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martedì 1 settembre 2026

ELEZIONI E GUERRA
di Angelo Gaccione


Giuseppe Conte

I
eri sera su La 7, al telegiornale condotto da Enrico Mentana, ho visto i sondaggi sulle percentuali dei partiti politici che vengono forniti dalla trasmissione tutti i lunedì. Fratelli d’Italia perde il 2 per cento che se lo incamera Futuro Nazionale del generale Vannacci, e il Movimento 5Stelle perde l’1 per cento che se lo incamera Azione Verdi Sinistra. Sulla stessa rete, molto più tardi, sono riuscito a vedere un brevissimo scampolo della trasmissione “In Onda” condotta da Marianna Aprile e Luca Telese, e precisamente la parte finale in cui il giornalista Claudio Cerasa direttore de “Il Foglio” chiedeva a Giuseppe Conte leader del Movimento 5Stelle, se in caso di vittoria del cosiddetto “campo largo” alle prossime elezioni politiche, si sarebbe opposto all’invio di armi all’Ucraina. Mi è subito risultato chiaro il perché di quel calo dell’1 per cento. La risposta di Conte è stata in perfetto stile democristiano. Ha buttato la palla in tribuna, come dicono in gergo calcistico, e ipocritamente ha detto che la decisione sarebbe venuta da un accordo di programma con il “campo largo”. Ignoro se Conte prima di approdare al Movimento 5Stelle abbia frequentato e votato per la Democrazia Cristiana, ma una cosa avrebbe dovuto imparare: che non ne vogliamo un’altra. Credono davvero lui e il suo movimento che sangue distruzione e morte in Ucraina c’è ne siano stati abbastanza e che non deve essere inviata più nessuna arma per tentare una via diplomatica al conflitto? Se ci credono lo devono dire ora forte e chiaro e se ne devono – loro – assumere la responsabilità e l’impegno senza alibi di sorta; senza il giochetto prevedibile “non potevamo spaccare il campo largo”. “Il vostro parlare sia sì, sì, no, no” si legge nel Vangelo al capitolo 5 del versetto 37 del Discorso della Montagna. Tutto il contrario del traccheggiare alla maniera democristiana. La posizione del Pd sulla guerra la conosciamo bene e non cambierà. Come crede il Movimento 5Stelle di convincere una parte consistente del più grande partito italiano, quello del non voto, a recarsi alle urne mantenendo questa disgustosa ambiguità su un tema epocale come la guerra e che condiziona le nostre vite e influisce sulle nostre condizioni materiali? La risposta di Conte di ieri non gli gioverà perché chi non si recherà alle urne è esigente: non si fida e ha tante buone ragioni. Personalmente sono tornato a votare perché c’è stata, con tutta la fretta del caso e le ingenuità, una lista contro la guerra; ma mai voterò partiti della guerra. Per me non solo hanno violato la Costituzione, ma hanno le mani insanguinate.