Pagine

venerdì 10 luglio 2026

LA VOCE DEL CUORE
di Chicca Morone
 


Jannik” una voce di bambino rompe il sacro silenzio sul campo erboso di Wimbledon: il giocatore che sta per servire, Sinner, il numero uno del ranking mondiale, invece di dare un segno di irritazione, si ferma, guarda in direzione della voce e saluta. Meno gradevoli sono state le incitazioni al tennista Arthur Fery in campo contro Flavio Cobolli, destabilizzato anche dalla tifoseria contraria. A volte capita che dal pubblico sorgano delle voci, più che altro domande al campione che sta giocando... Famose sono state alcune richieste di matrimonio: Maria Sharapova spiritosamente ha risposto “forse”; meno sportivo Rafa Nadal ha semplicemente risposto di no con la mano; “Sposami Roger” indirizzato a Federer ha provocato la reazione del giudice di sedia, oltre all’ilarità del pubblico; Steffy Graf è stata la migliore, nell’informarsi sul patrimonio del pretendente... Djokovic che aveva sottolineato il suo stato di “coniugato”; per non parlare di Zverev, biondo vichingo, interessato all’anello che avrebbe ricevuto... Sono voci di sconosciuti che arrivano in luoghi particolari in momenti altrettanto desueti con potere esilarante. C’è da dire che quando ascoltiamo la voce del nostro interlocutore riceviamo un messaggio non solo immediato ed espresso nel significato delle parole, ma anche quello che è contenuto nella frequenza della sua voce di cui non ne abbiamo percezione a livello conscio. Un bambino che chiama per nome Jannik ha fatto breccia nel suo cuore, perché come tutte le persone sensibili, ha percepito quel momento di coesione profonda di qualcuno che era lì per applaudirlo...



È lunga la tradizione vocale nella storia della musica che ci ragguaglia sull’argomento, visto che non siamo solo corpo, ma esistiamo come campo vibrazionale, definito dal fisico professor Federico Faggin “seity”. Chi ha una marcia in più come Sinner riceve colori e sfumature spesso ignorati dagli altri.
I nostri predecessori ne avevano cognizione, ma molte tradizioni sono state coperte da un sapere egocentrico ed esclusivista, che ha rinnegato l’importanza del legame con l’ultraterreno. Le figure sacerdotali egizie erano dotate di una voce particolare destinata ad attrarre le forze necessarie per la realizzazione dei riti: non per nulla erano chiamati “giusti di voce” in quanto dotati di quella conoscenza esoterica non accessibile a chi non aveva ricevuto la “giusta” iniziazione.



Il Mito è cosparso di indicazioni sul potere della voce: dagli stridii delle Arpie, al grido di battaglia delle Amazzoni, ai famosissimi canti ammaliatori delle Sirene.
Mezze donne e mezze pesci attiravano i marinai tra i flutti: sono rimaste come simbolo della seduzione intellettuale della donna nei confronti dell’uomo. Ammaliatrici per eccellenza, usavano la voce per attrarre in luoghi da dove alla vittima non fosse divincolarsi perché non si trattava di una semplice infatuazione fisica...



Anche nella fiaba di Hans Christian Andersen la sirenetta la voce ha un rilievo particolare: per poter incontrare sulla terra il principe di cui è perdutamente innamorata sacrifica il suo dono, il suono magico della sua gola, quello che la rende creatura degli abissi circondata da simili... con relativa perdita di se stessa!
Come non rivolgere il pensiero al mitico Orfeo, figlio di Apollo, che con il suo canto ammansiva belve, guariva il corpo e l’anima delle persone? Il mito ci narra che sia stato in grado di scendere nell’Oltretomba per tentare di riportare in vita Euridice: la sua voce aveva convinto persino gli Dei a concedere tale grazia…
Oggi, studiosi delle tradizioni soprattutto orali, ci hanno insegnato quanto la comunicazione tra noi umani non sia fatta solo di parole pronunciate in modo più o meno definito, ma compaia dentro ognuno di noi in un “accordo”, attraverso cui entriamo in empatia o antipatia con l’interlocutore: le note “stonate” che percepiamo con l’orecchio fisico sono più facilmente percepibili da noi nelle persone con accordi dissonanti perché emerge più facilmente la radice più profonda, volta a significare il progetto di chi tende a manipolarci.
Nello stesso modo le parole suadenti di chi “fa parte” del nostro accordo, non necessariamente con la nota di base uguale, ci portano a percepire con maggiore naturalezza la volontà costruttiva dell’interlocutore, quando questa è tale.
Ciò non significa che i possibili manipolatori che incontriamo sulla nostra strada siano categorie fisse: siamo noi che affinando maggiormente la nostra percezione del suono delle parole altrui, diventiamo più sensibili a una comunicazione subliminale, quella che provoca in noi sensazioni sotto il livello del coscio, ma in grado di condizionare il nostro comportamento.



Il suono della voce di nostra madre è irrepetibile e nel momento in cui veniamo in contatto con una voce somigliante, un accordo simile, siamo più propensi a recepire il messaggio in modo positivo, creando la tendenza a vivere in modo favorevole la situazione.
Non ci sono regole fisse nella percezione di quanto ci circonda: è semplicemente importante imparare ad ascoltarsi profondamente perché difficilmente il nostro inconscio ci tradisce quando i nostri sensi sono vissuti in modo equilibrato, quando siamo in grado di vivere la realtà saggiamente, senza eccessi.
Il monito è nella sedicesima lama dei Tarocchi: “La Torre”. Narrano di un popolo che comunicava con una sola lingua, ma che, insuperbito, avesse iniziato la costruzione di una torre “alta fino al cielo”. Per punire la superbia umana Dio aveva confuso le lingue, impedendo loro di capirsi e causando la dispersione dell’umanità.
Forse oggi una ricerca di comunicazione più interiorizzata rispetto alla proposta dell’IA, dai ritmi compulsivi, potrebbe migliorare la vita di ogni singolo ed evitare la costruzione di opere destinate a essere distrutte.