Pagine

sabato 29 agosto 2026

LEGGERE GIBELLI  
di Gabriele Scaramuzza


Antonio Gibelli

Una vasta produzione sul tema della guerra
 
Bisogna assolutamente esser grati ad Antonio Gibelli, storico genovese poco pubblicizzato ma di grande spessore, per le sue ricerche nell’ambito della nostra contemporaneità e di certe sue radici. Comincio da Il popolo bambino. Infanzia e nazione dalla Grande Guerra a Salò (2005), ma sono da tener presenti anche altri suoi non meno rilevanti lavori. Il tema qui è quello della preparazione dell’adolescenza, persino dell’infanzia, alla guerra, e dunque alla violenza, alla sopraffazione, cui soprattutto le destre (ma non solo) destinano l’umanità. Un tema purtroppo attuale oggi, in cui la politica del puro potere (non di rado presente anche in passato, ma magari velato, all’orizzonte) esce allo scoperto in quanto tale, soffocando ogni aspirazione “umana”, e tanto più cristiana in senso autentico. Sono le radici stesse della nostra cultura classica ed ebraico-cristiane a venir messe in radicale discussione. Un intero popolo additato all’odio, ogni singolo distrutto, nessuna sensibilità per la complessità del reale, per le persone. Milioni di persone sono state condannate a una morte insensata o a uccisioni motivate dalla prepotenza di pochi, inibiti alla radice a chiedersi il perché di quanto succede, vittime inconsapevoli di una tragedia che certo non hanno scelto; condannati anzi per il semplice fatto di interrogarsi.



Altre sue opere sono: L’officina della guerra. La Grande Guerra e le trasformazioni del mondo mentale (1991, 2007); Il corpo degli eroi. Medici e patrioti in un carteggio di Adelaide Cairoli, 1862-71 (2025). Tantissime testimonianze, tra le più coinvolgenti, sono presenti in La Guerra Grande. Storie di gente comune 1914-1919 (2014): lettere a familiari e a conoscenti stretti, diari o loro frammenti, appelli, dichiarazioni - con la presenza all’orizzonte della più che probabile morte. E soprattutto le motivazioni del senso della scrittura, di ciò che ha spinto tanti anche illetterati a scrivere, a lasciare una traccia di sé, una denuncia, della immotivata e terribile situazione in cui sono stati posti da irresponsabili detentori del potere. Questa non può essere che una prima segnalazione, un invito alla lettura, imprescindibile soprattutto, ma non solo, ai nostri giorni.