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domenica 19 luglio 2026

BOUNTY KILLER
di Marcello Campisani - avvocato



Forse non riuscirò a perdonarmi questa bassa voglia di commentare, peraltro non in rima, queste manifestazioni di matta bestialitate. Certamente alcuni politici, Salvini in primis, danno il peggio di sé quando si avventurano sul terreno minato della giustizia. Infatti la vorrebbero à la carte, secondo cioè gli umori del momento e non già secondo le norme che essi stessi hanno deliberato, come nella fattispecie. Troppe cose mi intrigano. Intanto come ha fatto l’uccisore dei due rapinatori a farsi rifilare 14 anni di reclusione? O è un ceffo della peggior specie o deve essersi dato da fare per ottenere una durissima condanna e poi atteggiarsi a vittima. In breve e all’ingrosso: la pena per l’omicidio volontario è di 21 anni. Dedotto un terzo, per le cosiddette attenuanti generiche, che competono a tutti i non i non particolarmente carogna, fanno 14 anni. Un altro terzo gli va riconosciuto per l’attenuante della provocazione. Letteralmente: aver agito in stato d’ira, determinato da un fatto ingiusto altrui. Col che scendiamo sotto la doppia cifra. La terza attenuante poteva ben comprarsela, nel senso che con un milione o poco meno avrebbe potuto risarcire gli eredi. Somma misera per due vite, ma che i giudicanti avrebbero ben potuto ritenere congrua, attesa l’aleatorietà del reddito dei rapinatori.
In sintesi: dopo circa un anno e mezzo di reclusione intra-muraria (decurtata dell’eventuale detenzione domiciliare) sarebbe stato ammesso ai servizi sociali, come Berlusconi e, ops, Minetti. Del resto, se invece di accoppare esseri umani, si fosse dedicato alla caccia in riserva ed ancor più alla caccia grossa, non avrebbe speso molto meno. Credo che togliersi lo sfizio di stecchire a pistolettate dei ceffi chiusi in un'autovettura e che non possono difendersi, se non con armi a turacciolo, valga almeno quel prezzo. Ma non va bene invece per i nostri giustizialisti politicanti. Questo omicidio andrebbe anzi premiato col futuribile Nobel per il miglior bounty killer. È un coro unanime di tutti coloro che sono rimasti i trucidi longobardi di manzoniana memoria:
cui fu ragion l'offesa e gloria il non aver pietà”.
Non dubito poi che, se in saccoccia agli assassinati venisse rinvenuta una tessera di partito di suo gradimento, l’ineffabile Salvini comincerebbe a berciare per ottenere la revisione del processo e la condanna del gioielliere pistolero all’ergastolo. Intanto poveretto lo compatiamo, visto che a breve sarà accolto nelle grandi braccia di San Vittore, sottratto agli affetti familiari, fottendocene invece alla grande dei suoi cattivoni, che giacciono serenamente sotto due metri di terra e che, contrariamente a lui, in quanto rapinatori, non lasciano né affetti, né familiari, né rimpianti.