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lunedì 21 settembre 2026

BOICOTTARE GUERRE E GUERRAFONDAI



Caro Professore,
ho letto con molto interesse il suo intervento sulla “Difesa civile”. Ne condivido pienamente la denuncia severa e necessaria contro la folle corsa al riarmo e la pericolosa retorica di chi, in un’era segnata dal rischio nucleare, continua a invocare logiche belliche. Vorrei tuttavia sottoporre alla sua riflessione una piccola sfumatura di pensiero riguardo al valore della difesa civile e nonviolenta. Comprendo perfettamente il suo timore che questo termine possa essere logorato o strumentalizzato dai governi. Tuttavia, credo che la difesa civile non armata – intesa come resistenza civile, boicottaggio e non-collaborazione di massa – non debba essere vista come una concessione alla logica dei guerrafondai, bensì come il massimo sviluppo pratico del disimpegno da essi preteso. Non si tratta di illudersi di fermare le bombe atomiche con la forza, ma di sottrarre il consenso ai poteri che le muovono, offrendo ai cittadini un metodo concreto per difendere i propri diritti e la propria umanità senza replicare la violenza.
La ringrazio per questi spunti di riflessione così profondi e per il coraggio con cui tiene viva la voce della pace.
Un cordiale saluto,
Rosario Undiemi

 
Caro Undiemi,
gli unici da cui ci dobbiamo difendere sono i governanti folli che ci vogliono precipitare nella guerra nucleare. I nemici sono loro, ce li abbiamo in casa. È verso di loro che dobbiamo attuare la difesa civile, la non collaborazione attiva, il boicottaggio; sono d’accordissimo, lo scrivo da decenni. Sono gli Stati, i Governi e chi li sostiene che mandano armi e militari fuori dal nostro Paese a creare problemi e tensioni; nessuno ha minacciato i nostri confini e il nostro territorio. Più stiamo nella Nato più prenderemo parte ad una politica di guerra e di tensioni. Dobbiamo diventare neutrali, un Paese di pace, un luogo di mediazione internazionale per risolvere le controversie. Abbiamo Assisi, la città mondiale della Pace, facciamo di questo luogo, come da anni suggerisco, il luogo della diplomazia e della mediazione. Un caro saluto. [A. G.]