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domenica 5 luglio 2026

LE CINQUE VIE DI MILANO
di Angelo Gaccione


Motivi per essere affezionato alle cosiddette Cinque Vie ne ho molti: motivi sentimentali, motivi letterari, motivi artistici, motivi politici e forse altri ancora. Vi giro di continuo, quasi sempre da solo, e da un numero oramai incalcolabile di anni. Le Cinque Vie sono il cuore di Milano, non come Piazza del Duomo, naturalmente, ma sono un cuore dentro il cuore, e i gioielli si nascondono qui, a pochi passi dal caos, tra le sue strette vie, tra i suoi piccoli slarghi. Via Santa Marta, Via del Bollo, Via Bocchetto, Via Santa Maria Fulcorina, Via Santa Maria Podone, un incrocio a stella, una trama geometrica che annoda fili come una ragnatela, e in questa ragnatela io mi lascio catturare tutte le volte.


Via del Bollo. Le lapidi dei partigiani 
pessimamente tenute

Le lapidi dei partigiani caduti in via del Bollo, la targa in memoria del poeta e studioso della lingua milanese Gaetano Crespi in via Santa Maria Podone, sotto il balcone della casa dove visse e morì. 


La casa di Gaetano Crespi

Lo scheletro inquietante e ammonitore della casa bombardata durante la Seconda guerra mondiale rimasto in piedi fino alla recente sconsiderata decisione di farle sparire tutte queste vestigia, come se la guerra, le devastazioni, i morti non ci fossero mai stati. La sede di un movimento extraparlamentare che negli anni Settanta del Novecento segnò a fondo la mia generazione. L’atelier d’arte che ebbe vita effimera, ma diede materia abbondante ai racconti del volume Sonata in due movimenti che in quelle strette vie hanno preso vita. 


L'ingresso di casa Borromeo

Gli appuntamenti nelle ore più insolite in piazza Borromeo, davanti a spiazzi ed a portoni; le soste, le follie amorose, le anime sommate ad anime che provenivano da altri luoghi, da altri mondi, da altre lingue… a vagare tra quelle arterie, a scorrervi come sangue che scorre dentro vene, a pulsare forte come pulsavano i nostri cuori… e poi la mia solitudine di scrittore che ha bisogno di silenzio per potere immaginare i secoli, le vite dentro quei palazzi, fissare un verso che arriva improvviso come uno svolazzo di rondini, che ti sorprende dove meno te lo aspetti.