TORREVECCHIA E IL MUSEO INNAMORATO di Angelo
Gaccione
Ci sono persone che sono legati ai propri luoghi così
profondamente da diventarne parte integrante, da fondersi con essi. Li amano a
fondo e li fanno amare anche agli altri, persino a chi in quei luoghi non ha
mai messo piede. Il poeta e critico letterario Massimo Pamio è uno di questi.
Il luogo è Torrevecchia Teatina, un borgo di circa quattromila abitanti
distante da Chieti meno di un quarto d’ora in auto, e di cui quest’anno,
precisamente dalla sera di domenica 9 agosto, Pamio è diventato cittadino
onorario. Un riconoscimento meritato perché anche se Pamio è nato a Tollo e
abita a Chieti, nel quartiere di Tricalle (Tribus
Callis, tre colli o tre strade, come ci rende edotti la provenienza latina del
nome), Torrevecchia dista da casa sua un paio di chilometri o poco più, ed è a
questo luogo che egli ha legato il suo nome.
Massimo Pamio
A Torrevecchia c’è la sua
creatura: il “Museo Lettera d’Amore” da lui e da sua moglie Pina Verdoliva
caparbiamente voluto e che, fortunatamente, ha trovato nelle istituzioni amministrative
del borgo e poi in quelle regionali, il giusto sostegno per la sua fattiva realizzazione.
Come giustamente tengono a sottolineare, il Museo della Lettera d’Amore è un
unicum nel suo genere a livello mondiale. Inaugurato l’8 agosto del 2011 il
Museo ha compiuto quindici anni di vita, ma ha cominciato a prendere forma
nella mente del suo creatore molti anni prima. Via via che il concorso
letterario, dedicato a questo “genere” di espressione letteraria, andava a
radicarsi sul piano nazionale e a mettere a disposizione una quantità di
materiali considerevoli. Ventisei sono le edizioni del Premio realizzati e
oltre 25 mila le lettere che ora il Museo può vantare. Massimo e Pina avevano
accumulato questo prezioso bottino sigillato in scatoloni che occupavano la
loro casa (persino sotto il letto) e bisognava trovargli un luogo degno per
condividerlo con l’interesse pubblico, con gli appassionati e con gli studiosi.
La sede del Museo
Con l’apertura del Museo presso lo storico palazzo del marchese Valignani in
piazza San Rocco, un palazzo ducale del 1743, preziosi volumi di epistolari,
donazioni di interi carteggi e lettere di scrittori, letterati e personaggi
storici, sono andati ad arricchire la collezione. Ne sono giunti tanti anche dall’estero e ora sono in grado di illuminare vicende umane, periodi
storici controversi, drammi familiari dovuti all’emigrazione forzata ed alla
guerra, rapporti amorosi, nostalgie, disagi sociali, tenerezze… Lettere di ogni tipo, soprattutto di persone semplici, che nel modo più schietto esprimono i loro sentimenti e danno voce alle loro vite spoglie.
Ci sono venuto molto volentieri questa estate a Torrevecchia.
La giuria della XXVI edizione del Premio ha operato una scelta coraggiosa e
controcorrente che potrebbe servire da lezione ai tanti premi sparsi per la
Penisola. Ha abolito classifiche, ha evitato competizioni diseducative, ha impedito
gelosie e dissapori fra candidati e fra candidati e giuria. È stato assegnato
un premio ex equo a tutte le lettere che si distinguevano per originalità e per
ricchezza di contenuto umano e letterario. La piazza davanti al museo e gli
spazi del museo stesso sono stati riempiti delle lettere dei partecipanti:
appesi ai rami degli ulivi, alle piante delle aiuole, ai muri delle pareti. Ne sono state stampate anche delle copie messe a disposizione del pubblico e dei visitatori. Lette dal palco durante le due serate della manifestazione, hanno suscitato una intensa partecipazione emotiva.