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lunedì 3 agosto 2026

LA STAZIONE CENTRALE DI MILANO
di Angelo Gaccione
 

Veduta aerea della Stazione Centrale

Ci sono grandi città che hanno delle stazioni ferroviarie enormi. Per ampiezza, e per tutto quanto riescono a contenere nei loro “ventri”, si presentano come delle vere e proprie cittadelle autonome. Una di questa è la Stazione Centrale di Milano. Considerata fra le più grandi stazioni europee, la sua superficie è di ben 220 mila metri quadrati. Solo la facciata di metri ne conta 200. Lasciamo da parte i milioni di passeggeri che vi transitano ogni anno, il numero dei binari, le cinque volte in ferro che li ricoprono (tonnellate e tonnellate di ferro), e consideriamo solo l’enorme quantità di esercizi commerciali di ogni tipo: librerie, caffetterie, supermarket, farmacie, bistrot, agenzie, uffici… se ne contano più di 110. Con la ristrutturazione e la riqualificazione avvenuta fra il 2005 e 2010, la stazione ha cambiato fisionomia. Non nella facciata, che è rimasta quella monumentale, in una combinatoria eclettica ibrida di neoclassico, liberty, art déco, con cui non sono riuscito mai a riconciliarmi, ma all’interno del suo vasto e capace ventre. 


La vecchia Stazione di Milano

Quella precedente, ma che fu in seguito demolita, si ispirava al gusto viennese e se ne trova traccia nelle vecchie foto. Vi si vedono persino le carrozze parcheggiate in un fianco sotto la tettoia: l’avevano costruita ai tempi del regno lombardo-veneto. Arretrandola dove si trova ora, su progetto di Ulisse Stacchini, la inaugurarono nel 1931 in piena epoca fascista. La sua particolarità è unica: per recarsi ai binari bisogna salire, contrariamente alle altre che trovi a piano strada. Ma torniamo alla ristrutturazione. È come essere in un luogo autosufficiente e dove puoi, se ne hai voglia, compiere una serie di incombenze senza renderti conto dello scorrere del tempo. Non solo, dunque, un luogo di puro transito, un non luogo da cui liberarti prima possibile. 



La riqualificazione ha messo in evidenza una serie di opere artistiche prima neglette, ed ha valorizzato il Padiglione Reale di cui parlerò in un’altra occasione. Tra queste, i sei mosaici realizzati tra il 1930 e il 1931 i cui temi riguardano i Mezzi di trasporto e viaggio (figure femminili che reggono conchiglie con perle, rappresentando l’aria (cioè il volo), la terra (cioè il treno), l’acqua (cioè la navigazione). L’Allegoria delle trasmissioni radiofoniche celebra la modernità. Le Vedute di città italiane riproducono scorci come Roma (il Campidoglio) e Milano (l’Arena e l’Arco della Pace). La scoperta del fuoco non ha bisogno di commenti. Paesaggi italiani richiama città come Padova, Napoli, Bologna e Pisa. Le Figure allegoriche alludono al lavoro, al progresso industriale. Fermarsi a gustarsele non è agevole: la fiumana di passeggeri e il rumore non favoriscono né la giusta concentrazione né il raccoglimento.