Caro Professore, ho letto con molto interesse il suo intervento
sulla “Difesa civile”. Ne condivido pienamente la denuncia severa e necessaria
contro la folle corsa al riarmo e la pericolosa retorica di chi, in un’era
segnata dal rischio nucleare, continua a invocare logiche belliche. Vorrei
tuttavia sottoporre alla sua riflessione una piccola sfumatura di pensiero
riguardo al valore della difesa civile e nonviolenta. Comprendo perfettamente
il suo timore che questo termine possa essere logorato o strumentalizzato dai
governi. Tuttavia, credo che la difesa civile non armata – intesa come
resistenza civile, boicottaggio e non-collaborazione di massa – non debba
essere vista come una concessione alla logica dei guerrafondai, bensì come il
massimo sviluppo pratico del disimpegno da essi preteso. Non si tratta di
illudersi di fermare le bombe atomiche con la forza, ma di sottrarre il
consenso ai poteri che le muovono, offrendo ai cittadini un metodo concreto per
difendere i propri diritti e la propria umanità senza replicare la violenza. La ringrazio per questi spunti di riflessione così
profondi e per il coraggio con cui tiene viva la voce della pace. Un cordiale saluto, Rosario Undiemi
Caro
Undiemi, gli unici da cui ci dobbiamo difendere
sono i governanti folli che ci vogliono precipitare nella guerra nucleare. I
nemici sono loro, ce li abbiamo in casa. È verso di loro che dobbiamo attuare
la difesa civile, la non collaborazioneattiva, il boicottaggio;
sono d’accordissimo, lo scrivo da decenni. Sono gli Stati, i Governi e chi li sostiene che mandano armi e militari fuori dal nostro Paese a creare problemi e
tensioni; nessuno ha minacciato i nostri confini e il nostro territorio. Più
stiamo nella Nato più prenderemo parte ad una politica di guerra e di tensioni.
Dobbiamo diventare neutrali, un Paese di pace, un luogo di mediazione
internazionale per risolvere le controversie. Abbiamo Assisi, la città mondiale della
Pace, facciamo di questo luogo, come da anni suggerisco, il luogo della
diplomazia e della mediazione. Un caro saluto. [A. G.]