L’articolo
apparso oggi (1. settembre 2026) su “Odissea” del nostro Direttore: “Elezioni e
guerra”, mi ha fatto ricordare che, oltre che poeta, sono anche laureata in
Scienze Politiche in anni movimentisti (il ’77), forse l’ultima fiammata post
Sessantotto quando ancora si acciuffavano gli slanci dei radicalismi
internazionali, dall’autogestione ai consigli di fabbrica e a tutte quelle istanze
di democrazia dal basso, come in Francia, in Olanda e in Italia con il Partito
Radicale di Adele Faccio. Lo dico per sgombrare il campo da equivoci: sono
pacifista disarmista, non sono mai stata democristiana, ché, anzi, sono sempre
stata su posizioni laiche, ma nemmeno favorevole al “centralismo democratico”
del PCI, dove le decisioni venivano calate dall’alto. E sono tutt’ora a favore
del potenziamento delle istituzioni di democrazia dal basso. Questione più che
mai importante oggi in piena crisi della rappresentanza e crescita
dell’astensionismo. E questo è uno dei motivi per cui il M5S destò all’epoca il
mio interesse, poiché sembrava ispirarsi a quei principi di democrazia dal
basso a me cari. E anche il M5S a guida Conte ha continuato a incarnare quelle
spinte dal basso. Lo ha fatto con il processo costituente di rifondazione del
Movimento nell’autunno 2024 e ora con NOVA 2026, percorso di ascolto e
partecipazione civica promosso dal M5S per costruire dal basso il programma di
governo dei prossimi cinque anni.
L’iniziativa unisce cittadini e attivisti in
un laboratorio programmatico in vista del futuro appuntamento elettorale. Un
processo che si concluderà il 20 settembre 2026. Ecco perché - ascoltando a mia
volta la trasmissione “In Onda” - rinviare al programma non è un’ambiguità di
Conte (come sostiene Gaccione), ma un prendere tempo con i media quale forma di
rispetto di un processo democratico in atto. D’altronde Conte ha sempre parlato
chiaro sul fatto di non volere continuare a mandare armi in
Ucraina, ma di volere potenziare le vie negoziali. Gli è stato anche
rimproverato di avere appoggiato il governo guerrafondaio Draghi, quando
l’ingresso in quel governo fu opera di Grillo, il quale chiese a Conte di
assumere la guida e la rifondazione del Movimento dopo quell’ingresso.
E quando alle scorse elezioni europee sulle pagine di Odissea suggerii di
supportare le posizioni pacifiste del M5S per evitare dispersioni di voto sulla
lista suicida di Santoro, non mi fu dato ascolto, a partire dal Direttore,
finirono in molti fulminati alla soglia di sbarramento. Ciliegina sulla torta,
il Direttore ringraziò quanti avevano votato la romantica lista Santoro e
dimenticò di ringraziare gli altri pacifisti che quel voto non l’avevano
bruciato.
Ora, per rispondere al nostro Direttore, dirò che i sondaggi di
Mentana (da lui citati) che vogliono il M5S in perdita sono in parte smentiti
dai sondaggi di Lab21 che vede il gradimento di Conte passare dal 12% al 14,7%,
vero cruccio del PD che teme che l’ex Premier possa vincere le primarie. In
ogni caso questo periodo preelettorale sarà infestato dai sondaggi, e ognuno
potrà scegliere quelli che più supportano le proprie tesi. E nell’articolo di
Gaccione la tesi che si evince è che il M5S non porterà avanti la sua linea
negoziale in politica estera. Meglio: la sua presunta ambiguità viene
squalificata come democristiana. Ebbene, Conte non ha fatto mistero di avere
come riferimento Aldo Moro - che sappiamo la fine che ha fatto per aver tentato
la via del compromesso storico. Per parte mia avrei sempre voluto una grande
unione delle sinistre in alternativa alla DC, ma questo è sempre stato il paese
del centrosinistra, sin dal primo governo DC-PSI degli inizi degli anni ’60
fino al compromesso storico. Un paese di compromessi, non di alternanza con
scelte limpide e coerenti. Ma per tornare al M5S, non c’è stata formazione
politica più infangata del M5S perché è la più antisistema, e per di più non
corruttibile, ché, anzi, dell’etica pubblica hanno fatto un caposaldo. E allora
perché dargli addosso anche da sinistra? Gaccione mi ricorda che quando Grillo
fece fallire l’accordo con Bersani, lui gli scrisse in privato che era una
“sonora minchiata”.
Ebbene, ora Conte si trova nella stessa impasse: non può
governare da solo, ma deve neutralizzare le ambiguità (quelle sì!) belliciste
del PD. Cercherà di fare leva sul programma che uscirà da NOVA, forse con la
speranza che vincendo le primarie posa passare la linea negoziale del M5S in
politica estera. A differenza di quella Gran Bugiarda della Meloni, Conte sa
bene che non c’è welfare senza quelle risorse destinate
al warfare. Ma con il
“mio” Direttore il punto è che Odissea non può essere solo destruens dell’unica
alternativa che abbiamo a queste destre (con Vannacci sempre più deste).
L’ambiguità sulla guerra non è né del M5S né di AVS, è del PD, ma con questo
ingombro tocca fare un’alleanza, pena una virata autoritaria e reazionaria a
destra che ci toglierà ogni diritto al dissenso. E allora altro che argine alla
militarizzazione e al riarmo! Il Gran Mercante d’Armi di Crosetto, come il lupo
al Ministero delle pecore, avrà ancor più la strada spianata.
Per non parlare
del ritorno alla barbarie sui diritti civili insieme allo smantellamento dei
diritti sociali. Vogliamo questo? Allora da Odissea e dal suo Direttore mi
aspetto un atteggiamento costruens che rinforzi questa
necessaria coalizione di centrosinistra; se qualcosa va pungolato, quello è il
PD, affinché la sua parte migliore si liberi di quei pochi infiltrati guerrafondai
che abbaiano come fossero cento; anche se, personalmente, non penso che il PD
(nemmeno la Schlein) saprà sganciarsi dalla politica estera degli Stati Uniti.
E allora il minimo comune denominatore tra gli alleati di questa coalizione
dovrà escludere la politica estera, o quantomeno ridurre il programma di
politica estera a cosa risibile. E allora che si farà? Caro Direttore, cari
Collaboratori, cari Lettori di Odissea, non andremo a votare? Consegneremo, in
questo vuoto, il paese alle destre ancor più bellicose? O voteremo scheda
bianca… come bianca alzeremo la bandiera della resa?!