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sabato 29 agosto 2026

IL GOVERNO HA PAURA E CANCELLA REPORT
Comunicato degli inviati di Report del 28 agosto.


A sinistra quella che era entrata in
politica dopo la morte di Borsellino
e ora tutela i suoi scagnozzi corrotti
e mette il veto sui messaggi dei suoi
parlamentari collusi con i mafiosi
 
La decisione assunta dalla Rai è per noi completamente irricevibile.
È inaccettabile per il metodo, dal momento che l’azienda ha rifiutato qualsiasi interlocuzione con la squadra in queste settimane facendoci apprendere la scelta dalle agenzie, e nel merito, dal momento che le figure scelte non sono in alcun modo rappresentative della storia e dei valori di Report. Dal momento che l’intenzione dell’azienda sembra quella di voler distruggere la storia e l’integrità della trasmissione, su un evidente mandato politico, annunciamo che: nel caso in cui la Rai non intenda tornare sui propri passi, abbandoneremo in blocco il programma.


È inaccettabile per il metodo, dal momento che l’azienda ha rifiutato qualsiasi interlocuzione con la squadra in queste settimane facendoci apprendere la scelta dalle agenzie, e nel merito, dal momento che le figure scelte non sono in alcun modo rappresentative della storia e dei valori di Report. Dal momento che l’intenzione dell’azienda sembra quella di voler distruggere la storia e l’integrità della trasmissione, su un evidente mandato politico, annunciamo che: nel caso in cui la Rai non intenda tornare sui propri passi, abbandoneremo in blocco il programma.


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GOVERNO E POTENTI CONTRO REPORT 


Fratelli di Mafia
cancella Report
 
Da Instagram. Uno tra le migliaia di messaggi inviati da cittadini a Rainews.
 
L’uscita di Sigfrido Ranucci da Report non è una semplice scelta editoriale o un avvicendamento di palinsesto. È l’ennesimo segnale d’allarme per un Paese in cui il giornalismo d’inchiesta libero e indipendente dà troppo fastidio a chi gestisce il potere. L’Italia continua a scivolare indietro nelle classifiche internazionali sulla libertà di informazione, e questa vicenda ne è la conferma plastica. Quando un programma fondamentale per il servizio pubblico viene ridimensionato o privato della sua voce storica, non si punisce un singolo giornalista: si colpisce la cittadinanza, privandola del diritto fondamentale di sapere, verificare e criticare. Un paese che non tollera le domande scomode, che normalizza il controllo della TV pubblica e che mette a tacere le inchieste, sta perdendo i suoi pezzi di democrazia. Non è una questione di schieramenti, ma di libertà: senza un’informazione davvero libera, restano solo la propaganda e un conformismo che somiglia sempre di più a un regime.
edoardotusacciu