Il primo
libro della Bibbia ebraica, la Torah,
libro che noi chiamiamo Genesi,
prende anche nome dalla prima parola: bereshit.
Essa, tradotta nel greco en arché, è
origine/fondamento di ciò che esiste: in tal senso nel testo di Rita Pacilio si
legge, “se ci sono leggi significa/che c’è un legislatore/antico/…/regola
esatta/la prima parola semplice/essenziale/nel giorno generato da se stesso. E
si ripete.” Quasi
un proemio. Per seguire in parola la
prima parola occorre “mettersi sottosopra/avventurarsi nel fiato” e si avrà “la
storia”, che verrà detta nel flatus vocis,
appunto, in pulsazione e ritmo: “La mappatura del battito/il doppio tempo”,
nella modalità visionaria: Prova ad abitare con una foglia sull’albero. Nella testa avrai la convulsione del vento e imparerai la pazienza della stessa poesia. La lingua semanticamente dura che
l’autrice aveva trovato, negli ultimi lavori appare in risoluzione, in avvicinamento
ai moduli del parlare quotidiano, e quella ritorna solo a squarci: … in futuro mi parlerai sotto la magnolia, sulla sponda del giardino ci legherà una foglia mi spiegherai come ritornare nel ricordo lo scambio della voce infilando le braccia in maniera eloquente, sempre
con illuminazioni di canto: Si mantiene punta di lancia il filo di pioggia all’acqua del pozzo posato scosso nell’indivisibile momento arreso e dolcemente unto trapassato sparito in un flusso senza coscienza ferruginoso in un corpo a corpo così acuto il taglio come a liberare la doglia e la voglia a non dire. L’indagine
vede il male nel mondo, il silenzio, che sia “pieno e dolce”, il senso del
tempo, “questo labirinto che non so sorvegliare”, il passato, il riemergere dei
ricordi, i prossimi e l’umanità, e il non riuscire talvolta all’altezza dello
“stare nella parola”, la difficoltà in esistenza, a volte sì “beatitudine” ma
“innalzata sulle lame”, verità e paura, guerra e pace. Ma permane la necessità
di amare, nonostante qualche inconveniente, e soprattutto la consapevolezza che
“la certezza di Dio l’ho conosciuta” in una fede senza misteri, perché si
dev’essere come bambini (Mt 18, 3-6)
e la fede in Dio è anche la nostra speranza nello scorrere dell’adesso: Dio ci dona sonni quieti, questa è la pace ogni volta che un’ora dura anni l’eternità. Parola è anche, nel IV Vangelo, valore metafisico del Logos o Verbo, comunque lo si voglia tradurre: verbo incarnato perché tradurre: Il verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi (Gv 1,14). Incarnato come lo spirito e la poesia. E, nell’incipit di questo
ininterrotto flusso di versi che costituisce il poema, è che “La prima parola
possiede la vita”. Ma, siccome in questo caso si tratta di poesia, sia pure con
forte cifra religiosa, è un modo diverso e (credo) altrettanto calzante di
cercare la corrispondenza tra l’ordine delle parole e l’ordine delle cose.
Rita Pacilio La prima parola Di Felice Edizioni - 2025