“Nel 1958 il comitato istituito per la ricostruzione [della
cattedrale di Coventry, città in Inghilterra rasa al suolo nella notte tra il
13 e il 14 novembre 1940 da un bombardamento aereo tedesco] si rivolse a Benjamin
Britten per una grande composizione sinfonico-corale in vista
dell'inaugurazione della nuova Cattedrale, prevista per il 1962 (...). Britten
accettò subito la proposta, che esaudiva il desiderio a
lungo coltivato di scrivere un ampio lavoro pubblico nel solco della
tradizione inglese degli oratori di Haendel. Fu l’occasione per scrivere
una Messa da Requiem, legando il compianto per le vittime dell’immensa
tragedia vissuta dal popolo inglese al radicale rifiuto che Britten aveva
coraggiosamente rivendicato anche nei momenti più bui della lotta contro la
Germania nazista. L’idea di Britten, infatti, fu di mescolare al testo in
latino della messa una serie di poesie di Wilfred Owen, un giovane
ufficiale-poeta caduto in Francia il 4 novembre 1918 a pochi giorni dall’armistizio,
una delle voci più potenti della poesia inglese contro l’assurdità e immoralità
della guerra”. Queste parole sono tratte dal commento introduttivo a War
Requiem di Benjamin Britten che al Teatro alla Scala di Milano, ha inaugurato
il Festival MITO 2026, sotto la direzione dell’australiana Simone Young.
Un lavoro, e una direzione, difficili: con un’orchestra sinfonica, un coro, un
coro di voci bianche maschili, e tre voci soliste - soprano, tenore e baritono.
Al tenore e al baritono, accompagnati da
un ensemble strumentistico solo a loro dedicato, era affidata l’esecuzione
dei recitativi delle poesie di Owen che hanno intervallato le sei parti
canoniche della Messa. Uno spettacolo intenso e che scuote, non fosse altro per
i testi di Owen.
B. Britten
I miei complimenti alla direttrice artistica Speranza
Scappucci che ha osato portare sotto gli occhi e alle orecchie di tutti quelli
che lo volessero ascoltare un monito alla guerra in un momento in cui i
cittadini dell’Europa sono inebetiti (eufemismo) davanti al procedere verso
la guerra inseguito dalle propagande governative. Insomma, per dirla con
Massimo Barberis, era un’occasione “per schierarsi contro gli ignobili princìpi
che portano alla devastazione e alla morte”. Non solo la partecipazione del pubblico non è stata eccezionale
(parecchi palchi erano riempiti a metà, diversi vuoti), ma, peggio, il palco
reale era completamente vuoto: né sindaco, né altre autorità, neppure
delle persone in sostituzione. Il messaggio di questa amministrazione
milanese è stato chiaro. Riporto qui sotto il testo (e la traduzione)
della poesia di Owen che meglio descrive, a mio parere, i rischi a cui tutti
andiamo incontro. Un testo, credo, che dovrebbe girare nelle scuole per
sensibilizzare insegnanti e studenti. Nell’ultima riga c’è tutta l’impotenza e
lo stupore di fronte alla guerra di massa e alla cecità di chi l’ha voluta e
portata fino in fondo: metà dei giovani d’Europa falcidiati (‘and half the
seed of Europe’) e l’incredibile ripetizione alla nausea (‘one by one’)
del delitto di Abramo che non ascolta la voce - una supplica quasi – dell’angelo,
e va fino in fondo convinto delle proprie credenze. Carne da cannone, è l’espressione
che si legge oggi in giro. Non credo che chi la usi si renda pienamente conto
del suo significato e della sua portata, Owen sì.
Wilfred Owen
LA PARABOLA DEL VECCHIO E DEL GIOVANE diWilfred
Owen Dunque Abramo si levò, spaccò la legna
e partì, portando con sé il fuoco e un
coltello, d mentre soggiornavano insieme, Isacco, il primogenito, domandò:
Padre mio, tutti questi preparativi, il ferro,
il fuoco, ma dov’è l’agnello per il sacrificio? Allora Abramo legò il giovane con
cinghie e pulegge ed eresse in quel punto
parapetti e trincee, e brandì il coltello per scannare suo
figlio. Quand’ecco che, dal cielo, un angelo
lo chiamò: Non stendere la mano contro il
fanciullo, non fargli alcun male. Guarda, quel capro impigliato per le corna
nella macchia; offri il Capro dell’Orgoglio in vece
sua. Ma il vecchio non volle saperne e
trucidò il figlio, e metà del seme d’Europa, uno per
uno.