LEUCEMIA CLIMATICA
di
Zaccaria Gallo*

Cremona. Un assaggio
Il cambiamento climatico ci seppellirà.

Le ondate di calore estremo
che stanno colpendo l'Italia, in particolare le regioni del Sud, rappresentano
un severo stress biologico.
Quando le temperature superano la soglia di tolleranza, l'organismo attiva
meccanismi di compensazione estremi che generano un vero e proprio effetto a cascata sui principali
sistemi di regolazione interni. Il caldo prolungato aggredisce nello specifico
il sistema nervoso, immunitario e ormonale attraverso dinamiche collegate tra
loro. Il cervello umano è un organo estremamente sensibile alle variazioni
termiche. Per disperdere il calore, il corpo devia il flusso sanguigno verso la
pelle, riducendo l'apporto di ossigeno
e nutrienti al cervello. Può
determinare alterazione dei neurotrasmettitori,
serotonina e dopamina. Questo squilibrio biologico riduce la soglia
di tolleranza e l'autocontrollo, aumentando sensibilmente ansia, irritabilità, stress e aggressività.
La disidratazione e la perdita di elettroliti (potassio e magnesio) rallentano
le sinapsi. Si manifestano difficoltà
di concentrazione, nebbia cognitiva e memoria ridotta. L'impossibilità
per il corpo di raffreddarsi di notte distrugge la qualità del sonno,
esacerbando la stanchezza mentale. Nei casi più gravi (colpo di calore con
temperatura corporea >40°C), il calore altera la permeabilità della barriera
emato-encefalica. Questo permette l'ingresso di segnali infiammatori nel
sistema nervoso centrale, scatenando fenomeni
di neuro-infiammazione e aggravando patologie preesistenti come
l'emicrania, l'epilessia o la sclerosi multipla. Il legame tra stress termico e
difese immunitarie è documentato da recenti studi scientifici.
Il caldo estremo agisce stimolando e aggravando i percorsi flogistici (infiammatori) dell'organismo. Le cellule del sistema immunitario, se sottoposte a temperature interne elevate (>38°C), iniziano a sovra-produrre molecole di segnalazione che provocano un'infiammazione sistemica dannosa per i tessuti sani. L'ipertermia e lo sforzo metabolico causano una disfunzione mitocondriale a livello cellulare. Questo genera un accumulo di radicali liberi (stress ossidativo) che danneggia le cellule immunitarie innate, indebolendo la capacità del corpo di rispondere a infezioni o minacce esterne. Il sistema endocrino reagisce al caldo rimodulando completamente la produzione ormonale per permettere la sopravvivenza, ma a costo di un forte squilibrio. Il caldo viene percepito dal cervello (ipotalamo) come una minaccia fisica interna. Questo attiva l'asse ipotalamo-ipofisi-surrene, causando un aumento cronico del cortisolo (l'ormone dello stress). Livelli elevati di cortisolo nel sangue deprimono ulteriormente il sistema immunitario e alzano la pressione arteriosa. Per evitare di produrre ulteriore calore interno (termogenesi), il sistema ormonale riduce la secrezione degli ormoni tiroidei (T3 e T4). Questo rallentamento ormonale è il responsabile diretto della profonda spossatezza, della letargia e del senso di prostrazione tipico delle giornate afose.

Le conseguenze

Il forte stress termico altera i meccanismi di utilizzo dell'insulina e induce repentine fluttuazioni della glicemia, rendendo particolarmente pericolose queste settimane per i soggetti diabetici. Tutto questo si verifica ormai da settimane su ognuno di noi per colpa di quella che io mi permetto di chiamare “leucemia climatica”, che indica una malattia mortale del clima. I nostri predecessori, attribuivano la colpa di pestilenze, carestie e alluvioni, principalmente alla collera divina, ai peccati umani e all'azione del demonio. La mentalità dell'epoca non separava i fenomeni naturali dalla sfera spirituale e morale. Di fronte alle catastrofi, le comunità cercavano un significato religioso o un capro espiatorio immediato. Le calamità erano viste come flagelli divini inviati per punire la corruzione, la superbia o la deviazione morale della società. Le tempeste e le carestie erano spesso considerate il risultato di malefici, orchestrati da Satana, tramite individui a lui devoti, alimentando la caccia alle streghe. Durante la peste nera del 1347-1351, gli ebrei vennero falsamente accusati di avvelenare i pozzi per sterminare i cristiani, scatenando violentissimi pogrom. Lebbrosi, vagabondi e stranieri venivano frequentemente indicati come untori o portatori di sventura nei momenti di crisi profonda. Di fronte a tutte queste giustificazioni insulse e false, gli esseri umani abdicavano alla ragione ed accettavano tutto con colpevole rassegnazione.
E oggi? Di fronte alle immani calamità naturali che stanno colpendo il nostro pianeta, quanti sono gli esseri umani che si rifiutano di guardare alla vera origine delle catastrofi e come i loro predecessori si abbandonano ad accettare tutto quello che con violenza la natura può scatenare? Morte, scomparsa di cose, case, territori, danni incalcolabili per la vita e per il futuro e tutto, anche oggi, con rassegnazione (colpevole, pure questa) verso una fatalità inevitabile? Decine di persone sono state evacuate dopo che piogge torrenziali hanno provocato degli allagamenti nel Gran Canyon in Arizona. Secondo il Parco Nazionale, più di 60 persone sono state trasportate in elicottero fuori dall’area e le principali attrazioni turistiche sono state chiuse, mentre le autorità valutavano i danni. L’allagamento del Bright Angel Creek si è verificato sabato pomeriggio. Torrenti d’acqua hanno spazzato via i ponticelli sul torrente e trascinato grandi massi, strutture metalliche e altri detriti nel fiume Colorado, che attraversa il Gran Canyon. Chi si è chiesto l'origine di questo evento? E che risposte hanno dato? Alluvione in Nepal: 919 morti, 4200 dispersi (al momento), 933 operai intrappolati nei tunnel idroelettrici. Un intero ghiacciaio himalaiano che si scioglie come burro e trascina tutto con sé, senza risparmiare niente e nessuno.
Sui giornali, in televisione, sui social, le immagini e la cronaca (immagini e cronaca!), e i meteorologi e le veloci. frammentarie analisi di politici ignoranti e ipocriti, gli inascoltati scienziati e l’assenza di artisti, scrittori, poeti, tanti intellettuali schierati in seconda linea: quella della accettazione passiva dell’inevitabile furia della natura nemica dell’uomo. E infine da noi, in Italia. Una tromba d’aria con grandine si è abbattuta su Cremona, provocando danni pesanti e non ancora quantificabili. Tetti scoperchiati, almeno dieci chiese ferite, compreso il Duomo, migliaia di alberi caduti e circa diecimila auto danneggiate. Otto famiglie sono state evacuate, i feriti sono una quarantina. Chi ha avuto i tetti scoperchiati delle loro abitazioni, gli amanti del nostro meraviglioso patrimonio artistico, i proprietari delle diecimila (diecimila!) auto danneggiate se la sono posta la domanda molto semplice: “Ma perché?”. Ci sono stati moltissimi decessi per colpi di calore in Italia e in Europa. Perché? Chi ha analizzato l’evento del Gran Canyon ha dato in sintesi questa risposta: il terreno completamente inzuppato e roccioso non ha potuto assorbire nulla, il canyon ha agito come un imbuto naturale, creando una micidiale ondata di piena improvvisa che ha trascinato enormi massi, distruggendo ponti pedonali, allagando i campeggi e spezzando l'unica conduttura idrica che rifornisce il parco e infine il fatto che la terra bruciata per incendi boschivi e per la scomparsa dei boschi perde totalmente la capacità di trattenere l'acqua.

Boschi: meglio bruciarli

Ma attenti! Dietro la perdita dei boschi c’è il cambiamento climatico (umano): le attività umane hanno provocato un aumento delle temperature e siccità prolungate. I boschi, privati di acqua, diventano estremamente vulnerabili. A causa del caldo e del legno secco, gli incendi boschivi oggi non sono più un fattore di rinnovamento naturale. Sono diventati "mega-incendi" così caldi e devastanti da incenerire completamente il suolo e distruggere persino i semi sotterranei, impedendo alla foresta di rigenerarsi. Errori storici di gestione (umani). Per oltre un secolo, l'uomo ha spento immediatamente ogni minimo fuoco naturale. Questo ha fatto accumulare al suolo una quantità enorme di sterpaglie e legno secco che oggi funge da combustibile perfetto per i super-incendi moderni. La conseguenza: il suolo diventa cemento. Quando un incendio indotto dal clima distrugge un bosco, si verifica un fenomeno chiamato idrofobia del suolo. Le alte temperature creano uno strato chimico impermeabile sulla terra nuda. Senza alberi a frenare le gocce e senza radici a trattenere la terra, il suolo si comporta come cemento: la pioggia scorre via all'istante, si incanala nei canyon e si trasforma nelle alluvioni lampo catastrofiche che abbiamo visto in questi giorni. Perché si è sciolto il ghiacciaio nel Nepal? I ghiacciai in Nepal si stanno sciogliendo a causa del riscaldamento globale e della rapida crisi climatica che colpisce l'area dell'Himalaya in modo particolarmente intenso. In particolare l'Himalaya si scalda a una velocità superiore rispetto ad altre zone del pianeta, provocando la fusione accelerata dei ghiacci.

Questo bipede è presidente del Senato

L'aumento del calore fa sciogliere il permafrost, il terreno che tiene insieme rocce e ghiaccio. Questo rende le montagne instabili. Lo scioglimento crea grandi laghi di acqua di fusione trattenuti da dighe di detriti, che possono rompersi all'improvviso e causare disastrose piene a valle (fenomeni chiamati GLOF - Glacial Lake Outburst Flood). Negli ultimi decenni i ghiacciai nepalesi hanno perso circa un terzo del loro volume complessivo, un chiaro segnale dell'impatto umano sul clima. E infine la grandinata di Cremona. C'è stato qualcuno che ha cercato di spiegare scientificamente perché si è verificato l'evento? Sì, i meteorologi e i fisici dell'atmosfera hanno spiegato in modo molto preciso l'origine scientifica del devastante fortunale e della maxi-grandinata che ha colpito Cremona il 28 agosto 2026. L'evento è stato generato dal transito di una super-cella, ovvero un sistema temporalesco isolato ma estremamente violento, caratterizzato da un meso-ciclone (una corrente d'aria interna che ruota su sé stessa). I chicchi caduti su Cremona hanno raggiunto un diametro record di circa 7 centimetri. La fisica dietro la formazione di ghiaccio così grande risiede nella forza delle correnti ascensionali della supercella: l'aria calda e umida sale verso l'alto con una forza tale da tenere sospesi i chicchi di grandine all'interno della nuvola per molto tempo. Più il chicco resta sospeso ad alte quote (dove le temperature sono inferiori allo zero), più continua ad accumulare strati di ghiaccio. Il chicco cade a terra solo quando il suo peso diventa tale da vincere la spinta dell'aria verso l'alto, trasformandosi in proiettili capaci di distruggere oltre 10.000 auto in 10 minuti.

Questo è niente

I meteorologi evidenziano che il vero motore del disastro è stata l'energia termica accumulata al suolo nella Pianura Padana durante le settimane precedenti. I climatologi, d’altro lato confermano che il riscaldamento globale non aumenta necessariamente il numero di giorni di pioggia, ma fornisce molta più energia all'atmosfera, rendendo le grandinate drasticamente più distruttive e i chicchi sempre più grandi. La grandinata di Cremona dunque ha moltissimo a che vedere con i cambiamenti climatici, i quali agiscono come un potente moltiplicatore di potenza dell'evento. La configurazione geografica della Pianura Padana (l'effetto catino) è naturale, ma il cambiamento climatico esaspera i contrasti termici. Le ondate di calore sono più lunghe e intense, e l'aria fredda che arriva dal Nord Europa trova un'atmosfera molto più calda e instabile rispetto al passato, generando super-celle distruttive invece di normali temporali estivi. Chi nega o minimizza il problema non è quasi mai uno scienziato del clima, ma spesso si tratta di lobbisti, opinionisti o esponenti politici legati alle industrie dei combustibili fossili. La loro strategia consiste nello sfruttare la complessità della geologia: sostengono che le frane e i crolli di roccia in alta quota siano "normali processi di erosione naturale delle montagne". Gli scienziati rispondono che sebbene i crolli siano sempre esistiti, il riscaldamento globale ne ha moltiplicato la frequenza e l'intensità, agendo come un acceleratore distruttivo.

Fiumi a secco

Nell'opinione pubblica il negazionismo climatico varia molto da paese a paese. Mentre nelle comunità montane del Nepal la popolazione tocca con mano il disastro ed è perfettamente consapevole del cambiamento, nei paesi occidentali (come gli Stati Uniti o l'Europa) intere fazioni politiche e media continuano a seminare dubbi per rallentare le normative ecologiche. La frustrazione per la discrepanza tra la gravità dei disastri ecologici e la lentezza delle risposte sociali e politiche tocca il fulcro del dibattito contemporaneo sulla crisi climatica. I cittadini e la classe politica si pongono queste domande, ma le risposte e le azioni concrete rimangono intrappolate in logiche economiche, dinamiche psicologiche e nei limiti strutturali dell'informazione moderna. I cittadini della Pianura Padana non vivono nel Medioevo, ma si scontrano con barriere psicologiche, sociali ed economiche ben precise che impediscono una mobilitazione di massa permanente. Di fronte a eventi catastrofici ricorrenti, le comunità tendono a sviluppare meccanismi di resilienza o di assuefazione. Il disastro viene percepito come una "fatalità" o una nuova normalità, spingendo le persone a proteggersi individualmente (installando reti antigrandine o stipulando polizze assicurative) piuttosto che unendosi in una protesta collettiva. Molti cittadini sono poi anche consapevoli della situazione, ma avvertono che le emissioni globali dipendono da decisioni geopolitiche globali (Cina, Stati Uniti, grandi multinazionali). Questo genera la percezione che le proteste locali siano inefficaci nel cambiare la traiettoria del riscaldamento globale. E in ultimo il ruolo dell'informazione: perché si fa soprattutto cronaca?

Sul Corso Lodi a Milano 47° in settembre

La mia critica ai media e agli intellettuali per l'eccesso di cronaca e la carenza di approfondimento strutturale trova riscontro nei meccanismi economici del giornalismo moderno. Le immagini delle auto distrutte, dei tetti divelti e dei chicchi di grandine giganti generano un coinvolgimento emotivo immediato e un alto numero di visualizzazioni. La cronaca dell'evento risponde alla logica del "qui e ora", che è più redditizia ed emotivamente d'impatto rispetto a un'analisi scientifica o a un'inchiesta sui ritardi della transizione ecologica. Così, tra politici ipocriti e ideologicamente orientati verso la menzogna e la reticenza, i grandi gruppi industriali che hanno il loro evidente interesse a non intervenire per il bene della collettività, intellettuali adagiati nella accettazione di fatalità e inanità, medici buoni e tanti medici cattivi, la nostra Terra ormai soffre di una grave forma di leucemia climatica.

Cambiare strada o morire

Malattia mortale se lasciata senza terapia, devastante e spesso anche fonte di morte prematura nelle crisi blastiche. E noi, ognuno di noi, assediati da temperature sempre più alte, in preda agli assalti predatori sul nostro sistema nervoso, sul nostro sistema immunitario e endocrino, restiamo abbandonati alla speranza che arrivi presto un autunno un po’ più simile a quelli precedenti. Forse però è arrivato il momento di non credere più alla fatalità e alla cattiveria della natura.
*scrittore e medico


