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sabato 11 luglio 2026

MALIGNITÀ DI LETTERATI
di Angelo Gaccione


 
Non crediate che siano solo i politici ad essere maestri di malignità e di battute salaci nei confronti dei propri avversari. Ne conosciamo di quelle pronunciate da prìncipi e da re già dalla più lontana antichità, ma anche venendo a tempi a noi più vicini, non ne hanno lesinato capi di Stato e primi ministri; graduati del mondo militare e alti porporati, tanto che se ne potrebbe stilare una vera e propria corposa antologia. I politici ci hanno spiazzati soprattutto perché spesso e volentieri non si sono limitati agli avversari o ai nemici, ma hanno preso di mira persino compagni di partito semplicemente perché appartenenti a “correnti” differenti. Dossettiani, andreottiani, fanfaniani, morotei, dorotei… il vecchio e storico partito della Democrazia Cristiana nel corso della sua lunga esistenza ha prodotto un ricco intreccio di correnti e i suoi leader non si sono risparmiati fendenti verbali al curaro, a volte più micidiali di quelli di un vero e proprio affilato stiletto. I letterati e gli intellettuali non sono da meno, e anche i più insospettati di loro si sono appioppati nomignoli tutt’altro che leggeri e benevoli. Hanno coniato battute sferzanti e feroci riferite agli aspetti fisici, alle inclinazioni personali, e addirittura ai titoli delle loro opere. Prendiamo ad esempio un famoso scrittore romano: da bambino fu colpito da tubercolosi osteo-articolare che gli procurò una invalidante zoppia. Gli amici letterati, che pure ne ammiravano il valore, cinicamente gli affibbiarono il nomignolo di amaro Gambarotta. Un mio carissimo amico, che i letterati li frequentava assiduamente, mi confidò che per la sua magrezza lo definivano l’osso nella manica. Lo aveva saputo da uno dei letterati del suo giro. Il titolo del romanzo di Carlo Cassola Il superstite, fu ribattezzato Il superstitico; quello della scrittrice Elsa De Giorgi I coetanei, divenne I coitanei; e chi lo coniò è un nome talmente insospettabile e famoso che se ve lo rivelassi ne rimarreste sorpresi. A un poeta vivente abbastanza in vista, non è andata meglio di Orazio che, com’è noto, veniva definito: porcello del gregge di Epicuro. Il nostro viene indicato
con il nomignolo di: il Vate malignamente modificato dai detrattori in: il Water. Un amico critico d’arte e poeta di definizioni me ne rivelò una discreta quantità. Ad un noto pittore piuttosto aitante avevano affibbiato questi connotati: una testa di Cassio su una faccia di Bruto. Come si può vedere, le allusioni ironiche ai nomi cassio e bruto, qui usati come aggettivi denigratori, non vogliono nasconderci nulla del loro perfido intento.