POETI E GUERRA
di Dino Papetti

Il volto della guerra è la morte
Il mondo pare
scaglia arrossata colorata di morte.
Guerre pensate e gestite da uomini
pazzi, giocatori
di giochi nefasti saltando la vita di
poveri e bimbi,
si spande l’odore del sangue e
giovani sventrano
pance drogate di sogghigni sinuosi
che godono
far terra bruciata. L’uomo è una
bestia dalla bocca
che morde il giorno e la notte. Non
vedo che morsi
e strazi diffusi e clamori che
sfumano violenza
e albe di fuoco. La pace s’invischia
in parole di vento,
ubriachi sembrano gli uomini pazzi a
parole tradite.
Ogni uomo fissa la terra da
depredare, brusii
che tagliano rauchi filari di morti
trafitti, nella tomba
nudo il lutto si erge a baluardo di
vecchi rancori.
La madre, che piange disperata
l’orrore del figlio
che ancora guarda con occhio vitreo
nel mucchio.
La gente non sente dolore appagata
bevendo
falsi veleni come prodigi di armi
perfette. La pace
striata di atroci sorrisi sembra
parola di fumo
e di insulsa vergogna, mi pare.
D’amore si parla
confusi e leggeri: un alito facile
senza rimorsi,
pertanto non torna la vita al perfido
inganno.
L’uomo più simile al cane rabbioso
tradisce
la fede in cui si raccoglie, animale
feroce
che coglie frenetico lo stridore
dell’armi
nel chiarore del cielo, i magri
bambini cercano
cibo nelle strade violate: hanno fame
e muoiono
nella striscia bagnata di sangue. Lo
sguardo scivola
in pianto, le donne velate urlano
lacrime e sogni,
vestite di nero coprono il volto,
figure straziate,
la piana sepolta da macerie, cemento
colorato di rosso.
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