SOLIDARIETÀ CON GLI OPPRESSI Ugo Giannangeli e Giuseppe Natale
Se la solidarietà è un crimine siamo
incriminabili. Quella che segue è una dichiarazione
di solidarietà e corresponsabilità nell’impegno civile al fianco del martoriato
popolo palestinese e della sua resistenza. È anche un atto di autodenuncia
sottoposto all’attenzione della magistratura.È inoltre una lettera aperta rivolta ai responsabili
del genocidio palestinese e a tutti quei governanti e forze economiche e
tecnologiche, etnico -religiose e razziste, complici, che sostengono lo Stato d’Israele.Chi firma la dichiarazione può integrarla
con un suo pensiero, una sua opinione e una sua proposta finalizzate a
rafforzare, nel nostro Paese e nel mondo, le resistenze di “restare umani”, per
il disarmo e la pace, per i diritti umani e il diritto internazionale, per la
giustizia sociale e ambientale. Le adesioni (nome, cognome,
comune di residenzae/o domicilio) vanno inviate a: 80moliberazpropalestinapropace@gmail.com
Noi
cittadine e cittadini, noi persone impegnate nel denunciare e nel contrastare,
per fermarlo, il genocidio del popolo palestinese, siamo profondamente
colpite nella nostra umanità e inorridite di fronte alla lucida spietata
determinazione genocidaria del governo e dell’esercito israeliani. Siamo altresì colpiti nella nostra
personale dignità, quando vengono messe in prigione persone che operano in
soccorso delle vittime palestinesi con aiuti materiali ed economici, in particolare
rivolti ai bambini e alle bambine. Siamo allarmati e fortemente preoccupati
quando si criminalizzano, anche da parte della magistratura italiana,
associazioni di beneficenza della diaspora palestinese e si mettono sotto
accusa i loro rappresentanti in quanto sarebbero responsabili di destinare i
fondi raccolti ad Hamas ritenuta organizzazione terroristica.
Essendo cittadini informati e consapevoli, sentiamo
il dovere di precisare: 1) Secondo la Convenzione internazionale
per la soppressione delle attività di finanziamento al terrorismo del 1999 è
terroristico “ogni atto finalizzato a causare la morte o lesioni personali
gravi a un civile o ad ogni altra persona che non prende attivamente parte alle
ostilità in una situazione di conflitto armato quando lo scopo di questo atto
[…] è quello di intimidire una popolazione oppure di costringere un governo o
un'organizzazione internazionale a compiere o ad astenersi dal compiere un
determinato atto”. 2) Alla luce di questa definizione si può affermare
che Israele ha sempre praticato il terrorismo, alle origini con Irgun e Banda
Stern, successivamente con esercito e coloni. Basti pensare, per esempio, al
cecchinaggio durante la Grande marcia del ritorno nel 2018-2019 e agli ordigni
esplosivi usati indiscriminatamente in Libano contro la popolazione civile nel
settembre 2024, con centinaia di morti e migliaia di feriti, tutti disarmati e
inermi, che manifestavano, nel primo caso, per il diritto al ritorno
(Risoluzione ONU, n.194/48); nel secondo caso tutti civili che si recavano al
lavoro o a scuola o passeggiavano o guidavano taxi.
3) Con la Legge fondamentale del 19 luglio
2018, Israele si definisce “Stato nazionale del popolo ebraico”, cioè a sovranità etnico-religiosa; dichiara “lo sviluppo
dell’insediamento ebraico come un valore nazionale e agirà per incoraggiarne e
promuoverne la creazione e il consolidamento”. “Insediamento ebraico” sta per
colonizzazione, cioè un crimine che con questa legge assurge a valore
nazionale.Israele è uno Stato occupante che
promuove il colonialismo di insediamento. Per il diritto internazionale contro
l’occupazione è legittima la resistenza anche armata. Secondo il protocollo
aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949, adottato nel 1977,
relative alla protezione delle vittime dei conflitti armati internazionali, la
popolazione di un Paese occupato da una potenza straniera ha il pieno diritto
di lottare per la propria liberazione. Le norme sono applicabili “nei conflitti
armati nei quali i popoli lottano contro la dominazione coloniale e l’occupazione
straniera e contro i regimi razzisti nell’esercizio del diritto dei popoli di
disporre di se stessi consacrato nella carta delle Nazioni Unite”.
In specifico per il popolo palestinese la
risoluzione ONU numero 37/43 del 1982 afferma: “Considerando che la
negazione dei diritti inalienabili del popolo palestinese
all'autodeterminazione, alla sovranità, all’indipendenza e al ritorno in
Palestina e i ripetuti atti di aggressione da parte di Israele contro i popoli
della Regione costituiscono una grave minaccia alla pace e alla sicurezza
internazionale riafferma la legittimità della lotta dei popoli per l’indipendenza,
l’integrità territoriale, l’unità nazionale e la liberazione dalla dominazione
coloniale e straniera e dall’occupazione straniera con tutti i mezzi
disponibili compresa la lotta armata”.
4) Nel corso del 2024 i massimi organi
giudiziari internazionali e l’ONU hanno emesso decisioni fondamentali contro
Israele. A gennaio la Corte Internazionale di Giustizia ha ritenuto che quello
in corso a Gaza fosse un “plausibile genocidio”; a luglio la stessa Corte ha
emesso un parere consultivo che ha ribadito l’illegalità dell'occupazione, ha
condannato l’apartheid e ordinata la rimozione delle colonie; a marzo il
Consiglio di sicurezza ha ordinato un immediato cessate il fuoco, come sempre
disatteso; a settembre l’Assemblea dell’ONU ha recepito il parere, ha dato un
termine di 12 mesi per il ritiro delle colonie e ha ordinato agli Stati di
interrompere ogni rapporto con Israele pena la complicità nel genocidio; a
novembre la Corte penale internazionale ha emanato gli ordini di arresto di
Netanyahu e Gallant. 5) Il 23 giugno 2026 la Commissione
indipendente internazionale del Consiglio dei diritti umani ha depositato un
rapporto, il secondo, ancora più analitico del precedente. Vi si legge che sono
stati uccisi 20.179 bambini e ne sono stati feriti 44.143. Queste sono solo le
vittime note, poi ci sono gli scomparsi sotto le macerie ma anche nelle carceri.
Si legge nel rapporto che “è compromessa la salute riproduttiva e neonatale” e
che “è in atto una strategia per distruggere la continuità biologica”. In
Cisgiordania è da tempo in corso una feroce offensiva tendente a espropriare e
a cacciare i palestinesi, e a ripetere la “soluzione finale” colpendo
deliberatamente i bambini, come a Gaza. Lo dimostra con un rapporto
l’organizzazione per i diritti umani B’Tselem. 6) In questa situazione drammatica, che
disumanizza il mondo e lo porta sul bordo del baratro della terza guerra
mondiale e nucleare, che scuote profondamente le coscienze, cosa fa il governo
italiano nonostante l’art.11/Cost.? Introduce il DDL che di fatto assimila
antisionismo e antisemitismo; promulga i decreti sicurezza volti alla repressione
del diritto di espressione e di manifestazione; non firma, con l’Ungheria, un
documento di 79 Paesi in difesa della Corte penale internazionale sotto
sanzioni; blocca, con la Germania, la sospensione dell’accordo di associazione
UE-Israele nonostante la palese violazione della clausola del rispetto dei
diritti umani; rinnova il memorandum di intesa Italia- Israele.Una scelta di campo ben precisa che si
traduce in una complicità nel genocidio tanto che pende avanti alla Corte
penale internazionale una denuncia di 51 giuristi perché sia accertata la
responsabilità del governo italiano.In
questo contesto di diffusa complicità anche il singolo individuo - a maggior
ragione se palestinese - ha il diritto/dovere di chiamarsi fuori,
solidarizzando e sostenendo il popolo palestinese nella sua sofferta resistenza
quotidiana, contribuendo concretamente a ridurre le conseguenze del genocidio
in corso.
Per queste inoppugnabili ragioni, siamo
inoltre a denunciare le condizioni disumane in cui sono tenuti nelle carceri
israeliane decine di migliaia di prigionieri e detenuti palestinesi,
sottoposti a torture e a stupri e lasciati morire semplicemente perché hanno
fatto il loro dovere, come il medico pediatra Hussam Abu Safiya ridotto in fin
di vita; o come il leader Marwan Barghouti. Per queste inoppugnabili ragioni,
esprimiamo la nostra piena solidarietà ai detenuti palestinesi in Italia,
incriminati per la loro attività di aiuto e sostegno alle famiglie palestinesi
a Gaza e Cisgiordania, cui hanno concorso organizzazioni di volontariato e
persone singole, tra le quali molte che firmano questa lettera. Per queste inoppugnabili ragioni,
esprimiamo la nostra vicinanza fraterna e la nostra solidarietà ai
rappresentanti dell’Associazione dei Palestinesi in Italia (A.P.I.) e
dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese
(A.B.S.P.P.): Mohammad Hannoun, Raed Dawoud, Ryiad Elasaly (di quest’ultimo in
condizioni di salute precaria non si hanno più notizie nel trasferimento
dalla Calabria in un carcere della Sardegna), Ryiad Albustanji, nonché Anan
Yaeesh e Ahmad Salem. Benemeriti quali sono, non possono e non debbono
essere incriminati e sbattuti in carcere. È come vivere in un mondo alla
rovescia: sono trattate da criminali le persone solidali col proprio popolo, le
persone che si battono per la difesa, il rispetto e l’attuazione dei diritti
umani e del diritto internazionale, sistematicamente violati da Israele e dagli
Stati suoi alleati e sostenitori. Noi, questo mondo alla rovescia lo
ripudiamo e affermiamo che se la solidarietà e la resistenza per
l’autodeterminazione e la libertà dei popoli, e del popolo palestinese in
particolare, diventano un crimine anche noi siamo incriminabili e ci
sottoponiamo al giudizio, per la verità e la giustizia. [Milano, luglio 2026]