NON TRASCURARE LA
FORMULA ELETTORALE di Franco Astengo
La
comparsa dei franchi tiratori alla Camera su di un tema molto delicato come
quello della formula elettorale impone evidentemente una riflessione politica
molto ampia, ben oltre lo specifico della questione contingente. Purtuttavia mi permetto comunque
di rilevare come risulterebbe di grande importanza disporre, nella materia, di
un progetto organico condiviso sul quale sviluppare anche un confronto di
merito. Premesso che sicuramente qualsiasi formula
presenta limiti e difetti e non può garantire nessuno al 100% mi azzardo a
presentare una proposta che mi permetto di ritenere sufficientemente organica.
1) Il territorio
nazionale è suddiviso in 400 collegi uninominali per la Camera e 200 per il
Senato eliminando il voto all’estero. 2) I collegi
dovrebbero comprendere mediamente poco più di 300.000 cittadini per la Camera e
di 600.000 per il Senato (sicuramente una distorsione in eccesso frutto della
stordita riduzione nel numero dei seggi). 3) I candidati per
ogni collegio non potranno presentarsi né in altri collegi, né in doppia
candidatura tra Camera e Senato (in sostanza per coprire tutto il territorio
nazionale ogni lista deve poter disporre di 600 candidati con il 50% di
genere). Così si potrebbe evitare anche il discorso delle firme di
presentazione avendo ogni lista dimostrato già sufficiente presenza nel Paese e
si limiterebbe radicalmente il discorso della personalizzazione. 4) Le circoscrizioni
per comprendere i collegi dovrebbero essere segnate dai confini regionali (la
Val d'Aosta mantiene il collegio uninominale con l'elezione di tipo plurality). 5) I candidati si
presentano nei collegi collegati a livello regionale dallo stesso simbolo. In
questo modo si può realizzare il massimo possibile di vicinanza con il
territorio (certo c'è la controindicazione dei paracadutati ma questo è affare
dei partiti, perché in questo modo non ci sono collegi “assolutamente” sicuri). 6) Eseguito il
collegamento a livello regionale i voti ottenuti con lo stesso simbolo a
livello regionale vengono suddivisi con il metodo d’Hondt assegnando così il
numero dei seggi per ogni lista: gli eletti sono scelti attraverso le
percentuali più alte ottenute nei collegi (il metodo seguito in quelle che
furono le ultime elezioni dirette per le Province). 7) Non servono premi
di maggioranza e soglie di sbarramento perché il metodo d’Hondt favorisce
comunque le forze maggioritarie ma permette anche l'espressione delle minoranze.
8) Controindicazioni:
è possibile che un collegio rimanga senza rappresentanti e un altro collegio ne
abbia più d’uno, ma il limite regionale garantisce comunque una rappresentanza
territoriale e sarà sufficiente disegnare un numero di collegi inferiore a
quello dei seggi; è evidente che in certe situazioni saranno favorite anche
liste locali (vedi sistema spagnolo ma in quel caso sono molto forti le
rappresentanze delle minoranza etniche): questo fatto dovrebbe spingere le
forze politiche nazionali a radicarsi maggiormente sul territorio.
9) Così la formazione
del governo dovrebbe obbedire al confronto parlamentare restituendo ai consessi
elettivi la centralità prevista dalla Costituzione.