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domenica 27 settembre 2026

MUSICA E GUERRA
di Martino Dolfini


Benjamin Britten

“Nel 1958 il comitato istituito per la ricostruzione [della cattedrale di Coventry, città in Inghilterra rasa al suolo nella notte tra il 13 e il 14 novembre 1940 da un bombardamento aereo tedesco] si rivolse a Benjamin Britten per una grande composizione sinfonico-corale in vista dell'inaugurazione della nuova Cattedrale, prevista per il 1962 (...). Britten accettò subito la proposta, che esaudiva il desiderio a lungo coltivato di scrivere un ampio lavoro pubblico nel solco della tradizione inglese degli oratori di Haendel. Fu l’occasione per scrivere una Messa da Requiem, legando il compianto per le vittime dell’immensa tragedia vissuta dal popolo inglese al radicale rifiuto che Britten aveva coraggiosamente rivendicato anche nei momenti più bui della lotta contro la Germania nazista. L’idea di Britten, infatti, fu di mescolare al testo in latino della messa una serie di poesie di Wilfred Owen, un giovane ufficiale-poeta caduto in Francia il 4 novembre 1918 a pochi giorni dall’armistizio, una delle voci più potenti della poesia inglese contro l’assurdità e immoralità della guerra”.
Queste parole sono tratte dal commento introduttivo a War Requiem di Benjamin Britten che al Teatro alla Scala di Milano, ha inaugurato il Festival MITO 2026, sotto la direzione dell’australiana Simone Young. Un lavoro, e una direzione, difficili: con un’orchestra sinfonica, un coro, un coro di voci bianche maschili, e tre voci soliste - soprano, tenore e baritono. Al tenore e al baritono, accompagnati da un ensemble strumentistico solo a loro dedicato, era affidata l’esecuzione dei recitativi delle poesie di Owen che hanno intervallato le sei parti canoniche della Messa. Uno spettacolo intenso e che scuote, non fosse altro per i testi di Owen.


B. Britten

I miei complimenti alla direttrice artistica Speranza Scappucci che ha osato portare sotto gli occhi e alle orecchie di tutti quelli che lo volessero ascoltare un monito alla guerra in un momento in cui i cittadini dell’Europa sono inebetiti (eufemismo) davanti al procedere verso la guerra inseguito dalle propagande governative. Insomma, per dirla con Massimo Barberis, era un’occasione “per schierarsi contro gli ignobili princìpi che portano alla devastazione e alla morte”.
Non solo la partecipazione del pubblico non è stata eccezionale (parecchi palchi erano riempiti a metà, diversi vuoti), ma, peggio, il palco reale era completamente vuoto: né sindaco, né altre autorità, neppure delle persone in sostituzione. Il messaggio di questa amministrazione milanese è stato chiaro. Riporto qui sotto il testo (e la traduzione) della poesia di Owen che meglio descrive, a mio parere, i rischi a cui tutti andiamo incontro. Un testo, credo, che dovrebbe girare nelle scuole per sensibilizzare insegnanti e studenti. Nell’ultima riga c’è tutta l’impotenza e lo stupore di fronte alla guerra di massa e alla cecità di chi l’ha voluta e portata fino in fondo: metà dei giovani d’Europa falcidiati (‘and half the seed of Europe’) e l’incredibile ripetizione alla nausea (‘one by one’) del delitto di Abramo che non ascolta la voce - una supplica quasi – dell’angelo, e va fino in fondo convinto delle proprie credenze. Carne da cannone, è l’espressione che si legge oggi in giro. Non credo che chi la usi si renda pienamente conto del suo significato e della sua portata, Owen sì.
 

Wilfred Owen

LA PARABOLA DEL VECCHIO E DEL GIOVANE    
di Wilfred Owen
 
Dunque Abramo si levò, spaccò la legna e partì,
portando con sé il fuoco e un coltello,
d mentre soggiornavano insieme,
Isacco, il primogenito, domandò: Padre mio,
tutti questi preparativi, il ferro, il fuoco,
ma dov’è l’agnello per il sacrificio?
Allora Abramo legò il giovane con cinghie e pulegge
ed eresse in quel punto parapetti e trincee,
e brandì il coltello per scannare suo figlio.
Quand’ecco che, dal cielo, un angelo lo chiamò:
Non stendere la mano contro il fanciullo,
non fargli alcun male. Guarda,
quel capro impigliato per le corna nella macchia;
offri il Capro dell’Orgoglio in vece sua.
Ma il vecchio non volle saperne e trucidò il figlio,
e metà del seme d’Europa, uno per uno.