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giovedì 3 settembre 2026

CAMPI ELISI
di Alida Airaghi


Don Angelo Casati
 
Contrariamente ad Alida Airaghi, io l’ho incontrato don Angelo Casati, l’ho incontrato proprio per portargli il suo dono, una confezione di cioccolatini, che Alida non aveva potuto consegnargli a Milano quand’era venuta il 6 giugno scorso. Gli avevo telefonato alcuni giorni dopo e ci incontrammo la mattina di giovedì 11 nella sua abitazione di via Montenapoleone al 22. Abitava nei locali della chiesa di San Francesco di Paola che affaccia su via Manzoni. Mi colpirono subito i suoi occhi vivaci e il corpo minuto che l’età veneranda aveva reso ancora più piccolo. Don Angelo era nato a Milano nel 1931, e di anni ne aveva 95. “Siamo due Angeli” aveva detto accogliendomi con un sorriso, ed era contento di questa visita. Lui mi conosceva di nome e conosceva “Odissea”; era amicissimo di don Luigi Pozzoli che per “Odissea” scriveva, ed era don Luigi a passargli le copie del giornale. Apprezzava molto la qualità degli scritti e i tanti prestigiosi collaboratori della testata. Abbiamo passato assieme alcune ore, e ci siamo fatti fotografare dalla signora che lo accudiva. 



Ci eravamo lasciati con la promessa che ci saremmo rivisti presto. Come avviene fra persone dedite alla scrittura, ci siamo scambiati dei libri. Sia su E non avere occhi spenti che su Sconfinamenti don Angelo ha apposto delle dediche affettuose e amichevoli; ho letto il giorno stesso i suoi versi poetici e ho continuato a inviargli selezionati articoli di “Odissea”. Ho continuato a mandarglieli anche in agosto, ripromettendomi di andarlo a trovare appena questo caldo micidiale si fosse attenuato. Non ho fatto in tempo. Ho saputo che si è spento serenamente il 31 agosto. [Angelo Gaccione]



Don Angelo e Gaccione
 
 
Don Angelo Casati, amico aldilà dei dogmi
 
Non ho mai incontrato fisicamente Don Angelo Casati, “il curato di Milano”, ma ci siamo scritti abbastanza regolarmente, soprattutto negli ultimi dieci anni, e ho recensito diversi suoi libri, ricevendone parole addirittura troppo riconoscenti. Nel sito “Sulla soglia”, aggiornato ogni domenica, seguivo da non credente le sue omelie, affascinata dalla poesia purissima di cui erano intessute, colte di grande sapienza biblica e vibranti di una passione che sapeva essere sferzante contro la corruzione dei tempi e il tiepidume di certa Chiesa. Ci scambiavamo commenti su amicizie e letture comuni, sui nostri reciproci entusiasmi e sulle delusioni, condividendo l’ammirazione per grandi personaggi come il Cardinale Martini e Padre Turoldo.
Lo scorso luglio, in occasione di una mia breve visita a Milano, avrei dovuto finalmente andare a trovarlo, insieme all’amico Angelo Gaccione, ma aveva declinato l’invito perché non si sentiva bene. Oramai quasi cieco e sempre più debilitato dai tanti malanni dei suoi novantacinque anni, aveva sottoposto però al mio giudizio – con eccessiva umiltà – alcune composizioni da inserire in un’antologia che uscirà in autunno presso l’editore Ignazio Pappalardo, e che lui purtroppo non riuscirà a vedere. Ho fatto in tempo a scrivergli l’ultimo saluto, qualche settimana fa, di due sole parole: “Ti abbraccio”.
Vorrei riportare ora, in suo ricordo, alcune frasi di due mail scrittemi nel 2018 e nel 2025, e un breve articolo che lo aveva reso orgoglioso e felice, pubblicato su SoloLibri il 7 dicembre 2024, la cui preparazione mi offrì l’opportunità di approfondire due fondamentali passi evangelici, da lui commentati con l’abituale rigore e con generosa sensibilità.





Marzo 2 ottobre 2018
Grazie per questa “Consacrazione dell’istante”, per questo granello di sabbia. Grazie anche per l’intervista a Chandra che mi è amica: luce buio in mescola sacra.
Con grande ammirazione
Angelo Casati
 
*
E se sarà un giorno
luce piena del tuo regno,
non negare, o Dio,
a questi poveri occhi
il crepitare segreto delle ombre.
Abito città
dove il sole è sempre
 

Una lettera di don Angelo Casati
Lunedì 17 febbraio 2025   
 
Carissima Alida, grazie per queste sintonie dello spirito, grazie per il tuo affetto.
Ogni volta che fai cenno agli “spionaggi” su di te da parte del mondo cattolico vedo quanto l’incisione della ferita nel tuo cuore crei ancora dolore e in me crea, insieme ad amarezza, uno spaesamento: ma come è possibile trovare cupezza là dove parole aprono squarci e orizzonti alla nostra fede a volte ingrigita, immobile, disincarnata, eppure fondata su un Dio che si fa carne e mette la tenda tra noi, viandante? Grazie di avermi mandato l’articolo. Mondo piccolo, meschino, quello che ti ha ferita. Ti stia nel cuore e nella mente quello luminoso che ti ha riconosciuta e ti riconosce.
Ti abbraccio.
Angelo
 
*
ANGELO CASATI: IN RICORDO DI LEI




Le edizioni Qiqajon della Comunità di Bose pubblicano nella collana Sentieri di senso un libriccino di venti pagine, In ricordo di lei, trascrizione di una relazione che Don Angelo Casati (Milano 1931) aveva tenuto nel maggio 2013 presso l’hospice Madonna dell’Uliveto ad Albinea (RE).
Don Angelo nella sua lunga vita di presbitero ha sempre lasciato in chi ha avuto occasione di conoscerlo tracce indelebili del suo carattere dolce e benevolo, profondo e umile, insieme alla testimonianza limpida di una fede vissuta con assoluta coerenza e appassionato rigore, ma senza servilismi verso il potere ecclesiastico, e in polemica con un cattolicesimo di rappresentanza.
Innamorato della poesia, e poeta lui stesso, mantiene anche in questo testo uno stile elegante e sobrio, celebrando con ammirata considerazione il gesto della donna che a Betania cosparge di profumo la testa e i piedi di Gesù, asciugandoli con i suoi capelli. Ne parlano tutti e quattro i Vangeli (in particolare quello di Marco: 14, 1-11), incastonando l’episodio nei giorni bui precedenti la Passione, tra il complotto dei sacerdoti e il tradimento di Giuda. L’atto di affettuosa dedizione di Maria viene criticato dagli astanti e dai discepoli, sia perché ritenuto uno spreco di preziose essenze, sia perché la figura stessa della donna appariva moralmente discutibile. Gesù la difende: “Lasciatela stare. Perché la infastidite? Ha compiuto un’azione buona verso di me”.
Da qui parte il commento intenso e commosso di Don Casati, che subito prende le difese della donna, e più in generale di altre figure femminili del Vangelo, contro la durezza e l’ipocrisia del pensiero maschile. Sarebbe fuori luogo parlare di femminismo per la posizione assunta dall’autore, sebbene ormai si sia imposta una teologia critica – ampiamente condivisa in vari livelli del cattolicesimo – nei riguardi di una Chiesa tradizionalmente sessista. L’atto di Maria verrà sempre ricordato per la sua tenerezza e gratuità, in opposizione alla mentalità mercantile degli uomini che si scandalizzano per il prezzo del vaso di alabastro frantumato e del prezioso contenuto sprecato: ma il profumo riempie di dolcezza la stanza, e addolcisce la malinconia di Gesù. È un atto “bello”, e di bellezza il mondo, così appiattito sul grigiore dei sentimenti e sul possesso economico, ha sempre avuto e ha tuttora bisogno. Anche nella Chiesa.
“Alle spalle abbiamo stagioni della chiesa, e ancora non sono finite, in cui la bellezza è stata inseguita, per appannamento di memoria o per vile interesse, nei colori delle vesti, nei volti truccati, nella pomposità dei riti, nella corposità degli apparati, nello scambio dei favori, nell’amicizia dei potenti: teatralità vuote, coreografie senz’anima, istituzioni in estinzione di Spirito, casa colma di cose ma senza bellezza, senza bellezza di vangelo”.
Un altro gesto “bello” è quello compiuto dalla vedova povera che offre al tesoro del tempio tutto quello che possiede, una sola moneta, e la sua generosità ha per Gesù più valore delle donazioni dei ricchi (Mc 12,41-44). Due donne, la vedova e Maria, “pure di cuore” perché donne “della totalità”, che nel dare tutto sono diventate vangelo vero.
Per Don Angelo Casati il compito dei cristiani di oggi è quello di detronizzare il vuoto che si è insediato in alto, portando in luce i gesti nascosti, che nella loro semplice generosità vincono l’arroganza volgare di chi vuole imporre pubblicamente il proprio dominio basato su compromessi e prevaricazioni. 

Alida Airaghi [«SoloLibri», 7 dicembre 2024]