storia della musica che ci ragguaglia sull’argomento,
visto che non siamo solo corpo, ma esistiamo come campo vibrazionale, definito
dal fisico professor Federico Faggin “seity”. Chi ha una marcia in più come
Sinner riceve colori e sfumature spesso ignorati dagli altri. I nostri
predecessori ne avevano cognizione, ma molte tradizioni sono state coperte da
un sapere egocentrico ed esclusivista, che ha rinnegato l’importanza del legame
con l’ultraterreno. Le figure sacerdotali egizie erano dotate di una voce particolare
destinata ad attrarre le forze necessarie per la realizzazione dei riti: non
per nulla erano chiamati “giusti di voce” in quanto dotati di quella conoscenza
esoterica non accessibile a chi non aveva ricevuto la “giusta” iniziazione.
Il Mito è
cosparso di indicazioni sul potere della voce: dagli stridii delle Arpie, al
grido di battaglia delle Amazzoni, ai famosissimi canti ammaliatori delle
Sirene. Mezze
donne e mezze pesci attiravano i marinai tra i flutti: sono rimaste come
simbolo della seduzione intellettuale della donna nei confronti dell’uomo.
Ammaliatrici per eccellenza, usavano la voce per attrarre in luoghi da dove alla
vittima non fosse divincolarsi perché non si trattava di una semplice
infatuazione fisica...
Anche
nella fiaba di Hans Christian Andersen la sirenetta la voce ha un rilievo
particolare: per poter incontrare sulla terra il principe di cui è perdutamente
innamorata sacrifica il suo dono, il suono magico della sua gola, quello che la
rende creatura degli abissi circondata da simili... con relativa perdita di se
stessa! Come non
rivolgere il pensiero al mitico Orfeo, figlio di Apollo, che con il suo canto
ammansiva belve, guariva il corpo e l’anima delle persone? Il mito ci narra che
sia stato in grado di scendere nell’Oltretomba per tentare di riportare in vita
Euridice: la sua voce aveva convinto persino gli Dei a concedere tale grazia… Oggi,
studiosi delle tradizioni soprattutto orali, ci hanno insegnato quanto la
comunicazione tra noi umani non sia fatta solo di parole pronunciate in modo
più o meno definito, ma compaia dentro ognuno di noi in un “accordo”,
attraverso cui entriamo in empatia o antipatia con l’interlocutore: le note
“stonate” che percepiamo con l’orecchio fisico sono più facilmente percepibili
da noi nelle persone con accordi dissonanti perché emerge più facilmente la radice
più profonda, volta a significare il progetto di chi tende a manipolarci. Nello
stesso modo le parole suadenti di chi “fa parte” del nostro accordo, non
necessariamente con la nota di base uguale, ci portano a percepire con maggiore
naturalezza la volontà costruttiva dell’interlocutore, quando questa è tale. Ciò non significa
che i possibili manipolatori che incontriamo sulla nostra strada siano
categorie fisse: siamo noi che affinando maggiormente la nostra percezione del
suono delle parole altrui, diventiamo più sensibili a una comunicazione
subliminale, quella che provoca in noi sensazioni sotto il livello del coscio, ma
in grado di condizionare il nostro comportamento.
Il suono
della voce di nostra madre è irrepetibile e nel momento in cui veniamo in
contatto con una voce somigliante, un accordo simile, siamo più propensi a
recepire il messaggio in modo positivo, creando la tendenza a vivere in modo
favorevole la situazione. Non ci
sono regole fisse nella percezione di quanto ci circonda: è semplicemente
importante imparare ad ascoltarsi profondamente perché difficilmente il nostro
inconscio ci tradisce quando i nostri sensi sono vissuti in modo equilibrato,
quando siamo in grado di vivere la realtà saggiamente, senza eccessi. Il monito
è nella sedicesima lama dei Tarocchi: “La Torre”. Narrano di un popolo che
comunicava con una sola lingua, ma che, insuperbito, avesse iniziato la
costruzione di una torre “alta fino al cielo”. Per punire la superbia umana Dio
aveva confuso le lingue, impedendo loro di capirsi e causando la dispersione
dell’umanità. Forse oggi
una ricerca di comunicazione più interiorizzata rispetto alla proposta dell’IA,
dai ritmi compulsivi, potrebbe migliorare la vita di ogni singolo ed evitare la
costruzione di opere destinate a essere distrutte.