LE CINQUE VIE DI MILANO
di Angelo Gaccione
Motivi per essere affezionato alle cosiddette Cinque
Vie ne ho molti: motivi sentimentali, motivi letterari, motivi artistici,
motivi politici e forse altri ancora. Vi giro di continuo, quasi sempre da
solo, e da un numero oramai incalcolabile di anni. Le Cinque Vie sono il cuore
di Milano, non come Piazza del Duomo, naturalmente, ma sono un cuore dentro il cuore, e i gioielli si nascondono qui, a pochi passi dal caos, tra le
sue strette vie, tra i suoi piccoli slarghi. Via Santa Marta, Via del Bollo,
Via Bocchetto, Via Santa Maria Fulcorina, Via Santa Maria Podone, un incrocio a
stella, una trama geometrica che annoda fili come una ragnatela, e in questa
ragnatela io mi lascio catturare tutte le volte.

Via del Bollo. Le lapidi dei partigiani
pessimamente tenute

pessimamente tenute
Le lapidi dei partigiani caduti in via del Bollo, la targa in memoria del poeta e studioso della lingua milanese Gaetano Crespi in via Santa Maria Podone, sotto il balcone della casa dove visse e morì.

La casa di Gaetano Crespi

Lo scheletro inquietante e ammonitore della casa bombardata durante la Seconda guerra mondiale rimasto in piedi fino alla recente sconsiderata decisione di farle sparire tutte queste vestigia, come se la guerra, le devastazioni, i morti non ci fossero mai stati. La sede di un movimento extraparlamentare che negli anni Settanta del Novecento segnò a fondo la mia generazione. L’atelier d’arte che ebbe vita effimera, ma diede materia abbondante ai racconti del volume Sonata in due movimenti che in quelle strette vie hanno preso vita.

L'ingresso di casa Borromeo

