Contrariamente ad Alida Airaghi, io l’ho
incontrato don Angelo Casati, l’ho incontrato proprio per portargli il suo dono,
una confezione di cioccolatini, che Alida non aveva potuto consegnargli a
Milano quand’era venuta il 6 giugno scorso. Gli avevo telefonato alcuni giorni
dopo e ci incontrammo la mattina di giovedì 11 nella sua abitazione di via
Montenapoleone al 22. Abitava nei locali della chiesa di San Francesco di Paola
che affaccia su via Manzoni. Mi colpirono subito i suoi occhi vivaci e il corpo
minuto che l’età veneranda aveva reso ancora più piccolo. Don Angelo era nato a
Milano nel 1931, e di anni ne aveva 95. “Siamo due Angeli” aveva detto
accogliendomi con un sorriso, ed era contento di questa visita. Lui mi
conosceva di nome e conosceva “Odissea”; era amicissimo di don Luigi Pozzoli
che per “Odissea” scriveva, ed era don Luigi a passargli le copie del giornale.
Apprezzava molto la qualità degli scritti e i tanti prestigiosi collaboratori
della testata. Abbiamo passato assieme alcune ore, e ci siamo fatti fotografare
dalla signora che lo accudiva.
Ci eravamo lasciati con la promessa che ci
saremmo rivisti presto. Come avviene fra persone dedite alla scrittura, ci
siamo scambiati dei libri. Sia su E non avere occhi spenti che su Sconfinamenti
don Angelo ha apposto delle dediche affettuose e amichevoli; ho letto il
giorno stesso i suoi versi poetici e ho continuato a inviargli selezionati
articoli di “Odissea”. Ho continuato a mandarglieli anche in agosto,
ripromettendomi di andarlo a trovare appena questo caldo micidiale si fosse
attenuato. Non ho fatto in tempo. Ho saputo che si è spento serenamente il 31
agosto. [Angelo Gaccione]
Don Angelo e Gaccione
Don Angelo Casati,
amico aldilà dei dogmi Non ho mai incontrato fisicamente Don
Angelo Casati, “il curato di Milano”, ma ci siamo scritti abbastanza
regolarmente, soprattutto negli ultimi dieci anni, e ho recensito diversi suoi
libri, ricevendone parole addirittura troppo riconoscenti. Nel sito “Sulla
soglia”, aggiornato ogni domenica, seguivo da non credente le sue omelie,
affascinata dalla poesia purissima di cui erano intessute, colte di grande
sapienza biblica e vibranti di una passione che sapeva essere sferzante contro
la corruzione dei tempi e il tiepidume di certa Chiesa. Ci scambiavamo commenti
su amicizie e letture comuni, sui nostri reciproci entusiasmi e sulle
delusioni, condividendo l’ammirazione per grandi personaggi come il Cardinale
Martini e Padre Turoldo. Lo scorso luglio, in
occasione di una mia breve visita a Milano, avrei dovuto finalmente andare a
trovarlo, insieme all’amico Angelo Gaccione, ma aveva declinato l’invito perché
non si sentiva bene. Oramai quasi cieco e sempre più debilitato dai tanti
malanni dei suoi novantacinque anni, aveva sottoposto però al mio giudizio –
con eccessiva umiltà – alcune composizioni da inserire in un’antologia che
uscirà in autunno presso l’editore Ignazio Pappalardo, e che lui purtroppo non
riuscirà a vedere. Ho fatto in tempo a scrivergli l’ultimo saluto, qualche
settimana fa, di due sole parole: “Ti abbraccio”. Vorrei riportare ora, in suo ricordo,
alcune frasi di due mail scrittemi nel 2018 e nel 2025, e un breve articolo che
lo aveva reso orgoglioso e felice, pubblicato su SoloLibri il 7 dicembre 2024, la cui preparazione mi offrì
l’opportunità di approfondire due fondamentali passi evangelici, da lui
commentati con l’abituale rigore e con generosa sensibilità.
Marzo 2 ottobre 2018 Grazie per questa “Consacrazione dell’istante”, per
questo granello di sabbia. Grazie anche per l’intervista a Chandra che mi è
amica: luce buio in mescola sacra. Con grande ammirazione Angelo Casati * E se sarà un giorno luce piena del tuo regno, non negare, o Dio, a questi poveri occhi il crepitare segreto delle ombre. Abito città dove il sole è sempre
Una lettera di don Angelo Casati Lunedì 17 febbraio
2025 Carissima Alida, grazie per queste sintonie dello
spirito, grazie per il tuo affetto. Ogni volta che fai cenno agli “spionaggi” su di te da
parte del mondo cattolico vedo quanto l’incisione della ferita nel tuo cuore
crei ancora dolore e in me crea, insieme ad amarezza, uno spaesamento: ma come
è possibile trovare cupezza là dove parole aprono squarci e orizzonti alla
nostra fede a volte ingrigita, immobile, disincarnata, eppure fondata su un Dio
che si fa carne e mette la tenda tra noi, viandante? Grazie di avermi mandato
l’articolo. Mondo piccolo, meschino, quello che ti ha ferita. Ti stia nel cuore
e nella mente quello luminoso che ti ha riconosciuta e ti riconosce. Ti abbraccio. Angelo * ANGELO
CASATI: IN RICORDO DI LEI
Le edizioni Qiqajon della Comunità di
Bose pubblicano nella collana Sentieri di senso un libriccino di venti
pagine, In ricordo di lei, trascrizione di una relazione che Don Angelo
Casati (Milano 1931) aveva tenuto nel maggio 2013 presso l’hospice Madonna
dell’Uliveto ad Albinea (RE). Don Angelo nella sua lunga vita di
presbitero ha sempre lasciato in chi ha avuto occasione di conoscerlo tracce
indelebili del suo carattere dolce e benevolo, profondo e umile, insieme alla
testimonianza limpida di una fede vissuta con assoluta coerenza e appassionato
rigore, ma senza servilismi verso il potere ecclesiastico, e in polemica con un
cattolicesimo di rappresentanza. Innamorato della poesia, e poeta lui
stesso, mantiene anche in questo testo uno stile elegante e sobrio, celebrando
con ammirata considerazione il gesto della donna che a Betania cosparge di
profumo la testa e i piedi di Gesù, asciugandoli con i suoi capelli. Ne parlano
tutti e quattro i Vangeli (in particolare quello di Marco: 14, 1-11),
incastonando l’episodio nei giorni bui precedenti la Passione, tra il complotto
dei sacerdoti e il tradimento di Giuda. L’atto di affettuosa dedizione di Maria
viene criticato dagli astanti e dai discepoli, sia perché ritenuto uno spreco
di preziose essenze, sia perché la figura stessa della donna appariva
moralmente discutibile. Gesù la difende: “Lasciatela stare. Perché la
infastidite? Ha compiuto un’azione buona verso di me”. Da qui parte il commento intenso e
commosso di Don Casati, che subito prende le difese della donna, e più in
generale di altre figure femminili del Vangelo, contro la durezza e l’ipocrisia
del pensiero maschile. Sarebbe fuori luogo parlare di femminismo per la
posizione assunta dall’autore, sebbene ormai si sia imposta una teologia
critica – ampiamente condivisa in vari livelli del cattolicesimo – nei riguardi
di una Chiesa tradizionalmente sessista. L’atto di Maria verrà sempre ricordato
per la sua tenerezza e gratuità, in opposizione alla mentalità mercantile degli
uomini che si scandalizzano per il prezzo del vaso di alabastro frantumato e
del prezioso contenuto sprecato: ma il profumo riempie di dolcezza la stanza, e
addolcisce la malinconia di Gesù. È un atto “bello”, e di bellezza il mondo,
così appiattito sul grigiore dei sentimenti e sul possesso economico, ha sempre
avuto e ha tuttora bisogno. Anche nella Chiesa. “Alle spalle abbiamo stagioni della
chiesa, e ancora non sono finite, in cui la bellezza è stata inseguita, per
appannamento di memoria o per vile interesse, nei colori delle vesti, nei volti
truccati, nella pomposità dei riti, nella corposità degli apparati, nello
scambio dei favori, nell’amicizia dei potenti: teatralità vuote, coreografie
senz’anima, istituzioni in estinzione di Spirito, casa colma di cose ma senza
bellezza, senza bellezza di vangelo”. Un altro gesto “bello” è quello
compiuto dalla vedova povera che offre al tesoro del tempio tutto quello che possiede,
una sola moneta, e la sua generosità ha per Gesù più valore delle donazioni dei
ricchi (Mc 12,41-44). Due donne, la vedova e Maria, “pure di cuore” perché
donne “della totalità”, che nel dare tutto sono diventate vangelo vero. Per Don Angelo Casati il compito dei
cristiani di oggi è quello di detronizzare il vuoto che si è insediato in alto,
portando in luce i gesti nascosti, che nella loro semplice generosità vincono l’arroganza
volgare di chi vuole imporre pubblicamente il proprio dominio basato su
compromessi e prevaricazioni.