Etica ed epica di un capolavoro della letteratura mondiale. La “terza guerra mondiale a pezzi”, che papa Francesco aveva
acutamente individuato fin da quando la Nato è andata ad “abbaiare” ai confini
con la Russia servendosi dell’Ucraina come testa di ariete per oltrepassarli, è
in pieno svolgimento e il punto di non ritorno è stato perfino calendarizzato
dai “signori della guerra europei” nel 2029. Novant’anni fa aveva inizio la
guerra civile spagnola, il prologo della seconda guerra mondiale. È stato detto
giustamente che sotto l’imperialismo non vi è guerra che non sia atroce e non
vi è pace che non sia precaria. Per questo è ancora preziosa e sempre attuale la
lezione che Ernest Hemingway ci consegna nel romanzo dedicato a quel “prologo”.
E anche se oggi non formuleremmo alla stessa maniera la nostra inquietudine di
fronte allo spaventoso «destino da carne industriale e da cannone» che ci
aspetta, del protagonista di Per chi suona la campana vanno salvaguardati, dal punto di
vista della costruzione di un’etica dell’impegno politico e civile, i punti di
forza essenziali e irriducibili: l’etica del fare e la coerenza morale, che
tengono ben fermo il senso storico delle azioni di ognuno di noi. Ma «perché un
giorno ogni pericolo sia vinto e il paese sia un posto dove si viva bene» occorre
comprendere che è necessario agire nelle retrovie del nemico e far saltare quel
ponte: due azioni strettamente connesse in cui Hemingway ha riconosciuto, sia
pure a livello simbolico ma con una profonda intelligenza storica e una
capacità evocativa impareggiabile, il programma della Resistenza e il
presupposto indispensabile della lotta per un mondo migliore.
E. Eemingway
Ernest
Hemingway amava profondamente la Spagna e la considerava come la sua seconda
patria. Questa predilezione spiega l’intensità dei sentimenti con cui
partecipò, fin dal luglio 1936, alla guerra civile spagnola, schierandosi ai
primi posti tra i sostenitori della repubblica, come molti altri antifascisti
americani ed europei. Nel corso di quella drammatica vicenda egli fu anche
testimone dell’aspra lotta politica, ideologica e personalistica che divideva
gli esponenti del governo repubblicano, i capi militari, i partiti e i rappresentanti
delle forze internazionali che partecipavano alla guerra. Il romanzo Per chi
suona la campana, scritto nel 1940, non narra soltanto un episodio
significativo di quella vicenda militare, ma rispecchia anche i motivi politici
e morali che, secondo l’autore, ne avevano segnato il cattivo andamento.
Tuttavia, benché questi aspetti siano oggetto di una ricostruzione attenta e
puntuale, il romanzo attinge il suo significato pregnante alla luce di una
prospettiva ideale più ampia, fin quasi a configurarsi, per la carica simbolica
che lo anima, come una vera e propria allegoria.Una
concisa sintesi della narrazione si rende perciò necessaria. Mentre in Spagna
infuria la guerra civile, Robert Jordan, un giovane professore americano, si
arruola come volontario nell’esercito repubblicano. Inviato dietro le linee
franchiste, raggiunge una banda di partigiani, con l’incarico di far saltare un
ponte d’importanza strategica. Capo della banda, dopo il crollo morale di
Pablo, che ne è il comandante nominale, è diventata Pilar, una fiera contadina.
Nel gruppo c’è anche Maria, una ragazza di diciannove anni brutalmente
violentata dai fascisti e salvata da Pilar. Jordan e Maria si innamorano al
primo sguardo, ma gli avvenimenti precipitano e il disastro incombe. I
franchisti attaccano un vicino avamposto partigiano e lo annientano. È chiaro
che presto verrà la volta del gruppo di Pilar, ma Jordan, pur consapevole
dell’inutilità della sua missione, fa ugualmente saltare il ponte. Quando sta
per raggiungere i compagni, viene ferito a una gamba e rimane solo sulla
collina ad aspettare il nemico e la morte.
Hemingway in Spagna
Così, il ponte d’acciaio, che supera
con un solo arco la ripida gola alpestre situata nel territorio controllato
dalle forze franchiste e che Robert Jordan ha l’incarico di far saltare in
concomitanza con l’inizio di un’offensiva repubblicana, sta al centro
dell’azione narrativa dal primo capitolo all’ultimo: un’azione che, in questo
romanzo di cinquecento pagine, occupa non più di una settantina di ore, vale a
dire tre giorni scarsi e tre notti. I vari episodi, le conversazioni, i
monologhi interiori e i richiami al passato ruotano tutti intorno al tema del
ponte che occorre far saltare, finché Robert Jordan riuscirà nell’impresa,
ormai diventata quasi inutile e il cui successo egli pagherà con la vita. E invero, il
fatto che la fisionomia etico-politica di Robert, così come viene tratteggiata
da Hemingway, sia quella, insieme, di un valente uomo d’azione, di un amante
appassionato e di un intellettuale rigoroso, non caratterizza solo il
protagonista di Per chi suona la campana, ma risponde ad un clima morale
che pervade l’intero romanzo. La
lezione che se ne ricava è quella di un’attitudine aperta e generosa, d’impegno
pratico – tecnico e morale insieme – nelle cose che si dovevano fare. Di questa
lezione faranno tesoro, fra molti altri, scrittori come Elio Vittorini, autore
di Uomini e no, romanzo sulle azioni dei Gap, e come Italo Calvino,
autore del Sentiero dei nidi di ragno, romanzo che narra le peripezie di
una banda partigiana in Liguria. Non per nulla il messaggio del romanzo, fondato come è
sulla coincidenza di etica ed epica, è risolutamente contrario
all’individualismo e al disimpegno nei rapporti con gli altri: due
atteggiamenti cui il protagonista di Per chi suona la campana è del
tutto estraneo, come indicano in modo inequivocabile i celebri versi di John
Donne, che Hemingway ha messo come epigrafe del romanzo e che vengono ripresi
nel titolo: «Nessun uomo è un’Isola, intero in sé stesso... Ogni uomo è un pezzo
del Continente, una parte della Terra. [...] Ogni morte di uomo mi diminuisce,
perché io partecipo dell’umanità. E così non mandare mai a chiedere per chi
suona la campana: Essa suona per te.»