Brené Brown, ricercatrice nell’ambito del
linguaggio e della comunicazione dell’Università di Huston, durante una
conferenza presso la McCombs School of Business dell’Università del Texas, ha messo
in evidenza la tematica della ricerca scientifica contrapposta a quella più
profonda, perché incentrata sulle cause piuttosto che sugli effetti: ricordava
come un suo professore, molto impregnato di “Scienza” insegnasse asserendo “Se
non potete misurarlo, non esiste”. Sono molte
le persone per le quali la realtà è tale, perché possono vedere solo quello che
decidono di poter vedere, toccare con mano: la realtà è molto diversa anche
perché noi non abbiamo abbastanza informazioni sulle effettive capacità che ha
il nostro cervello non solo con la vista, ma con tutti i nostri sensi. È noto
che per alcune persone è possibile riconoscere i colori, semplicemente al
tatto. Per cui chi ci dice che, con un ampliamento di tutti i nostri sensi,
ognuno di noi non sia in grado di “vedere” quello che non è “misurabile”? Il
periodo della guerra di Troia (fatta risalire all’età minoica nella metà del
secondo millennio A. C.) è raccontato nell’Iliade e nell’Odissea: gli eroi
avevano un contatto speciale con le divinità e nulla ci può testimoniare che
non potesse essere così.
Possiamo
pensare quindi che fossero tutti squilibrati oppure che possedessero realmente
una comunicazione diversa fra i due emisferi cerebrali e che il “sentire le
voci”, “vedere gli dèi” fosse comune fra di loro? È quello che ipotizza Julian
James nel suo saggio Il crollo della mente bilaterale e le origini della
Coscienza. Sono
esistite le Sibille Cumane, le Pizie, esisteva il tempio di Delfi… ma ancora
prima esistevano dei luoghi dove il contatto con il divino era accessibile a
tutti. Nello
stesso Giappone esiste un luogo chiamato “Golfo degli Dei”, dove l’immersione nella
natura ci fa sentire così profondamente connessi con la nostra interiorità da
renderci estranei a ciò che accade fuori di noi: succede persino ai meno sensibili
a condizionamenti psicologici.
È
possibile che oggi abbiamo atrofizzato alcune funzioni del nostro cervello
tanto da renderlo impermeabile a qualsiasi forma di percezione che non sia
misurabile, anzi ci permettiamo di definire inesistente il non rilevabile
materialmente? Apro
Wikipedia alla voce “Medium” e trovo la definizione: “Un medium (dal latino medium, mezzo, strumento) è una persona che sostiene di poter
operare come intermediario tra vita e morte, con supposte entità soprannaturali. (...) Nonostante le numerose ricerche, nessun fenomeno è mai stato riprodotto
in un ambiente controllato; inoltre, alcuni medium su cui si è investigato si
sono rivelati ciarlatani o truffatori”.
Come se
non esistessero truffatori ciarlatani e disonesti in ogni professione,
soprattutto in questi tempi di confusione totale in cui l’Intelligenza
Artificiale ha destabilizzato il rapporto dell’uomo con la profondità del suo
sapere! Inoltre “misurare”
l’inconscio in cui si trovano le immagini del nostro vissuto, dando prova che
siano esistite, è un’operazione a cui mi piacerebbe assistere. Scoprire
che la Coscienza esista indipendentemente dall’attività del cervello e si
estenda ben al di là della transizione che chiamiamo morte può essere quel
“lampo” in cui prendiamo coscienza del nostro vero Essere: anche se i San
Tommaso hanno bisogno di “toccare con mano” ciò che è già in loro possesso. Sarebbe
giusto che ognuno avesse diritto di credere in ciò che può dare sollievo alla propria
interiorità: se è la materia che induce a rassicurare… materia sia! Certo è
che a un dolore che porta nel buio più profondo è difficile porre rimedio con
la superficie dell’essenza: e qui introduciamo il discorso tanto caro a chi ama
il Giappone e le sue tradizioni con particolare riferimento alla medianità
delle donne chiamate Itako, che vivono nel Nord dell’isola.
Queste
donne, medium che mettono in comunicazione il consultante con l’Oltre, danno una
grande impressione di equilibrio: donne cieche o ipovedenti dalla nascita,
educate al ruolo da ragazzine, vivono in funzione del loro dono. Perché
arrivare a una vera comunicazione con l’inconscio collettivo è un dono, anche
se c’è chi rifiuta tale possibilità. Non son
molte, queste donne, sia a causa della messa al bando di tale pratica, sia
perché superare le prove a cui vengono sottoposte non è così facile: ho
assistito al racconto di una ragazzina di 13 anni del periodo di formazione! Aveva
trascorso un “tempo infinito” in un’unica stanza, senza alcun contatto con l’esterno,
con la sola presenza della Maestra, la quale al primo accenno di stanchezza, la
risvegliava con trentatré secchiate di acqua gelata. La fatica, non solo fisica,
per ottenere il livello necessario al raggiungimento della facoltà, era davvero
enorme. Mi aveva
impressionato il malcelato disprezzo che monaci buddisti o shintoisti
riservassero loro; come se queste donne non avessero la possibilità di
comunicare con un’altra dimensione… è un “potere” che non viene riconosciuto
perché fa paura e crea invidia.
Anche in
Giappone ci saranno le Vanna Marchi del caso, ma per una che truffa, quante
sono le persone che sono in grado di confortare chi ha perso un proprio caro e
riesce con la voce (e sottolineo voce) ad acquietare il senso di disperazione
dentro un altro essere umano? I rituali
di passaggio tra a vita e la morte ci sono sempre stati, dal tibetano Bardo
Todol, al Libro Egiziano dei Morti, ai rituali di Mithra con invocazioni e
intonazioni speciali della laringe. Ascoltare le nenie di queste Itako e i
suoni delle campane tibetane, a cui fanno riferimento sonoro all’inizio del
consulto e che probabilmente portano in trance non solo la medium, rende
sottile il passaggio tra conscio e inconscio dando - insisto - un senso di pace
a chi si rivolge a loro con un risultato sicuramente meno intrusivo di
psicofarmaci e affini. Ho dedotto che chi si avvicina a pratiche del genere ha
bisogno di credere nella vita oltre la vita; è un atto di fede, non razionale e
lo sceglie perché inconsciamente sa che troverà pace, o almeno attenuerà il
senso di disperazione che lo dilania. La Fede è una delle virtù teologali che
determinano il legame tra l’Uno e l’agire morale cristiano, perché la
maggioranza di noi europei è cristiana… anche se Ursula Von der Leyen ha
dichiarato: “L’Unione Europea si fonda sui valori del Talmud”e,
se non bastasse, il tentativo di islamizzazione sia macroscopico. Ognuno di noi,
in cammino verso la meta comune a noi tutti, cerca la soluzione ai propri
problemi, sia fisici sia spirituali: è importante che ci sia la possibilità per
ognuno di noi di scegliere come affrontare il nodo che ci tiene in scacco. La
parola è un’energia viva ed è importante che ci sia l’opportunità di ricevere
la parola giusta al momento giusto: persone alle quali si suppone la medium parlerà
con uguale apertura di cuore, perché davanti al dolore e alla morte siamo tutti
ugualmente vulnerabili.