L’ABRUZZO NEL CUORE
di Federica Vennitti

Federica Vennitti
La sera del 9 agosto scorso,
sulla piazza San Rocco di Torrevecchia Teatina, si è tenuta la serata
conclusiva del Premio Internazionale “Lettera d’Amore” organizzata dal Museo
omonimo diretto dal poeta e critico letterario Massimo Pamio. Al Premio e al
Museo “Odissea” ha dedicato un ricco servizio pubblicato sabato 22 agosto. Ora
ospitiamo l’intervento fatto quella sera da Federica Vennitti a nome
dell’Associazione Italiana Giovani per l’Unesco, e una “lettera d’amore” al suo
Abruzzo di Cristina Orlandi. È ammirevole che dei giovani amino profondamente
la loro terra e se ne prendano cura, anche se a volte ci fa soffrire o ci
delude. [A. G.]
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| Federica Vennitti |

Il Museo della Lettera d'Amore
Buonasera
a tutte e a tutti,
sono Federica Vennitti,
rappresentante per l’Abruzzo dell’Associazione Italiana Giovani per l’UNESCO, e
oggi ho il piacere e l’onore di portarvi il saluto di tutto il nostro Gruppo
regionale. Devo confessarvi che farlo proprio qui mi emoziona particolarmente. Un po’ perché parlare a nome dei giovani
della propria terra porta sempre con sé una responsabilità speciale. Ma
soprattutto perché oggi non siamo qui semplicemente per presenziare a
un’iniziativa: siamo qui al termine - o forse sarebbe più bello dire all’inizio
- di una collaborazione nella quale ci siamo sentiti accolti davvero. E per
questo, prima di ogni altra cosa, voglio dirvi grazie. Grazie per aver aperto a
noi giovani non soltanto le porte di questo Museo, ma uno spazio concreto nel
quale poter partecipare. Grazie per averci coinvolti nelle visite guidate,
realizzate dalla nostra Cristina Orlandi, che tra poco ascolteremo anche in una
veste diversa. E grazie per la disponibilità, la fiducia e soprattutto per
l’amore che mettete in ciò che fate. Credo che sia proprio questo amore ad
averci fatto riconoscere. Perché noi siamo “Giovani per l’UNESCO”, ma prima
ancora siamo giovani che hanno scelto di dedicare una parte del proprio tempo a
conoscere, raccontare e provare a proteggere ciò che hanno ricevuto.
E qui, in Abruzzo, questo
significa inevitabilmente confrontarsi anche con una parola che riguarda
profondamente la nostra generazione: ritorno.
Forse è proprio l’amore di chi
ritorna ciò che più ci lega a questo luogo.
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| Il Museo della Lettera d'Amore |
Questo Palazzo nasce nel
Settecento come luogo di cultura, di incontro e di produzione intellettuale.
Quella storia, a un certo punto, si interrompe. Passano generazioni, cambia il
mondo e, dopo circa duecentocinquant’anni, questo luogo torna alla cultura
attraverso il Museo della Lettera d’Amore.
Anche questo Palazzo, in qualche
modo, è tornato. Ed è tornato per custodire qualcosa che, a sua volta,
continuamente ritorna: parole scritte decenni fa, sentimenti che sembravano
destinati a scomparire, memorie private che qualcuno ha avuto la cura di
salvare e che oggi possono essere nuovamente lette, ascoltate, condivise. Credo
che ci sia qualcosa di profondamente vicino ai valori UNESCO in tutto questo. Perché
tutelare un patrimonio non significa chiuderlo nel passato. Significa
permettergli di attraversare il tempo e continuare a parlare a chi verrà dopo
di noi. Significa riconoscere che il patrimonio non è fatto soltanto di monumenti:
è fatto di persone, storie, parole, tradizioni e memorie che una comunità
decide di non perdere.

Orlandi, Pamio, Vennitti
E poi ci siamo noi, i giovani. Una
generazione alla quale molto spesso viene chiesto di partire. Partiamo per
studiare, per lavorare, per conoscere il mondo e qualche volta perché sentiamo
di non avere alternative. Ma partire non significa necessariamente smettere di
appartenere. Anzi, qualche volta è proprio la distanza a insegnarci quanto profondamente
apparteniamo a un luogo. Si può andare via e continuare a raccontare da dove
veniamo. Si può imparare altrove e desiderare di restituire qualcosa qui. Si
può partire e continuare, ostinatamente, a tornare. E forse il nostro compito
non è chiedere ai giovani semplicemente di restare. È fare in modo che possano
scegliere di tornare, portando con sé ciò che hanno imparato, nuovi sguardi,
nuove competenze e nuovi modi di prendersi cura della propria terra.
Ed è da questa idea di amore e di
ritorno che nasce il piccolo pegno che, come Gruppo Abruzzo di AIGU, abbiamo
voluto consegnare oggi al Museo.
Ci siamo chiesti: che cosa
possono lasciare dei giovani a un luogo che custodisce migliaia di lettere
d’amore?
La risposta, in fondo, era già
qui.


Verdoliva, Vennitti, Orlandi, Pamio
Una lettera d’amore.
E abbiamo deciso di scriverla
proprio a lui: al nostro Abruzzo.
È una lettera nata dalla penna e
dalla sensibilità di Cristina, ma che abbiamo voluto fare nostra e firmare
insieme, perché nelle sue parole abbiamo riconosciuto qualcosa che appartiene a
molti di noi.
L’amore per una terra che qualche
volta abbiamo lasciato.
Che qualche volta ci fa
arrabbiare.
Che vorremmo vedere più
conosciuta, più ascoltata, più tutelata.
Ma alla quale, in un modo o
nell’altro, continuiamo a tornare.
Per questo oggi affidiamo questa
lettera al Museo: come un piccolo pegno, ma anche come una promessa.
La promessa di una generazione
che vuole continuare a conoscere il mondo senza dimenticare da dove viene; che
vuole custodire senza avere paura di innovare; e che vuole imparare che si può
partire senza smettere di appartenere.
Perché forse alcuni dei patrimoni
più preziosi sopravvivono proprio così:
qualcuno li ama abbastanza da
tornare a cercarli. E adesso, dopo aver parlato tanto d’amore, credo sia
arrivato il momento di lasciare parlare una lettera.

CARO ABRUZZO
di
Cristina Orlandi

Cristina Orlandi
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| Cristina Orlandi |
Caro
Abruzzo, Abruzze me,
Eccomi
qui, ancora una volta torno da te come la peggiore delle amanti.
D’altronde,
come potrebbe essere altrimenti? Sei bello da togliere il fiato...
Lo
sei nel tuo essere selvaggio e incontaminato, al punto da avere cervi e orsi
che passeggiano nei tuoi borghi. Lo sei nei borghi stessi, che profumano di
tradizioni antiche, di mastri artigiani, di mani che ancora forgiano,
intrecciano, cuciono, plasmano. Lo sei nei paesini di pescatori, negli eremi
nascosti, nei castelli e nelle abbazie che vegliano sulle tue montagne e sul
tuo mare. Prima ancora di sapere di
amarti, ho imparato a sciare sulla Maiella e a nuotare nelle acque della costa.
Non si contano le volte che da ragazzina ho visto l’alba su una delle tue cime
e nuotato al tramonto del tuo mare.
Eppure
ti ho tradito. Figlia di una generazione martoriata e stanca, come molti dei
ragazzi che rappresento qui sono dovuta andare via e ho vissuto per anni
immersa nelle storie di altre regioni e altri patrimoni da tutelare. Quando mi
chiedevano di te, provavo a raccontarti con gli occhi che brillavano, ma
finivano sempre col chiedermi perché non tornassi da te. Intere estati senza
mai sentire il desiderio di fare una vacanza in altri posti, perché a me eri
mancato tu, volevo stare con te. E quella famosa foto, di quella famosa frase:
“Lo sai che noi possiamo sciare guardando il mare?”.

F. Vennitti e C. Orlandi
Più
che un vanto era un modo per provare a raccontare quanto tu sia speciale per
chi ti conosce.
Ti
ho lasciato in balia di… influencers
incoscienti che chiamavano a te orde di turisti senza sapere quanto sei
fragile. A politici che spesso ci usano per fare propaganda, ma poi non
ascoltano davvero cosa vorremmo per te, quante idee abbiamo per prenderci cura
di te e gridare al resto del mondo quanto sei bello. Non che non lo abbia
fatto: nel mio tradimento spudorato, ti ho anche usato senza vergogna per
continuare a tenere accesa la passione. Perché quando dovevo scegliere come
concludere gli anni universitari, ho scelto di capire una volta per tutte
quanto fosse grande e profonda la ferita che ti ha scosso il 6 aprile 2009. Non
ero preparata a scoprirlo. Ricordo di aver passeggiato nelle tue macerie senza
essere riuscita a poggiare la matita sul foglio. Eppure, ti ho tradito ancora.
Con quella tesi ho vinto un premio e ho usato quei soldi per continuare a
studiare… ma l’ho fatto ancora lontano da te.

Nella
biblioteca di Torino mi distraevo dai miei doveri di ricercatrice sfogliando
disegni di trabocchi e costruzioni pastorali. Nella mia libreria hanno iniziato
a sgomitare i volumi storici scritti dai tuoi figli più appassionati. Il tuo
richiamo era sempre più forte. Per tutta la durata di quell’ultimo percorso,
ogni volta che si trattava di dover fare ricerca per prendere un voto, io sceglievo
te. Non mi importava più del voto: a 30 anni ti puoi prendere il lusso di
studiare per il piacere di farlo. Mi importava di te, di capirti sempre di più,
ero affamata d’Abruzzo.
Ho
studiato la pietra della Maiella in tutte le sue sfaccettature, ho finto di
poter valorizzare in via ufficiale i tuoi calanchi, così unici e così poco
conosciuti altrove. Non scorderò mai lo sgomento di una professoressa,
piemontese doc: di fronte alle foto di quelli che per me sono “solo” i terreni
dove i miei nonni mi hanno insegnato la bellezza contadina, rimase senza
parole: “Un territorio fragile, senza dubbio, ma davvero bellissimo” disse.
Eppure, persino nella finzione non avevamo gli strumenti adatti per tutelarti e
dovemmo prenderli in prestito da un’altra regione.
In queste sere ho ascoltato grandissime
personalità che, con sfaccettature anche molto diverse, provano a fare
conoscere al resto del mondo quanto sei straordinario, quanto sei valido. Mi sono
commossa, ma anche sentita piccola piccola di fronte a ciò che meriti.
Io
sono ancora lontana, e quando i miei alunni dopo le prime tre parole iniziano a
tirare a indovinare la mia regione, tu non ci sei mai. Conoscono la Puglia, la
Campania, la Sicilia, ma non dicono mai Abruzzo. Questo mi fa male, io parlo
loro di te, ma non basta. Vorrei poter insegnare ai giovani abruzzesi, e se mi
fanno arrabbiare poter dire loro una frase in dialetto, una di quelle che in
italiano è intraducibile. Poterli accompagnare a visitarti. Potermi
interfacciare ancora con la genuinità e il cuore grande della nostra gente,
perché solo in un posto così poteva nascere un museo dedicato alle lettere
d’amore.

Federica e Cristina
Perdonami
se non sono brava a volerti bene come meriti, ma ci sto provando. Resto la tua
amante appassionata e adesso non sono più sola: la lettera d’amore te la scrivo
io, ma l’amore per te adesso lo condivido con tutti i membri di AIGU, i
“giovani per l’UNESCO” che ti vogliono bene e stanno provando con impegno e
sacrifici a dimostrartelo.
Ti
vogliamo bene,
tuo
AIGU Gruppo Abruzzo
Torrevecchia
Teatina, 9 agosto 2026




