Una vasta produzione sul tema della
guerra Bisogna
assolutamente esser grati ad Antonio Gibelli, storico genovese poco
pubblicizzato ma di grande spessore, per le sue ricerche nell’ambito della
nostra contemporaneità e di certe sue radici. Comincio da Il popolo bambino.
Infanzia e nazione dalla Grande Guerra a Salò (2005), ma sono da tener
presenti anche altri suoi non meno rilevanti lavori. Il tema qui è quello della
preparazione dell’adolescenza, persino dell’infanzia, alla guerra, e dunque
alla violenza, alla sopraffazione, cui soprattutto le destre (ma non solo)
destinano l’umanità. Un tema purtroppo attuale oggi, in cui la politica del
puro potere (non di rado presente anche in passato, ma magari velato, all’orizzonte)
esce allo scoperto in quanto tale, soffocando ogni aspirazione “umana”, e tanto
più cristiana in senso autentico. Sono le radici stesse della nostra cultura
classica ed ebraico-cristiane a venir messe in radicale discussione. Un intero
popolo additato all’odio, ogni singolo distrutto, nessuna sensibilità per la
complessità del reale, per le persone. Milioni di persone sono state condannate
a una morte insensata o a uccisioni motivate dalla prepotenza di pochi, inibiti
alla radice a chiedersi il perché di quanto succede, vittime inconsapevoli di
una tragedia che certo non hanno scelto; condannati anzi per il semplice fatto
di interrogarsi.
Altre sue opere sono: L’officina della
guerra. La Grande Guerra e le trasformazioni del mondo mentale (1991,
2007); Il corpo degli eroi. Medici e patrioti in un carteggio di Adelaide Cairoli,
1862-71 (2025). Tantissime testimonianze, tra le più coinvolgenti, sono
presenti in La Guerra Grande. Storie di gente comune 1914-1919 (2014):
lettere a familiari e a conoscenti stretti, diari o loro frammenti, appelli,
dichiarazioni - con la presenza all’orizzonte della più che probabile morte. E
soprattutto le motivazioni del senso della scrittura, di ciò che ha spinto
tanti anche illetterati a scrivere, a lasciare una traccia di sé, una denuncia,
della immotivata e terribile situazione in cui sono stati posti da irresponsabili
detentori del potere. Questa non può essere che una prima segnalazione, un
invito alla lettura, imprescindibile soprattutto, ma non solo, ai nostri
giorni.