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giovedì 2 luglio 2026

LIBRI
di Carlo Di Legge


 
Il primo libro della Bibbia ebraica, la Torah, libro che noi chiamiamo Genesi, prende anche nome dalla prima parola: bereshit. Essa, tradotta nel greco en arché, è origine/fondamento di ciò che esiste: in tal senso nel testo di Rita Pacilio si legge, “se ci sono leggi significa/che c’è un legislatore/antico/…/regola esatta/la prima parola semplice/essenziale/nel giorno generato da se stesso. E si ripete.”
Quasi un proemio. Per seguire in parola la prima parola occorre “mettersi sottosopra/avventurarsi nel fiato” e si avrà “la storia”, che verrà detta nel flatus vocis, appunto, in pulsazione e ritmo: “La mappatura del battito/il doppio tempo”, nella modalità visionaria:
 
Prova ad abitare con una foglia
sull’albero. Nella testa avrai
la convulsione del vento e imparerai
la pazienza della stessa poesia.
  
La lingua semanticamente dura che l’autrice aveva trovato, negli ultimi lavori appare in risoluzione, in avvicinamento ai moduli del parlare quotidiano, e quella ritorna solo a squarci:
  
… in futuro mi parlerai
sotto la magnolia, sulla sponda
del giardino ci legherà una foglia
mi spiegherai come ritornare
nel ricordo
lo scambio della voce
infilando le braccia in maniera
eloquente,
 
sempre con illuminazioni di canto:
 
Si mantiene punta di lancia
il filo di pioggia all’acqua del pozzo
posato
scosso nell’indivisibile momento
arreso e dolcemente unto
trapassato
 
sparito in un flusso senza coscienza
ferruginoso in un corpo a corpo
così acuto il taglio come a liberare
la doglia e la voglia a non dire.
 
L’indagine vede il male nel mondo, il silenzio, che sia “pieno e dolce”, il senso del tempo, “questo labirinto che non so sorvegliare”, il passato, il riemergere dei ricordi, i prossimi e l’umanità, e il non riuscire talvolta all’altezza dello “stare nella parola”, la difficoltà in esistenza, a volte sì “beatitudine” ma “innalzata sulle lame”, verità e paura, guerra e pace. Ma permane la necessità di amare, nonostante qualche inconveniente, e soprattutto la consapevolezza che “la certezza di Dio l’ho conosciuta” in una fede senza misteri, perché si dev’essere come bambini (Mt 18, 3-6) e la fede in Dio è anche la nostra speranza nello scorrere dell’adesso:
 
Dio ci dona sonni quieti,
questa è la pace
ogni volta che un’ora dura anni
l’eternità.  
  
Parola è anche, nel IV Vangelo, valore metafisico del Logos o Verbo, comunque lo si voglia tradurre: verbo incarnato perché tradurre: Il verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi  (Gv 1,14). Incarnato come lo spirito e la poesia. E, nell’incipit di questo ininterrotto flusso di versi che costituisce il poema, è che “La prima parola possiede la vita”. Ma, siccome in questo caso si tratta di poesia, sia pure con forte cifra religiosa, è un modo diverso e (credo) altrettanto calzante di cercare la corrispondenza tra l’ordine delle parole e l’ordine delle cose.
 
 

Rita Pacilio
La prima parola
Di Felice Edizioni - 2025