Ieri sera su La 7, al telegiornale condotto da Enrico Mentana, ho visto i sondaggi sulle percentuali dei partiti politici che vengono forniti
dalla trasmissione tutti i lunedì. Fratelli d’Italia perde il 2 per cento che
se lo incamera Futuro Nazionale del generale Vannacci, e il Movimento 5Stelle
perde l’1 per cento che se lo incamera Azione Verdi Sinistra. Sulla stessa
rete, molto più tardi, sono riuscito a vedere un brevissimo scampolo della
trasmissione “In Onda” condotta da Marianna Aprile e Luca Telese, e
precisamente la parte finale in cui il giornalista Claudio Cerasa direttore de
“Il Foglio” chiedeva a Giuseppe Conte leader del Movimento 5Stelle, se in caso
di vittoria del cosiddetto “campo largo” alle prossime elezioni politiche, si
sarebbe opposto all’invio di armi all’Ucraina. Mi è subito risultato chiaro il
perché di quel calo dell’1 per cento. La risposta di Conte è stata in perfetto
stile democristiano. Ha buttato la palla in tribuna, come dicono in gergo
calcistico, e ipocritamente ha detto che la decisione sarebbe venuta da un
accordo di programma con il “campo largo”. Ignoro se Conte prima di approdare
al Movimento 5Stelle abbia frequentato e votato per la Democrazia Cristiana, ma
una cosa avrebbe dovuto imparare: che non ne vogliamo un’altra. Credono davvero
lui e il suo movimento che sangue distruzione e morte in Ucraina c’è ne siano
stati abbastanza e che non deve essere inviata più nessuna arma per tentare una
via diplomatica al conflitto? Se ci credono lo devono dire ora forte e chiaro e
se ne devono – loro – assumere la responsabilità e l’impegno senza alibi
di sorta; senza il giochetto prevedibile “non potevamo spaccare il campo
largo”. “Il vostro parlare sia sì, sì, no, no” si legge nel Vangelo al
capitolo 5 del versetto 37 del Discorso della Montagna. Tutto il contrario del
traccheggiare alla maniera democristiana. La posizione del Pd sulla guerra la
conosciamo bene e non cambierà. Come crede il Movimento 5Stelle di convincere una
parte consistente del più grande partito italiano, quello del non voto, a
recarsi alle urne mantenendo questa disgustosa ambiguità su un tema epocale
come la guerra e che condiziona le nostre vite e influisce sulle nostre
condizioni materiali? La risposta di Conte di ieri non gli gioverà perché chi
non si recherà alle urne è esigente: non si fida e ha tante buone ragioni. Personalmente
sono tornato a votare perché c’è stata, con tutta la fretta del caso e le
ingenuità, una lista contro la guerra; ma mai voterò partiti della guerra. Per
me non solo hanno violato la Costituzione, ma hanno le mani insanguinate.