PONTE MORANDI
di Angelo
Gaccione
I morti non
ce li hanno fatti vedere. Non si trova nessuna foto dei 43 corpi straziati.
Nemmeno una foto di tutte le vittime assieme. Allora ho cercato una croce, una
povera croce, la più misera di tutte le croci a loro memoria.
Quando, finalmente, aggiorneremo il Codice Penale eliminando
le tante ambiguità che esso contiene? Il linguaggio giuridico è volutamente uno
dei più ambigui, contorti e manipolato in assoluto. La sua artificiosità è fatta
apposta e voluta perché esso sia usato come un vero e proprio strumento di
potere ad uso e consumo delle classi dominanti. Non per nulla è stato uno
scrittore, Alessandro Manzoni, ad usare per la prima volta l’efficacissimo
motto popolare di azzeccagarbugli per designare un avvocato, un uomo di
legge. Non per nulla il nostro Parlamento pullula di avvocati, è dominato da
questa categoria, e le leggi che ne vengono fuori brillano per spudoratezza,
per scandalosa ambiguità e sembrano fatte apposta per essere violate. Sembrano
scritte deliberatamente per tutelare i farabutti di ogni risma che raramente
alla “giustizia” vengono assicurati. Gli scrittori, che del linguaggio
dovrebbero essere i più rigorosi custodi e difensori, per tenere fede al
principio di verità e di chiarezza, non se ne curano come se la cosa non li
riguardasse, e lasciano a politici, giuristi e gazzettieri della peggiore
specie, di farne scempio e strumento di oppressione e di menzogna. Prendiamo la
ambigua locuzione neutra: “è caduto il Ponte Morandi” con cui
azzeccagarbugli, politici, giuristi e gazzettieri hanno coperto in questi otto anni
la strage di ben 43 persone. Il genere “neutro” non esiste: vale per le azioni
umane che per i fenomeni naturali in genere. Tutto ha sempre un’origine. Un
ponte non crolla, è lasciato crollare dalle inadempienze, dal
menefreghismo. A Piazza Fontana non è scoppiata una bomba, è stata fatta
scoppiare da mani assassine e criminali. Dunque ci sono dei soggetti, dei
responsabili a cui dare nomi e cognomi. E, se vogliamo essere coerenti e giusti,
dobbiamo applicare questo rigore logico ad ogni singolo evento. Perciò non
scoppia la guerra, è fatta scoppiare; i soldati non sono morti, sono
stati mandati a morire. E allora dobbiamo cercare il soggetto, i soggetti,
i responsabili. Perché, lo ripeto, il genere neutro non esiste. I credenti
coerenti con loro stessi dicono: “Il buon Dio ha mandato la pioggia per
ristorare i campi”. Danno il nome a un fenomeno, ne indicano il soggetto e non
usano il genere neutro. I non credenti, o semplicemente la gente comune, dice: “È
piovuto” e “Ha piovuto”. In questa seconda formula nella mia lingua
dialettale. Questo perché l’artefice non è immediatamente identificabile o
perché più saggiamente non si può attribuire un potere di tal fatta a qualcuno
di fisicamente concreto. Ma se ti metti a ragionare con il più semplice dei
contadini, ti dirà, senza sapere di meteorologia e di fisica, tutte le ragioni
e le cause della pioggia. Cioè come si è prodotta, le combinazioni che l’hanno
determinata. In ultima analisi, le cause come soggetto. E anche in questo caso
ogni neutralità va a farsi benedire.