Troppo spesso la terra che ci ha dato i natali e che
ci vide partecipi, ci delude dolorosamente e crea nei nostri cuori una piaga.
Questi versi amari e indignati di Vaccaro nascono da quella piaga. Efurono
fiori e canti illusi di anni attesi a
ridare vita a un paese di sassi – custodi sepolti
di sangue rappreso ma era troppo presto
o troppo tardi per destarli immersi in
quel sonno nero d’asfalto sulla strada E tu che avevi intessuto ori perle e avori semenze adorne a questi sassi ed ancora rimani anco tu di pietra innanzi alla loro somma zero che solo nel cuore si fa diga al suo spiro nullo dove ora volteggia l’ala
polvere d’ira funesta tra fiamme incauste di aliti cretini che non hanno saputo dirsi di quali avorio e oro essi fossero gli orditi [inedita,
25 maggio 2026]