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martedì 1 settembre 2026

POETI E GUERRA
di Dino Papetti


Il volto della guerra è la morte
 
Il mondo pare scaglia arrossata colorata di morte.
Guerre pensate e gestite da uomini pazzi, giocatori
di giochi nefasti saltando la vita di poveri e bimbi, 
si spande l’odore del sangue e giovani sventrano 
pance drogate di sogghigni sinuosi che godono 
far terra bruciata. L’uomo è una bestia dalla bocca 
che morde il giorno e la notte. Non vedo che morsi 
e strazi diffusi e clamori che sfumano violenza 
e albe di fuoco. La pace s’invischia in parole di vento, 
ubriachi sembrano gli uomini pazzi a parole tradite.
Ogni uomo fissa la terra da depredare, brusii
che tagliano rauchi filari di morti trafitti, nella tomba
nudo il lutto si erge a baluardo di vecchi rancori.
La madre, che piange disperata l’orrore del figlio
che ancora guarda con occhio vitreo nel mucchio. 
La gente non sente dolore appagata bevendo 
falsi veleni come prodigi di armi perfette. La pace 
striata di atroci sorrisi sembra parola di fumo 
e di insulsa vergogna, mi pare. D’amore si parla
confusi e leggeri: un alito facile senza rimorsi, 
pertanto non torna la vita al perfido inganno. 
L’uomo più simile al cane rabbioso tradisce 
la fede in cui si raccoglie, animale feroce
che coglie frenetico lo stridore dell’armi
nel chiarore del cielo, i magri bambini cercano 
cibo nelle strade violate: hanno fame e muoiono 
nella striscia bagnata di sangue. Lo sguardo scivola 
in pianto, le donne velate urlano lacrime e sogni, 
vestite di nero coprono il volto, figure straziate, 
la piana sepolta da macerie, cemento colorato di rosso.